IN BREVE
Pregi
  • La location.
  • La golosità della cucina.
DIFETTI
  • Le doti dello chef ancora inespresse.
14/20 Valutazione

Michael Silhavi cavalca il cliché del romanticismo scaligero con grande personalità

Una città come Verona non avrebbe bisogno di alcunché per rendere godibile un soggiorno all’interno delle sue mura. Storicamente nota dal punto di vista gastronomico per due insegne come il Desco e Perbellini, oggi la città si trova nel bel mezzo di un fermento creativo di notevole interesse, dai toni classici, ma intriganti.
Attraversato Ponte Pietra, lasciandosi alle spalle Teatro Romano e Castel San Pietro, un locale che si sviluppa in profondità è diventato il quartier generale di Michael Silhavi, promessa dei fornelli, con alle spalle esperienze rilevanti in alcuni tra i ristoranti stellati della regione e qualche puntata in giro per il mondo. All’Osteria Ponte Pietra, specchi, mobili ottocenteschi e boiserie introducono alla fase prandiale che si sviluppa seguendo il movimento sinuoso dell’Adige. È infatti il fiume la colonna sonora del pasto in grado si dettare il ritmo del servizio, mentre gli ospiti seduti sulle poltroncine in pelle di fine ‘800 si immergono in un’atmosfera da belle époque.

Con intelligenza la cucina di Michael Silhavi galleggia tra la neofilia e la neofobia, ammalia i turisti, gratifica i cittadini e stimola l’immaginazione degli appassionati.

Innegabile il fatto di soffermarsi dopo ogni passaggio a pensare agli sviluppi palatali che il cuoco sarebbe stato in grado di imporre qualora avesse voluto o potuto. La golosità, la morbidezza e la facilità di approccio sono l’attuale fil rouge di una cucina che non stupisce, ma nemmeno annoia, il che è già molto. Con questa frase scomodiamo Tomasi di Lampedusa, in una sua citazione all’interno del Gattopardo in riferimento a Tancredi, avvicinando così lo chef a uno dei personaggi più celebri della letteratura italiana. Il paragone è forse azzardato, ma giustificato dalla mano decisa e delicata con cui Silhavi propone un menù di assoluto equilibrio in cui la nota lipidica si presenta sempre sotto forma gustativa senza mai lasciare traccia alcuna di sé nel proseguo della degustazione.

La carbonara di mazzancolle e tartufo nero è il compendio di un pranzo studiato per non scontentare nessuno. Cervo, topinambur e lamponi soddisfa l’aspettativa dei gourmandPersona amante della buona tavola, in particolare delle preparazioni di stampo classico, un cultore della gola. Ghiottone...., lasciando intravedere la stoffa del campione visionario del cuoco ai gourmetPersona di palato fine, esperto in vini e vivande. Termine combacia attualmente con un'idea creativa e avanguardista applicata al mondo gastronomico.... che immaginano la proteina come dessert, disegnando con la fantasia la più straordinaria rivisitazione del bonet che in cucina sia mai stata creata. Lampi di genio ancora inespressi quindi, applicati a una tecnica ineccepibile e a un palato caratterizzato dal sommo equilibrio.

 Michael Silhavi sembra avere ancora una marcia, o probabilmente più di una, da poter ingranare. Per il momento l’Osteria Ponte Pietra Ristorante è un punto di riferimento nel panorama gastronomico veronese, in cui tornare e ritornare. Il voto riassume quanto la cucina oggi riesca a esprimere, a cui però vanno sommati un servizio di sala molto attento e sorridente, senza dimenticare la location da fiaba.

La galleria fotografica:

Visitato il 12-2017

A proposito dell'autore

Andrea Grignaffini

Andrea Grignaffini nasce a Parma nel 1963. Dal 1990 inizia a collaborare con Gino Veronelli scrivendo la guida “Buone Cose d’Italia” e articoli sull’Etichetta. Diventa quindi condirettore del bimestrale Spirito diVino, inoltre ha insegnato Metodologia di Degustazione critica presso vari atenei (Parma, San Raffaele, IULM) nei Corsi di Laurea in Scienze Gastronomiche. E’ membro della direzione esecutiva della Guida Ristoranti dell’Espresso e consulente enogastronomico di ALMA dalla sua nascita e dallo studio di fattibilità. E’ co-curatore della Guida Espresso Vini e della Guida Espresso salumi, è stato coautore dell’Enciclopedia del Vino (Dalai Editore). Con libro Nella Dispensa di Don Camillo (Tommasi Editore) si aggiudica il secondo posto al Premio Bancarella Cucina, vince il premio Luigi Veronelli come miglior giornalista, è finalista dell’Oscar del vino 2010. Ha partecipato numerose volte a programmi televisivi in veste di giurato o di opinionista come La Prova del Cuoco, Matrix, Masterchef, Cuochi e Fiamme. Inoltre ha collaborato come aiuto-sceneggiatore con Taodue nella serie televisiva “Benvenuti a Tavola”. Nel 2012 ha curato e ideato il premio Best Italian Wine Awards con Luca Gardini. E nello stesso anno vince il Prix du Sommelier dell'Académie Internationale de la Gastronomie. Collabora con Gazzetta di Parma, Gazzetta dello Sport. E’ finalista premio Bancarella 2016 con il libro Edito da Marsilio il Cuoco Universale. E’ fondatore di Future Cooking Lab spin-off dell’Università di Parma.

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