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Questa valutazione, di archivio, è stata aggiornata da una più recente pubblicazione che trovate qui

Recensione Ristorante
…un passo a sinistra i sorrisi (sbuffi scocciati nelle retrovie)…stringetevi un poco che c’è un brivido fuori inquadratura…va bene…fermi tutti…FLASH! Quante volte vorrei immortalare con nitidezza le emozioni delle giornate più piacevoli per riviverle a comando nei troppi momenti opachi, invece no; le frustrazioni e le amarezze, anche se un poco imbellettate dal velo di trucco che siam soliti riservare ai dispiaceri, hanno il brevetto di sub e riemergono velocemente, oltre che troppo spesso. Due fattori intervengono però a consolarmi: il primo è che se potessi fotografare le emozioni dei momenti più belli le foto comunque mi uscirebbero orrende, ed il secondo è che per fortuna esistono paradisi che sembrano creati proprio per alimentare il mito dell’eterno ritorno. Uno di questi luoghi si trova a metà del tratto di piattume che separa Bologna da Modena, nel quieto borgo di San Giovanni in Persiceto.

L’Osteria del Mirasole fa ormai parte da tempo del novero dei passaggi obbligati tanto per gli amanti della cucina emiliana che per gli appassionati della ciccia. L’oste Franco è infatti cintura nera di brace, e non certo perché carbonizzi i pezzi di carne che va a servire. Tra essi oltre ad un’eccellente fiorentina spiccano una grandissima fracosta di vitella e una salsiccia (che ci dicono esser stata a lungo l’anello debole della grigliata mista) di speziatura e salatura perfette.

Le emozioni più dirompenti arrivano però alla voce “primi piatti” con un destro-sinistro che mi riporta ad un Tyson-Spinks di qualche annetto fa. I tortellini alla panna, serviti come piatto di recupero della panna d’affioramento, ché sappiamo bene che il turtlèn da queste parti chiama a gran voce brodo e solo brodo, sono un’elegia al contrasto fra un vigoroso ripieno e la dolcezza del condimento. Superfluo sottolineare la perfezione della sfoglia, che ritroviamo, con tutto il gusto dell’uovo di cortile, nelle tagliatelle al ragù. Preparazione insolita, questa, almeno per me, con il ragù arricchito di molti elementi cartilaginosi, piedino, collo e, non da ultimo, dell’uovo embrionale.

A suggello di un pranzo in cui non siamo certo andati in astinenza da proteina animale, ecco un superbo zabaione freddo con biscottini, spumoso ma non volatile. Il bilanciamento perfetto fra componente alcolica, sale, zucchero e grasso dei biscotti scatena il pensiero che una mano così sia sprecata in un’osteria. Ma subito la ragione mi ricorda che proprio quelle dei superclassici sono tra le esecuzioni più a rischio-fallimento, quindi ringraziamo che ci sia ancora chi si impegna per vestire questi piatti con l’abito della festa.
Il pranzo passa in fretta, merito dell’ottima cucina, della buona compagnia e di qualche bottiglia, prestigiosa ma fuori fase, proveniente dalle nostre cantine, in una Domenica in cui, qui come in uno stellato più a Nord, evidentemente per i grandi vini non era destino. Si prosegue verso Sud, la testa carica di sensazioni positive. Se non possiamo fotografare un’emozione ci accontenteremo di riviverla. Al più presto.

Ricotta, salame e bruschetta, per scaldare i motori.


La tagliatella “di cortile” (questa foto come alcune delle seguenti proviene dalle teche Bentivegna).

La grigliata mista.

Zabaione e biscotti.

Il Franco accettatore.

Il servizio del tortellino.

Osteria del Mirasole
via Matteotti 17
40017 San Giovanni in Persiceto (BO)
tel. +39 051 821273
Alla carta sui 50 euro.

Visitato nel mese di marzo 2012


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Carlo Cappelletti

4 Risposte

  1. lido vannucchi

    se esiste un posto dove vorrei essere oggi e l’osteria del Mirasole, una cosa fantastica, Grandissimi.
    Quelle tagliatelle con le uova embrionali, spesso sono causa dei miei buoni incubi.
    ciao Lido.

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  2. Luca

    Grazie per questa bella recensione che ho letto con piacere come tutte quelle di PG. Ma siamo sicuri che questo posto, a parte il nome, sia davvero un’osteria e non un ristorante?

    Rispondi
    • Carlo (TBFKAA)

      Caro Luca, la questione è stata considerata soprattutto per via del prezzo, non certo da trattoria sotto casa. Ma un locale così ancorato al territorio e soprattutto ad un certo modo di proporlo nel piatto penso rappresenti la quintessenza della trattoria contemporanea, che non scende a compromessi sulla materia prima ma lavora molto più sul passato che sul futuro. Certo forse con 100 euro di conto la questione l’avrei valutata in modo di verso, ma a 50 scarsi penso valga la pena di esercitare una certa elasticità sul genere di valutazione.
      Ciao e buona Domenica!

      Rispondi

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