Valutazione
Pregi
Difetti
Roma ha bisogno di tempo quando si tratta di gastronomia (e non solo). Sarà il clima, sarà che ne ha viste tante, ma certo non è nella capitale che si può assistere alla nascita di novità stravolgenti, di tendenze da esportare.
Con qualche lodevole eccezione di qualche anno fa (la gastro salumeria di Roscioli, la pizza al taglio gourmet di Bonci), a Roma ci si può al massimo aspettare, con calma, di vedere acquisite esperienze di altri paesi più o meno adattate a un pubblico storicamente abbastanza conservatore in fatto di cucina.
Di recente si sta assistendo a “romanizzazioni” più o meno riuscite della bistronomie parigina, con locali che cercano di conciliare un’offerta accessibile al grande pubblico con una cucina che si allontana dalla tradizione o la reinterpreta creativamente (eppure quando ci aveva provato anni fa Giovanni Passerini le cose non erano decollate, portandolo a regalare a Parigi, che già ne abbonda, il migliore bistrotBistrot o Bistrò. Piccolo locale tradizionale francese che offre un servizio simile all'osteria italiana. La crescita esponenziale di locali di avanguardia in formato Bistrot (negli anni 2000), prima in Francia come risposta all'alta cucina da Hotellerie e poi in tutta Europa, ha segnato un vero e proprio 'movimento' gastronomico associabile al termine "Bistronomia", da cui deriva l'aggettivo 'Bistronomico' (usato dagli... Leggi gastronomico italiano…).
In questo solco si colloca l’esperienza del Brò Porta Portese, da salutare con interesse ma anche da valutare per quello che offre oggi (ancora troppo poco), auspicandone una crescita futura.
Il locale è posizionato in una zona di Roma che è vivace solo la domenica del mercato, quindi, cosa rara, è accessibile con enorme facilità di parcheggio durante gli altri momenti. Il personale è sicuramente più accogliente dell’arredo, francamente un po’ anonimo, e ci seguirà con buona attenzione salvo un piccolo affanno arrivati ai dessert quando il locale si anima (ma non si riempie).
La scelta cade sul menu degustazione, lodevolmente prezzato a 45 euro e contenente una selezione piuttosto ampia di cinque piatti comprendente classici del locale come i fagottini brò e altre proposte più legate alla stagionalità.
L’amuse bouche ben riuscito di mozzarella in carrozza con salsa alla melanzana, fritta alla perfezione e a giusta temperatura fa sperare molto, ma il resto della cena non è sugli stessi livelli.
Nessuna esecuzione è sbagliata, si capisce che in cucina c’è un cuoco con una mano solida (e, per quanto sembri scontato, in molti ristoranti in città non lo è) ma i piatti, per la maggior parte, sono poco personali, la cucina sembra non avere un’idea “forte” da trasmettere e finisce con l’essere un po’ fredda, scostante. Impressione rafforzata dall’insistito utilizzo di stoviglie di proporzioni esagerate che rendono anche la fruizione dei piatti poco funzionale.
Il piatto più riuscito sono senz’altro i fagottelli brò, rilettura della carbonara di stampo “beckiano” e con interessante aggiunta di carciofi croccanti, che credo possano essere intesi come prototipo della cucina che dovrebbe offrire un posto così: rimandi chiari al territorio dove si è, tecnica, giusto livello di gourmandise.
Piatto, insomma, che trasmette quel “calore” che manca a quasi tutte le altre portate. Soprattutto le mazzancolle croccanti con insalata di finocchi, arance e purè di broccoli siciliani sono un esercizio di stile che risulta datato nel concetto e nella presentazione. Il resto della cena prosegue un po’ meglio ma sulla stessa falsariga: buona esecuzione ma idee non folgoranti.
Dessert di onesta fattura ma un po’ troppo dolce il tortino di mele con gelato al marsala e salsa inglese alla cannella che chiude la cena seguito da una non indimenticabile piccola pasticceria in piatto extralong.
Lodevolissimo, invece, è il lavoro fatto sulla carta dei vini con la consulenza di Marco Reitano: una selezione non ampia ma piena di cose interessanti a prezzi lodevoli, viaggiando in tutta l’Italia, in Borgogna, Rodano e Alsazia. Una carta che esprime passione, che parla di chi l’ha fatta, dei suoi gusti e della sua esperienza e propone anche la possibilità di scegliere al bicchiere (come nel caso del solido Saint Jospeh Offerus di Chave che ho scelto).
E’ un posto che ha un potenziale ma deve trovare un’anima, gli auguriamo di riuscirci perché alcune idee interessanti ci sono e forse gioverebbe qualche visita a modelli originali d’oltralpe per acquisire stimoli da fare propri per crescere. Anche in quest’ottica, fiduciosi che il potenziale si sviluppi, preferiamo arrotondare per eccesso la nostra valutazione.
Mazzancolle croccanti, con insalata di finocchi, arance e purè di broccoli
Gnocchi di seppia su vellutata di patate, broccoli e salsiccia
Spiedino d’anatra con castagne lardellate, insalata di spinacetti e lamponi, zabaione alle noci
Tortino di mele con gelato al marsala e salsa inglese alla cannella
il pregio : interessante lavoro sulla cantina
il difetto : …non altrettanta personalità nei piatti
Brò Porta Portese
Largo Alesandro Toja 2/3, 00153 Roma
Tel. +39.06.58.13.500
Chiuso: domenica.
Alla carta circa € 50,
menu degustazione € 45
Visitato nel mese di marzo 2012
Segnalerei che a pochi passi, in zona, si trova l'osteria Fernanda. Impostazione di fondo analoga (ma, mi sembra di ricordare, una carta giustamente concentrata su un ventaglio di offerta più contenuto rispetto a quello di Brò), qualche ingenuità (alcune inspiegabili come il non indimenticabile cestinetto di pane a due euro, altre che fanno sorridere, come l'improbabile voce "contorni", mantenuta in carta), qualche sbavatura esecutiva e qualche dimenticanza nel servizio qui e là, carta dei vini meno originale, MA un livello complessivo di soddisfazione - nella mia esperienza - senz'altro superiore.
è da un bel po' che Giuseppe De Rosa se n'è andato da Brò.
Hai ragione Valeria. Giuseppe De Rosa ha lasciato le cucine del Brò per passare al Ristorante QB.
Chi è Valeria? :-D
Pardon, Virginia (devo cambiare occhiali in fretta:))