Che città New York.
Unica.
Ci puoi trovare tutto e il contrario di tutto. Anche in campo ristorativo.
Forti questi yankees.
Liberi dagli schemi, liberi da tutto, anche dall’amato/odiato km 0.
Vuoi mangiare vietnamita? Pronti.
Vuoi mangiare giapponese? Prontissimi.
Do you like italian pizza? Quella buona, Napoli style? Oggi trovi pure quella.
Basta sapere impostare bene il tom-tom di gola, come in tutte le grandi città del mondo. Perché se vai a casaccio, o hai gli slip di ferro (tom ford, of course!) o ti piace buttare i soldi.
Prima regola: scordati i locali eleganti, da mille stelle, soprattutto a cena. Spenderai un mucchio di dollaroni e difficilmente mangerai come nei locali europei, almeno sulla carta, di pari livello. Non pensare di trovare il tuo Massimo Bottura sulla 5°, lascia proprio perdere.
Meglio cercare locali alternativi, no frills, tutta sostanza.
Come Mà Pêche sulla 56th street, l’ultima creazione della star David Chang.
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E’ l’unico ristorante momofuku fuori dall’east village, situato all’interno del Chambers Hotel, così come il Milk Bar, guidato dalla Chef di pasticceria Christina Tosi (e di cui potrete assaggiare qualcosa anche seduti al tavolo).
La bazza è quella di venire per il lunch e prendere il menu a prezzo fisso: con 25$ avrete 2 portate (da scegliere in una rosa di 4) e un dessert. Cucina franco-vietnamita, roba tosta, in puro stile Chang.
Summer rolls di maiale, verdure e salsa hoisin, buono da impazzire e speziato al punto giusto
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BrasatoPreparazione di carne cotta lentamente con vino, spezie e brodo. La lunga cottura privilegia le parti fibrose associate ai muscoli dell’animale, rendendole morbide e succulente.... di manzo, verza, bacon e mela: fresco, morbido, gustoso
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Biscotto al cioccolato
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Al terzo giorno ti viene nostalgia del Bel Paese?
Al rogo la pizza con l’ananas e i peperoni, gommosa e alta 30 cm! La rivoluzione parte anche da Motorino:
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io dico che è difficile trovare una pizza così buona anche in Italia (eccezion fatta per Napoli, of course)
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Anche il Tiramisu fa il suo dovere e l’operazione nostalgia è portata a compimento.
Ci asciughiamo le lacrime e passiamo al livello successivo.
Se parliamo di vero japanese food, cenare al bancone dello chef da Kajitsu è un qualcosa da non mancare.
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Viene servita cucina Shojin, una cucina antica giapponese sviluppato in monasteri buddisti Zen.
Seguendo il principio buddista di non prendere la vita, la cucina Shojin non fa uso di carne o pesce. Solo verdure di stagione, legumi, erbe, semi e cereali, scelti al momento della stagione che meglio riflette il loro sapore. Noi ad esempio, essendo ad inizio anno, abbiamo trovato molte portate che in Giappone sono considerate di buon augurio per l’anno nuovo. Una vera e propria immersione nell’atmosfera giapponese, a km e km di distanza.
Zuppa di MisoZuppa tradizionale della cucina giapponese costituita sostanzialmente da brodo, in particolare dashi, mescolato con pasta di miso, alghe e verdure. Può rappresentare la base per piatti giapponesi di carne o pesce.... bianca con mochi grigliato, senape giapponese e Koya-tofu: per i meno avvezzi, il mochi è una palla di riso glutinoso tritato e pestato
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Osechi Box
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Verdure invernali bollite, castagne candite, fagiolo nero e foglia d’oro, daikon sottaceto e carota, radice di loto ripiena di zucca e senape, noce pecan caramellata con semi di sesamo, funghi shitake con tofu e mountain yam
