IN BREVE
Pregi
DIFETTI
18/20 Valutazione

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Questa recensione di Norbert integra ma non sostituisce la precedente del Guardiano del Faro , che ritroverete alla fine di questa, e ne conferma la valutazione complessiva.
Il Presidente

Recensione ristorante.

Professor Cerutti.
E’ questo il titolo che mi è venuto in mente all’ennesima dimostrazione ai miei occhi di saggia maestria di questo provenzale chiamato a suo tempo da Ducasse ,con lungimiranza non da poco , a dirigere questa cucina ad “orologeria”.

Tutto gira infatti con una precisione tale che sembra essere in una bolla fuori dal tempo,e il tutto si accompagna ad una levità degna della grandissima professionalità presente a tutti i livelli : dal servizio veramente impeccabile, quasi un balletto dalla tempistica perfetta che si dispiega davanti ai propri occhi, alla cura del celeberrimo cadre che lascia trasparire da ogni particolare eleganza e bellezza ,ma, soprattutto, alla cucina dove ogni cosa è come deve essere, nè più, nè meno, con il risultato che con le pietanze che arrivano dalla brigata Cerutti ci si può registrare il palato.

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L’autorevolezza e la professionalità del sommelier, abile a destreggiarsi attraverso le migliaia di etichette disponibili nel libro di cantina, da cui, dopo una prima scelta passe-partout ( elegantissimo Billecart Salmon rosè) estrae a richiesta la miglior scelta limitrofa, ( dalle colline sopra Nizza) e cioè uno Chateau de Bellet Rouge che accompagnerà con discrezione le pietanze di carne.

“Il rispetto del vero gusto delle cose mi porta a comporre dei piatti molto semplici, mai più di due elementi, insaporiti da un solo elemento aromatico” così recita la frase impressa sul menù , non so se attribuibile a Ducasse piuttosto che a Cerruti, vera e propria dichiarazione d’intenti di una cucina semplice sì, ma di una semplicità divenuta rigore ed arte.

Si vola nel blu dipinto di blu, la tradizione qui è declinata in una delle sue massime espressioni.

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Così non sto a dilungarmi sulla già altrove sottolineata qualità delle crudità di verdure di stagione che si accompagnano ad una crema di olive strabiliante, ma ne sottolineo l’abilità con cui sono state cesellate una ad una ed il sapore veramente primario delle stesse.

Per non parlare poi del livello e della varietà degli innumerevoli tipi di pane freschissimi che viaggiano a braccetto di due tipi di burro, uno demi-salè e l’altro classico, da farne davvero incetta ,ma bisogna fermarsi.

O l’insalata tiepida di gamberoni, seppie, polpi di scoglio, vongole e broccoletti aromatizzata da una salsa sapientemente acidificata al limone che così buona è raro mangiarne.

E il risotto,bandiera del nostro paese,qui eseguito magistralmente all’onda,con carciofi arrostiti e tartufo nero la cui terrosità è bilanciata in equilibrio perfetto con gli stessi carciofi crudi acidificati con limone.

Ed ancora il magnifico filetto di branzino, accompagnato da finocchio, carote, carciofo, rape bianche ed una divina salsa derivata dal proprio fumetto, profumata al limone e coriandolo.

La pollastra tartufata cotta allo spiedo ( fuori menù ), poi, è portata al tavolo e tagliata davanti a voi con abilità chirurgica dal maitre e servita con cardi, finocchio, spinaci e tartufo nero accompagnata da una salsa con i propri fegatini. A parte le coscette farcite con le proprie frattaglie e servite con un’insalata fresca.

Ed infine le costolette d’agnello con il proprio fegato accompagnate mirabilmente da finocchio e radicchio il cui amaro è degno compare della grassa ferrosità del prezioso organo.

Et voilà.

La bontà non è mai scontata. Meno che mai quella eccelsa.
Si chiude con il cioccolato Louis XV croustillant, una vera dichiarazione d’amore a questa spezia così tanto amata e con i defatiganti ravioli di frutto della passione ( forse troppo croccante la pasta ) su macedonia di frutta esotica.

Senz’altro una tavola che arricchisce lo spirito ed il proprio bagaglio culturale.

Il sevizio del burro.

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Le verdure di stagione con crema di olive nere Taggiasche.

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Insalata di mare tiepida su crema di broccoletti e citronette.

