Suona il cellulare

“Pronto?”
“Domenica prossima sono senza moglie e figlia, organizziamo?”

Per due uomini adulti “normali” la domenica libera può voler dire lo stadio, può significare un giro in moto, per i più sportivi un’uscita in bici o di corsa, fino ai più ardimentosi che arrivano a giocarsi la carta “amante”.
No, noi no. Nulla di tutto ciò.
Ai due capi della telefonata poco sopra ci sono due uomini decisamente poco “normali”, e non è un bene.
Una telefonata di quel tipo per noi può concludersi solo in due modi: Ristorante o Bevuta Epocale. Spesso la scelta è una sola, le due cose collimano.
Ovviamente questa volta non sarà diverso e, tempo mezz’ora ed uno stretto giro di SMS, un tavolo da cinque è chiuso. Partono le proposte di tutti, dalle più pacate alle completamente folli, alla fine tutti d’accordo in una formula per questa volta leggermente diversa dal solito, “scegliamo prima le bottiglie e lasciamo fare al ristorante per il menu”.

Iniziano le consultazioni online ed i vorticosi giri di email, che nemmeno nei peggiori periodi di Fantacalcio ricordo tanta concitazione di gruppo; dopo non molto identifichiamo la carta dei vini a noi più congeniale, in uno stellato più o meno in zona.
E’ impegnativa, ce ne rendiamo tutti conto, ma alcune chicche piemontesi, vecchie ottime annate, non passano inosservate ai nostri occhi enoperversi. Roba abbastanza pesante, su tutti un Monfortino ’88 che, a quel prezzo al tavolo, non possiamo fare a meno di notare. Sia chiaro, “a quel prezzo” è una cifra che avrà fatto sorridere per indecenza non pochi avventori del ristorante intenti nella lettura della carta. Ma non stiamo qui a cavillare.

Una rapida telefonata per capire se effettivamente quanto scelto è disponibile, la carta dei vini online non è aggiornata, l’effetto è quello di un infortunio durante il riscaldamento, nemmeno s’è iniziato e fuori due: Bartolo Mascarello ’89 e Vigna S. Giuseppe Riserva ’89 di Cavallotto non più disponibili. Primo rosario sgranato.

“…il Granbussia ’89 di Conterno invece, lo avete?”
“Si, ce ne sono rimaste alcune bottiglie…”

– attimo di silenzio, leggero brivido –

“…e Monfortino ’88?”
“…uhm… si si, anche lui ne abbiamo.”

Sospiro di sollievo, purtroppo toccherà farsi una ragione delle due bottiglie non più in carta, ma ci rifaremo con i due colossi che, questi si, avremo nei bicchieri per 3/4 del pranzo. Si concorda il menu carta bianca ed i prezzi, tutti felici e tutti soddisfatti, è andata.

Domenica mattina, corsetta per appagare più la coscienza che la bilancia, doccia e tutti puntuali all’orario prestabilito. L’ora scarsa di macchina scorre svelta tra le solite boiate, vecchi discorsi e le ovvie perculatio telefoniche a chi non s’è voluto unire al gruppo con scuse più o meno plausibili. Saremo anche poco “normali” ma sempre uomini siamo, il cameratismo lo abbiamo in dotazione di serie.

Con i dieci minuti di anticipo che svelano la sete atavica che portiamo in giro arriviamo al ristorante, convenevoli di rito, veniamo fatti accomodare in una saletta dedicata all’aperitivo da dove parte, praticamente in automatico, una veloce visita alla splendida cantina dove vengono fatti affinare i salumi ed i formaggi, di livello supremo e tutti di produzione strettamente confidenziale. Nelle retrovie:

“…pppssst… ma che c@##o fanno questi, tengono il taleggio e il lardo nella medesima cantina dove conservano il vino?!?”
“…a quanto pare… c’è qualche problema?”
“…se poi il Monfortino puzza di salsiccia, mi sentono…”

Si fanno subito perdonare invece con alcuni salumi di qualità davvero alta, anche se…

“…gradite un aperitivo?”

“Grazie, avremmo concordato con il patron di partire con l’Initial di Selosse, se volete servirlo direttamente qui anziché al tavolo non c’è problema”

“…se volete e vi fidate io vi farei assaggiare una bollicina rosè dei colli Piacentini…”

Mentre cerco di capire come possano coesistere nella stessa frase bolla, Piacenza e rosè, mi salta in mente quando da piccolo mamma diceva di non fidarsi… ma è troppo tardi, l’Initial ci aspetterà in sala. Segno sul taccuino “andare a costituirsi dalla mamma” appena rientrati, per non averla ascoltata l’ennesima volta.