Pasta FilloTermine derivante dal greco con il significato di "foglia", rappresenta una varietà di pasta sfoglia preparata in sottilissimi fogli separati, quasi trasparenti. La tecnica artigianale per la ricetta, a base di olio di oliva, farina, acqua e sale, è quanto mai scenografica. Si utilizza solitamente ripiena, per preparazioni fritte o cotte al forno.... croccante con nama fu e patate, cavolo, daikon, cetriolo e salsa ponzuE' una salsa utilizzata comunemente nella cucina giapponese. Questo preparato di mirin, aceto di riso, fiocchi di katsuobushi e alga (konbu) viene bollito a fuoco lento. Quando il liquido è raffreddato viene colato per far asciugare il katsuobushi e viene aggiunto succo di yuzu o sudachi. Tradizionalmente è utilizzata come complemento al tataki o come salsa per il nabemono....
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Mountain Yam grigliato con salsa sake-kasu, erba cipollina e piccola rapa rossa
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Riso al vapore con radice di loto e prugna sottaceto
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Sottaceti fatti in casa
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Cucina decisamente non urlata, molto molto sottile.
Non tutto gustosissimo come ci si aspetterebbe, ma è una iniezione di Giappone direttamente in vena. Provate anche i sake, potrebbero valere il prezzo del “biglietto”.
Si conferma anche e soprattutto a New York l’attenzione della grande hotellerie verso la ristorazione. L’abbiamo visto con il nuovo locale di Chang, tutti gli alberghi fanno la corsa a proporre qualcosa di qualità.
Ma non sarebbe New York city se non riservasse sorprese dietro ad ogni angolo, in questo caso lo sorpresa è celata dietro a una tenda.
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Infatti è proprio dietro una tenda rossa del serioso Parker Meridien che si nasconde un folle locale come questo. Uno stargate dalla hall del Parker per entrare in un’altra dimensione: la sensazione è questa.
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Burger Joint: hamburger, cheeseburger, immancabili patatine fritte. Basso prezzo, alta resa perché effettivamente il prodotto c’è. C’è ancora di più l’atmosfera. In sostanza un luogo da provare per un pranzo veloce.
Molto più fashion la proposta dell’Hudson Hotel con la sua “Hall”.
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Difficile da individuare questo hotel anche se ci si passa davanti, l’interno è però veramente d’effetto. Bypassate il bar arredato da Starck e dirigetevi verso il ristorante.
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Una cucina a vista per le preparazioni express, un bancone lungo dove vengono esposte le mini-porzioni. Una sorta di tapasCon il termine spagnolo tapa, si indica un'ampia varietà di preparazioni alimentari tipiche della cucina spagnola consumate come aperitivi o antipasti. Le tapas spagnole sono preparate con ingredienti legati alla produzione alimentare mediterranea. Le tapa possono essere fredde, quando vengono preparate, per esempio, con le olive miste ed il formaggio, o calde, con polpo e calamari fritti. L'origine della parola... all’americana.
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Solo prodotti Bio, assolutamente locali. Bella la location, buona la cucina, davvero intelligente la proposta, semplice, diretta e intelligente. Con una trentina di $ ve la dovreste cavare.
Capitolo carnazza: vuoi andare negli States e non mangiare almeno una bistecca da Kilo??
Sia mai!
Le steakhouse non mancano in giro per Manhattan e mediamente la carne si mangia piuttosto bene ovunque, il classico salvagente quando non si sa cosa scegliere nel menu.
Noi ci siamo infilati in questa: keens
che a parte permettervi di mangiare con la più grande collezione di pipe del mondo sopra la testa, propone come specialità la Costoletta di montone e un Filet mignon davvero buono. Calcolate un buon cinquantone (di $) però dopo non credo avrete lo spazio gastrico per ingurgitare molto altro.
Ci sarebbe anche un altro indirizzo da non perdere, un candido locale sulla 6a strada…….
Ma Sotohiro Kosugi merita un capitolo a parte…..Stay Tuned!