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Risotto con carciofi cotti e crudi, julienne di tartufo nero e brodetto vegetale acidificato.

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Branzino in salsa di coriandolo e limone con verdure alla greca.

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Pollastra tartufata e cotta allo spiedo in due servizi.

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… e l’agnello dopo il secondo servizio al gueridon.

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Le Louis Xv au chocolat.

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I ravioli croccanti di frutti della passione su brunoiseTaglio di verdure o frutta a cubetti di dimensione di 1mm x 1mm.... di macedonia di frutti esotici.

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Piccola pasticceria e cioccolatini maison.

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Il servizio in blu per la tisana (con pianta recisa al tavolo…)

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il pregio : Una cucina fatta di punti di riferimento.

il difetto : Purtroppo le “lezioni” di estetica del gusto hanno i loro costi …

Louis XV – Alain Ducasse / Franck Cerutti
Grand Hotel de Paris
Place du Casino
Montecarlo – Principato di Monaco
Tel. ( + 377 ) 98068864
Chiuso : Martedì e Mercoledì
Prezzi: alla carta 200 – 400 euro
Menù degustazione : 140 a pranzo (vini compresi) – 210 ( Les Jardins de Provence) e 280 euro per il degustazione più completo.

http://www.alain-ducasse.com/

Visitato nel mese di Febbraio 2009

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Norbert

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Agosto 2009, Il Guardiano del Faro

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Recensione ristorante.

E’ più complicato del solito raggiungere il Louis Xv in piena estate.
Guadagnarsi l’accesso alla terrazza in marmo grigio, significa abbattere muri di turisti che affollano la piazza del Casinò. Significa infilarsi tra le fiancate di non meno di una dozzina Bentley Continental.

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Una volta raggiunta la meta, ci si può finalmente rilassare osservando il vario mondo che popola il Paese dei Balocchi. Come da dietro uno specchio, guardando senza essere visti.
L’elegante terrazza comunica una sensazione di distensione, meno incombente della sfarzosa sala interna che ogni volta si rivela nella sua folle fastosità esuberante di specchi, cristalli, argenti,stucchi e dorature.

Il rito si svolge comunque anche all’aperto sotto una regia occulta impeccabile.
Il giallo del sole , il blu del mare, il verde degli orti.
La filosofia Ducassiana è qui da sempre la migliore che il grande chef manager abbia saputo esprimere. Grazie e mille volte ancora grazie a Franck Cerutti che durante il corso di più lustri non ha mai mollato di un centimetro. Nessuna concessione all’improvvisazione, nessun periodo di grigiore sotto questo cielo.

E l’oro in tavola non manca mai, così come l’immediata proposta di Champagne d’aperitivo.
Così come la doppia proposta di burro, più o meno salato, da spalmare sugli eterei crackers, o su una varietà di pani arrivati su una carovana multipiano.

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La sublimazione di ogni sapore è già evidente prima all’occhio e poi al naso, ancor prima di incontrare il palato. E’ il caso della coppa di pinzimonio di verdure tagliate e acidificate, da intingere in una salsa vegetale cremosa e voluttuosa , di una finezza e di un eleganza inaudite. Vorrei mangiarmela a cucchiaiate ma non si può. Lo sanno che tutti se la mangerebbero a cucchiaiate, e allora ti forniscono solo di un forchettino da chela d’astice, che ti consente solo di infilzare precariamente ogni cesello di legume e impregnarlo nella misura corretta, per donargli l’essenziale grassezza e sapidità .

Il libro di cantina , sontuoso e ostentativo, si apre con una prima pagina di suggestioni di grandi vini arrivati al punto di non ritorno.
Ecco dunque un Auxey Duresses Boutonniers 1995 Leroy D’Auvenay, che si rivelerà di una complessità confondente. Già il colore rivela quale grado di evoluzione ha raggiunto. Il naso burroso e tostato conferma. L’abbinamento basic con il burro salato è divino.

La carta delle vivande, costosa quanto sobria nell’esposizione, consente di spaziare tra orti, fattorie, pescherecci , alpeggi e frutteti. Un colpo d’occhio dedicato all’Italia non manca mai, incluso il miglior risotto mangiabile in Francia.