Al tavolo la solfa cambia di netto, lo champagne del folle biodinamico-a-modo-suo si rivela sempre una Grande Bollicina, un prodotto dallo stile molto particolare. Sebbene trattasi della cuvée base del produttore, già dal colore capisci di avere nel bicchiere qualcosa di non convenzionale, nella sua veste giallo intenso, quasi da vendange tardive.
Nonostante la sboccatura abbastanza fresca (la retroetichetta dice ottobre 2009) le note di lieve miele di acacia, di castagna e in generale di frutti gialli sono già assimilabili alla terziarizzazione, probabilmente più dovute ai particolari metodi di produzione del bizzarro ma grande Anselme, che non a una reale evoluzione: in bocca infatti è ben presente la bella e sostenuta spina acida, tipica di un prodotto abbastanza giovane.
Questa curiosa ma piacevolissima combinazione fa si che la bottiglia finisca in un amen, supportata anche dagli ottimi antipasti di pesce serviti dalla cucina. In cantina accosteranno anche l’invecchiamento dei vini all’affinamento delle caciotte, ma sugli abbinamenti in cucina e in sala sanno decisamente più il fatto loro.

Vista anche la connotazione abbastanza “tipica lombarda” delle portate che seguiranno, scegliamo di passare alle bottiglie contenenti polifenoli e tannino: procediamo con i Barolo.
Dalla cantina arriva Granbussia 1989 di Aldo Conterno, attraverso un passamano tra patron e sommelier che nemmeno il pollo dei ragazzini della pubblicità Cuki, una ventina d’anni fa.
La bottiglia ha l’etichetta vissuta ma pare in ordine, viene stappata e versata nei bicchieri con la stessa delicatezza con il quale innaffio il giardino alle 23:00 di lunedì sera. Allibiti, sempre dalle retrovie:

“…c@##o, se questo a letto ci mette la stessa foga che sta mettendoci per versare il vino, la moglie sarà una donna felice…”
“Ma sul serio… domattina mi piacerebbe andarlo a svegliare con la stessa finezza, così, per fargli capire l’effetto che fa…”

Alla sua esclamazione “…oh cavoli, è un po’ torbido…” lo osserviamo come se l’avessimo sorpreso a rubarci l’autoradio, lui capisce al volo e si dilegua. Dai, quantomeno è reattivo.
Il bicchiere è decisamente torbido, a malapena si nota l’unghia aranciata, ma il naso rivela subito una terziarizzazione eccessiva: nette la liquerizia pura e la radice, sempre di liquerizia, il rabarbaro e la rosa secca, dopo poco appena accennata compare una lieve arancia sanguinella, che probabilmente è ciò che aiuta a tenerlo in piedi e lo rende un po’ più appetibile.
Alla cieca azzarderei tranquillamente una quindicina di anni in più, bottiglia probabilmente dalla storia poco fortunata nella conservazione e nell’evoluzione.
Resta comunque una bevuta soddisfacente, ma siamo tutti certi che in condizioni “normali” la bottiglia avrebbe avuto due marce in più. Un peccato ed una mezza delusione, le aspettative erano ben altre.
Chiediamo prontamente che ci venga servito in contemporanea il Monfortino, in maniera da tenerli nel bicchiere, confrontarli ed apprezzarne la risposta all’ossigenazione. Arriva il patron con una faccia contrita e, soprattutto, le mani vuote

“…no…”
Signori, ehm, c’è stato… un disguido, sono mortifi…
“…no, no, no, non è vero, non sta accadendo…”
purtroppo non c’ero quando avete telefona…
“…ossignore ti prego no dimmi che non lo sta dicendo…”
…Monfortino 88 non lo abbiamo…

Dio ti prego fai qualcosa, fallo tacere, fallo sparire, fallo volatilizzare oppure fagli dire “Sorpresaaa!”, fagli dire “Siete su Scherzi a Parte” ma insomma, fà quel che vuoi ma fagli tirar fuori ‘sta bottiglia, non siamo venuti apposta ma quasi…

Abbiamo capito male, non ci siamo inte…
“…ossignore, fammi capire, ma ce lo dici solo ora, Maremma di Cinta Senese?”

La voglia di mordergli la giugulare per vedere se quanto ne sgorga può essere assimilabile alla riseva di Giacomo Conterno è tanta, ma incredibilmente riprendiamo un tono e, con una nonchalance degna da Oscar ed una classe che nemmeno il migliore James Bond, ribattiamo:

“…un vero peccato, non capiamo come possa esser possibile visti i nostri accordi da oltre una settimana, ma non fa nulla, sopravvivremo. Cosa ci propone in cambio?”

Sinceramente, non vorrei mai trovarmi in una situazione simile, per nessun motivo al mondo. Il patron inizia a sfogliare la carta, in cerca di un appiglio, farfugliando sotto i nostri sguardi severi degli incomprensibili “Gaj… Ceret.. Altar… Uhm… Conter… Cascina Francia”
Alt.
Repeat Please?
“Abbiamo Cascina Francia 1990, è sempre di Conterno (grazie della precisazione), può andare?”