That’s all folks!! 🙂

N.B. A tutti i prezzi (che potrete trovare anche sui siti internet) bisogna aggiungere un 15-20% di mancia-servizio. E’ giusto così, ma è bene tenerlo a mente calcolando il budget di spesa.

Mà Pêche, 15 west 56th street. nyc 10019 | btwn 5th + 6th ave
Motorino, East Village 349 East 12th Street
Kajitsu, 414 E 9th St.
Menu fisso a 50 e 70$

Burger Joint, 119 W 56th St

Hall – Hudson Hotel, 356 West 58th Street

Keens Steakhouse, 72 West 36th Street

Dicembre 2010

Roberto Bentivegna

11 Risposte

  1. aaron

    Roberto,
    Grazie per la rece. E’ un vero peccato che non sapevo che eri qui a NY. Io faccio il cameriere a Mà Pêche da più di un anno e sono molto amico di un certo signor Revello che forse conosci… 😉
    Fammi sapere la prossima volta che vieni!
    — Aaron

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  2. Rob78
    Rob78

    Ciao! Ti avevo lasciato un messaggio “indiretto” sul tuo blog ma credevo tu fossi a Parigi
    Sarà per la prossima volta, magari ad una tavola italiana(ovviamente assieme al nostro amico comune) 🙂

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  3. sararlo

    Complimenti. Bella gastroparade.
    A volte, anche sognare, sazia l” anima e la panza può attendere (come il paradiso).

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  4. aaron

    Ciao Rob!
    Magari hai lasciato un messagio sul mio ex-blog (ALWE) e non su quello nuovo (pocketfork)? Penso di non averlo ricevuto. C’è stato tipo un “divorzio” professionale (anzi non professionale per parte sua…) tra di noi del ALWE, ecco il perché non si trovano le mie vecchie recensioni sul web.
    Alla prossima,
    Aaron

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    • Rob78
      Rob78

      Dico che si gode maggiormente nei locali più “underground”, concentrati più sulla cucina che sul contorno, soprattutto se, a parità di spesa, il metro di paragone è il livello europeo.

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  5. gianni revello

    Ciao Roberto, sempre un piacere leggerti, e non scivoli mai sul goummato 🙂
    Ciao Aaron, ho visto che hanno aggiunto il tuo link, spero che un po’ di gente venga a guardare i tuoi Noma Relae Combal Bulli Fat Duck… E dato che la città dove vivi la conosci bene, anche se so che sei molto impegnato ci potresti dare un po’ qualche dritta sulle novità nella ristorazione a New York?

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    • aaron

      Rob ha proprio ragione: “scordati i locali eleganti, da mille stelle, soprattutto a cena.”

      Sono stato ad esempio da Michael White al Marea due settimane fa (2 stelle per la Michelin, 3 stelle su 4 per il NYT). Per la maggior parte, era discreto. Buona ma non incredibile la pasta. Una bottiglia di vino, pesce crudo, qualche altro spuntino, e si arriva facilmente a 300USD per due persone, cioè 100euro a testa.

      Io intanto ho una prenotazione fra pochi giorni per una degustazione Roberta’s a Brooklyn. Ci saranno fra 16 e 20 portate e pagherò la stessa cifra, 150USD a testa. Com’è possibile? Tutti e due hanno gli stessi ingredienti di lusso (caviale, tartufi, caccia, bistecca ben stagionata, ecc.). A Roberta’s però c’è più creatività, un’accoglienza più buona, e un’esperienza del tutto più piacevole.

      In più non c’è paragone tra il pesce di Marea e il pesce di Romano a Viareggio, tra il risotto di Michael White e quello di Cracco, tra le verdure di Blue Hill at Stone Barns e quelle di Passard…

      Ovviamente New York ha un ambio spettro di ristoranti e una richezza di locali di ogni tipo che la rende l’unica città negli Usa a cui voglio abitare. Ma per arrivare ad un livello mondiale, manca ancora un bel pò.

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