La prima entrata è invece un lezioso esercizio estetico che mi lascia un po’ scettico al primo sguardo .
Piccoli “plin” delicatissimi, arricchiti da essenziali contrappunti vegetali di carattere, quali la cipolla rossa o piccoli funghi, parzialmente nappati da una languida crema di zucchine trombette e gocciati da burrata liquida.
Piatto molto femminile, piatto vegetariano di grande delicatezza rotta a tratti dalle piccole intrusioni vegetali di maggior intensità, di diverso aroma, di incostante colore, di acidità moderata.
Pero’ troppo ruffiana e cremosa la salsa. Cremosa nel senso di “cremosizzata” con panna che ne riduce le sensazioni fresche vegetali.

Di ben altro calibro l’altro piatto vegetale. Il classico assortimento di verdure rilevate da un condimento apparentemente semplice ma di una bontà suprema, dove l’ulteriore apporto di tartufo nero pregiato determina un risultato gustativo che va oltre il pur eccellente aspetto del bouquet vegetale.

Da picchiar la testa sul marmo per la gioia che comunica al palato lo spesso trancio di rombo cotto sulla lisca per fissarne il gusto, lasciandolo uniformemente umido ma cotto . Ancora passato un attimo alla piastra per caramellizzarne l’esterno, accompagnato da un tappetino dove diverse sensazioni vegetali di olive, erbe, zucchine, cipolline, funghetti, cereali, frutti secchi e chissà cos’altro, compongono un puzzle perfetto insieme al fumetto concentratissimo e legato da una punta di concentrato di pomodoro che ne sottolinea l’attesa acidità.

Da stampare su tutti i libri di cucina l’ormai classico piccione con foie grasIn francese significa letteralmente "fegato grasso" ed è definito dalla legge francese come "fegato di anatra o di oca fatta ingrassare tramite alimentazione forzata”. È uno dei prodotti più famosi e pregiati della cucina francese. Esistono tipologie di 'foie gras' non derivate da animali sottoposti ad alimentazione forzata. Spesso il fegato grasso è associato all'alta cucina francese e internazionale per... grigliato. La salsa, già da sola, varrebbe il viaggio. La tenerezza e la dolce succosità del volatile, contrasta e armonizza alternativamente la consistenza del fegato grigliato dolce-amaro.

Declinare con angoscia l’offerta di formaggi affinati fa male al cuore; sarà per Novembre, insieme alla lepre a la Royale.

Al capitolo dessert, l’oro del sole lascia spazio al blu del mare. Mise en place rifatta e via con una piccola selezione di pasticceria classica, inevitabilmente perfetta, seguita dal dessert.
La scelta cade su una composizione di fichi tiepidi, arricchiti da una spuma di miele amaro e grissino di sfoglia dolce-salato. A fianco un gelato di latte al naturale, inalterato nelle sensazioni primarie.

Ancora una piccola e lussuosa scelta di cioccolatini imperdibili e infine l’intramontabile Madeleine.

Questo è Alain Ducasse, questo è Franck Cerutti.
La loro brigata di sala, la loro brigata di cucinaPer Brigata di cucina si intende l'insieme di tutto il personale di una cucina professionale, sia operatori qualificati che apprendisti, che opera nella preparazione di vivande per il servizio. Si tratta di un concetto ideato dal grande Auguste Escoffier, come struttura gerarchica organizzata in forma piramidale in cui mansioni e compiti erano rigorosamente distribuiti in ruoli specializzati, separati ma interdipendenti,....
Qui e solo qui al Louis Xv.

Il carretto porta-pane , almeno una dozzina di specialità.

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Pinzimonio?

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Crema di zucchine trombette, “plin”, burrata, funghetti…

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Le verdure di stagione, vinaigrettePer vinaigrette si intende una miscela di sale, olio e aceto. Viene utilizzata come condimento per insalate, piatti di verdure crude o cotte e alcune varietà di pesce. In generale si prepara con 2/3 di olio e 1/3 di aceto e l'eventuale aggiunta degli altri ingredienti a piacere (senape, pepe, vino bianco o aceto balsamico). Per una buona riuscita della... tartufata.

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Piccione con foie gras grigliato.

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Trancio di rombo …

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Piccola pasticceria classica.

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Il cambio di look e il dessert ai fichi.

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il pregio : La perfezione assoluta del servizio.

il difetto : Sempre troppo poche le novità in carta.