L’effetto è quello della promessa di una notte con Bar Refaeli per poi ritrovarsi a letto con il suo fidanzato -con tutto il rispetto che ho per il grandissimo Cascina Francia, ben inteso- ma tant’è, il disappunto è palpabile ma è il ripiego più sensato, anche se per il “grande assente” avevamo concordato un prezzo praticamente simile a quello del suo sostituto…

“Va bene, vada per il Cascina Francia”

La bottiglia presenta un livello un filino basso ma le condizioni generali, a parte l’etichetta vissuta – boh, probabilmente i formaggi corrodono le etichette – sono buone, viene aperta e servita con la delicatezza e la perizia di un cardiochirurgo. Oltre che reattivo è anche abbastanza furbo.
Già dal colore, un rubino brillante da manuale, il vino è decisamente attraente. Qui la sensazione è opposta rispetto al predecessore, pare nettamente più giovane. Infatti è abbastanza restio a mostrarsi, è chiuso, è muto; iniziali note di ostrica, marine, sapide, salmastre, che man mano che passa il tempo virano verso il succoso, l’arancia, la liquerizia dolce. Dopo una mezz’ora si palesa la classica, per i vini di Conterno, anguria; non la solita parte bianca, tipica dei Monfor (arggghhh) giovani, ma una ben più carnosa anguria rossa, davvero notevole e caratterizzante. Per tutto il tempo comunque la sensazione è quella di una bottiglia stratosferica (per gli amanti dei punteggi, siamo in zona 94/95 all’unanimità) ma dal potenziale ancora più alto, dalla necessità di stare in bottiglia per un bel po’ di tempo ancora.
Se per caso ne avete in cantina, continuate a dimenticarle dove stanno, se nel frattempo non sapete che fare, controllate se avete dei Monfortino, magari degli ’88.
Il pranzo scorre liscio e veloce, le bottiglie svaniscono come le etichette in cantina, il livello della cucina è all’altezza e gli abbinamenti sono decisamente centrati (memorabili con questi Barolo delle pappardelle al piccione e burro al tartufo).


Insomma, tolte le vicissitudini enoiche non possiamo certo dirci insoddisfatti, tutt’altro.

L’orologio richiama all’ordine, le mogli sono sulla via di casa e noi, uomini duri e puri, siamo pronti a schizzare a rapporto. Prova del nove di questa esperienza, il conto.
…rullo di tamburi…
…non viene ritoccato di un euro per difetto, tutti i vini vengono conteggiati al prezzo pieno della carta, sebbene gli accordi per “l’altro” fossero differenti.
Senza fiatare paghiamo quanto richiesto lasciando pure una piccola mancia, siamo signori dentro (o idioti fuori, fate voi).

Poco prima di cena.
Suona il cellulare, questa volta in senso opposto.

SMS.
Sabato, ore 16:00, merenda e Monfortino?”
Dieci secondi dopo, secondo SMS.
“Ovviamente l’ho qui affianco a me, l’ho appena recuperato da uno fidato. ‘67, va bene?”

Alessandro Pellegri

Champagne BrutIndicazione enologica che rivela la concentrazione zuccherina all’interno di un vino spumante. Nello specifico se contiene meno di 15 g/l di zucchero.... Initial Blanc de Blancs Grand Cru – Jacques Selosse
Importatore per l’Italia Moon Import srl
Via Argonne 1/2
16145 Genova
Tel: +39.010.314250

Barolo Riserva Granbussia – Aldo Conterno
Poderi Aldo Conterno
Località Bussia, 48
12065 Monforte d’Alba (CN)
Tel: +39.0173.78150

Barolo Cascina Francia – Giacomo Conterno
Azienda Vinicola Conterno Giacomo
Località Ornati
12065 Monforte d’Alba (CN)
Tel: +39.0173.78221

Ristorante Osteria La Brughiera
via Brughiera, 49
24018 Villa d’Almé (BG)
Tel: +39.035.638008

6 Risposte

  1. Carlo (TBFKAA)

    Essendo stato uno degli obiettivi delle vostre perculationes non posso non sorridere al fatto che alla fine vi siate presi una bella ehm…..perculata 😀

    Rispondi
    • Alessandro Pellegri

      …uomo di poca fantasia, rispondi a perculatio con altrettanta perculatio?
      Puah! 😀

      Rispondi
  2. Antonio Scuteri

    Voglio farvi i conti in tasca: di vino avete speso 680 euro. E di pappa? 😀

    Rispondi
    • Alessandro Pellegri

      …a breve uscirà la rece vera e propria dove si parlerà più a fondo dell’aspetto “cibo”, questa voleva solo essere una storiella enologica così, fine a se stessa… 😉

      Rispondi

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