Louis XV – Alain Ducasse / Franck Cerutti
Grand Hotel de Paris
Place du Casino
Montecarlo – Principato di Monaco
Tel. ( + 377 ) 98068864
Numero coperti : 50
Chiuso : Martedì, Mercoledì e in Dicembre
Prezzi: alla carta 200 – 400 euro
Menù degustazione : 140 – 280 euro

http://www.alain-ducasse.com/

Visitato nell’ Agosto 2009

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53 Risposte

  1. rob78

    Sarà che il Louis XV sta in cima alla mia top ten dei posti da visitare, ma ho la salivazione a mille.
    A novembre ci vengo anche io 🙂

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  2. Presidente
    Presidente

    Pensavo al Negresco come convegno generale di questa Associazione , ma forse più congruo al periodo un sabato a pranzo in novembre al Luigino.

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    • Il Guardiano del Faro

      Sai che non hai torto.
      Nel senso delle rensioni disponibili online intendo…
      Non credevo ci fosse così poco in rete.

      Ho provato a cercare recensioni , o “recension” su Ducasse o sul Louis Xv su Google ed in effetti oltre a questa ,che è già altissima come collocazione dopo appena 24 ore dalla pubblicazione, c’è pochino da leggere.

      Tripadvisor ne propone 5 piùttosto telegrafiche, di cui un paio in giapponese e altre ben poco positive.

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  3. Il Guardiano del Faro

    … e già che sguazzavo su Googlandia , notavo che anche cercando “Recensioni” recenti, su altri chef pubblicati qui dai diversi autori, il risultato non cambia. Stiamo uscendo molto alti su Google.

    Da Matteo Torretta a Regis Marcon, Davide Scabin o Carlo Cracco, Niko Romito… ecc..

    Evidentemente la specializzazione aiuta.

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  4. Il Guardiano del Faro

    La bottiglia di Madame Leroy, quell’Auxey Boutonniers 1995 d’Auvenay prodotto in 577 esemplari (se ben ricordo) stava sui 200 euro.
    Alla carta, in due, volendo anche usufruire della possibilità di scegliere alcuni piatti in mezza (generosa) porzione, bisogna aggiungere altri 150/200 euro a testa.

    Rispondi
  5. billythekid

    Montecarlo è uno dei posti più brutti e kitsch del mondo e l’unica ragione per andarci è proprio il Louis XV. L’ambiente è opulento e scintillante quanto pochi altri, ma non pesante o finto. Non è assolutamente vero, come ho letto da qualche parte, che il personale sia gentile solo con riccastri russi o arabi o americani. Al contrario, sono cortesissimi con chiunque e puntuali senza essere invadenti. I tavoli sono ottimamente distanziati e, non fosse che se qualche commensale decide di fumare (ed anche di appestarvi con il suo sigaro) lo può fare tranquillamente, non ci sarebbero appunti alcuni da muovere. I prezzi sono ovviamente alti, ma non esageratamente superiori a molti ristoranti italiani (Le Calandre e Vissani, per esempio) dove si mangia infinitamente peggio e in linea con quelli dell’Enoteca Pinchiorri (la cui cucina non è assolutamente al livello di codesta). Le porzioni sono generose, assai più generose di quelle dei locali citati … Quanto alla cucina, pur senza essere esageratamente inventiva (ma chissà poi perchè tanti vogliono a tutti i costi che lo sia: piuttosto che mangiare gli intrugli originalissimi ma vomitevoli di Vissani o di Cracco io preferisco mille volte cibarmi di cose classiche o consuete ma buone) e, come dice il Nostro, un po’ ripetitiva, è buona sul serio, senza pecche o cadute. L’ho provata quattro volte (l’ultima, purtroppo, a fine 2007) ed ho sempe riscontrato una qualità elevatissima e costante in tutti i piatti che ho mangiato. In conclusione, a mio parere, con Philippe Rochat, seppure un gradino sotto, il miglior ristorante europeo.

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  6. Il Guardiano del Faro

    In tema di grandi classici, con questa appassionata riflessione, mi hai ri-messo in mente un itinerario a me carissimo: quello del Lago Lemano.

    Oltre a Rochat (ma con Girardet di più) , anche al Pont de Brent si stava classicamente bene, con punte di finezza paragonabili.

    Rispondi
  7. billythekid

    Caro “Il Guardiano”, anche se i miei ricordi di Girardet risalgono alla mia prima giovinezza – e sono pertanto, in varia misura, influenzati dall’ebbrezza e dall’entusiasmo di quel momento della vita -, le poche cene che ci feci (non avevo troppi quattrini da spendere e potevo recarmici solo nelle occasioni per me più speciali) sono state in assoluto le migliori della mia esistenza ed ancora, trepidamente, attendo che nell’universo gastronomico torni a splendere una stella altrettanto luminosa. Lasciando da parte la nostalgia, ti lancio, in punta di voce, una proposta: che ne diresti – per fare conoscenza – d’un paio di cene prima da Ducasse e poi da Rochat? Visto che per te sono un’incognita assoluta, onde tu possa giudicare se può esserti di qualche interesse o curiosità conoscermi, ti accenno che faccio l’artista e gestisco un hedge fund.

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  8. Il Guardiano del Faro

    Rochat e Ducasse non sono per me un incognita assoluta, anzi, reppresentano una parte delle basi su cui mi sono costruito un opinione sulla cucina contemporanea.

    Trovo molto interessante che tu faccia l’artista.
    Invece la gestione di hedge fund mi inquieta non poco.

    Rispondi
  9. billythekid

    Gentilissimo, mi hai frainteso. Intendevo dire che IO sono per te un’incognita assoluta. So bene che Ducasse e Rochat non lo sono affatto. Quanto agli hedge funds, tutto dipende dalla loro gestione, che può essere assai profittevole e per niente inquietante. Se ti va di combinare una cena (peccato che Veyrat a Megève abbia chiuso e ad Annecy sia momentaneamente fuori causa per un incidente, altrimenti si poteva veramente progettare un itinerario geografico-gastronomico), noon hai che da contattarmi via email. Buona serata.

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  10. breg

    Ci sono stato ieri…..sono ancora intontito dall’ esperienza 🙂 Hotel de Paris + Louis XV.
    Lepre: colpito e affondato, la cosa migliore che abbia mai mangiato in vita mia.

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  11. Presidente
    Presidente

    Quando si sarà ripreso dall’intontimento, se vorrà dettagliare saremo tutti qui a leggere.
    Sicuramente un’esperienza che segna la vita di un gourmet.
    Grazie e complimenti .

    Rispondi
  12. breg

    Passato l’intontimento.Dettaglio.Mi scuso se risultero’ prolisso.

    Il padrone del ristorante dove lavoro, toccato al cuore dal dardo a forma di forchetta dorata del dio che regola le gastronomiche fortune, ha reso possibile che il mio sogno di risparmiatore da grande table prendesse improvvisamente forma tangibile.

    Novello Cenerentolo , mi ritrovo a prendere possesso di una camera con vista Lady Moura all’ Hotel de Paris. Il comfort ha qui delle accezioni che il comune mortale come me difficilmente immagina. Il paradiso in terra del gaudente. Il pensiero fisso è uno solo: la cena che verrà.

    Arrivata la fatidica ora si marcia a passo languido ma deciso verso l’ aperitivo all’ american bar dell’alberghetto in cui mi trovo, lo champagne rosé mi accoglie festoso e mi accompagna solerte all’ ingresso del Louis XV.

    Sorrisi e calore umano sono i primi piatti che assaggio : mi paiono di ottima qualità e nota tecnica per i golosi non sono affettati ma serviti nature.

    Il maitre Michele, mio quasi concittadino e faccia da Sopranos sempre sorridente, indica il tavolo e tutto ha inizio. Lettura del menu’. Comanda. Vino.

    Il tempo di finire un calice di champagne rosè, che piacevolmente si fa ritrovare anche all’interno del ristorante, mi separa dalla prima sorpresa : visita alla cucina. Piccola per quello che immaginavo, sublime per come si presenta; un formicaio popolato da cuochi candidi e silenti, le cucine per me sono covi di pirati e farabutti geniali non sacrestie benedettine all’ora dei vespri. Impressionante.

    Uscendo dalla cucina anche rapida visita alla Cantina del giorno poco soddisfacente per il voyeur, colma di meraviglie per il sognatore informato.

    A tavola , quando arriva il famoso pinzimonio come benvenuto della cucina , mi rendo conto che non di benedettini si tratta ma di certosini tanta è la precisione e la cura con cui è stato composto. Accompagnato da una salsa a base di olive taggiasche molto buona da una prima idea di quanto valga quel 40 % di tecnica che secondo Ducasse compone un piatto.

    Vengono serviti due piatti che ampliano il concetto: verdure di stagione al tartufo nero e cocotte di frutta e verdura al succo di moscato alsaziano. Piatti semplici nel concetto ma che la tecnica trasforma in grandi piatti. La cottura di ogni ingrediente è perfetta e lascia ad ogni verdura la giusta consistenza e il giusto sapore. Equilibrio perfetto in entrambi e golosità inattesa per dei piatti vegetariani.

    Il piatto seguente parla del 60% riservato all’ingrediente nella ducassiana filosofia: capesante arrosto con salsa di leviche e tartufo(ne) bianco di Alba. Strepitosi sia le capesante che il tartufo. Non lo fossero il piatto non avrebbe senso anche a fronte della cottura perfetta.

    Poi un riassuntino per fissare le idee con furtivo assaggio dal piatto di un commensale: astice al forno glassato con i suoi succhi, funghi porcini prosciutto e marmellata di pomodori porcini e maggiorana.
    Meglio di un bignami.

    Il classico piccione con il foie gras grigliato smorza parecchio la mia avversione per il volatile, la cottura come al solito perfetta e la dolcezza mitigata dal passaggio amaricante sulla griglia sono indiscussi protagonisti.

    E’ l’ora della lepre. Il piatto di lepre di cui ho sempre sentito parlare. Il piatto del viaggio che mille volte ho immaginato. E’ davanti a me, è bellissimo, è invitante ma mi trattengo un attimo, voglio godermelo questo attimo. Penso che quando racconterò l’esperienza sarà questo attimo che terrò per me, l’attimo che la passione per la cucina ti riserva raramente, il cui racconto attira sguardi compassionevoli da parte dell’ ignaro interlocutore che non capisce perché tu faccia tanta strada per andare a mangiare quando al ristorantino all’angolo servono un menu’ completo a noveeuroecinquanta. Ora mi rendo conto che l’ho colto ed è mio non mi importa più: l’ ho raccontato. E’ il miglior piatto che io abbia mai mangiato. Non che ne abbia mangiati tantissimi ma così è. Per me non è poco. Ricorderò sempre quella salsa così scura e lucida da sembrar cioccolato, forte ed elegante allo stesso tempo che accompagna in maniera quasi simbiotica il cilindro di lepre farcito di foie gras . Piatto saturante nel senso più lato del termine.

    Il babà al rhum finale l’ assaggio per dovere di cronaca ma il palato pensa ad altro.

    La sorpresa finale.
    Credo che il maitre durante la cena mi abbia sentito raccontare di un occasione in cui con altri crapuloni mangiammo del Beaufort buonissimo abbinato a Chateau Chalon e della difficoltà di reperirne di altrettanto buono infatti come pre dessert ne ha fatto servire un assaggio con del Comtè Vieux ma al momento di andar via insieme agli omaggi biscottati per le signore mi consegna un sacchetto con la carta dei vini del ristorante (sorpresa) e un tocco gigante di Beaufort (sorpresona) per profumare la valigia nel viaggio di ritorno.

    Lungo la mia via ho una nuova pietra miliare.

    Rispondi
  13. azazel

    quando ho letto il giovane holden mi sono emozionato più a lungo ma non più di così! Bravo anforato! Grazie di cuore

    Rispondi
  14. rob78

    Grazie mille Breg, sarebbe bello che anche gli altri lettori lasciassero i loro racconti.
    Complimenti a te e a tutto il personale di questo magnifico luogo.

    Rispondi
  15. breg

    Vorrei anche porre l’accento sul fatto che un ristoratore abbia ,in questo periodo di vacche magre, investito tempo e molto denaro nella “formazione” di un proprio dipendente . Non è usuale converrete quindi faccio anche qui un plauso alla sua lungimiranza.

    Rispondi
  16. azazel

    non ho capito se quest’ultimo commento era riferito a me mr president!!non voglio essere indiscreto con breg volevo solo capire se l’avevo già conosciuto o no!!

    Rispondi
  17. breg

    @azazel: Ristorante Marco Polo a Torino. Faccio il cameriere e mi occupo della cantina, non sei indiscreto assolutamente 🙂

    Rispondi
  18. Pat Garrett

    Bravo Breg,
    sei come un piatto ben riuscito:
    molta conoscenza, un tot di passione e umilta’ quanto basta 😉
    altro che gli artisti di hedge fund…

    Rispondi
  19. billythekid

    Per PAT GARRETT
    Il numero limitato di neuroni che possiedi, oltre a farti usare espressioni(” gli artisti di hedge fund”) che non non appartengono alla lingua italiana nè tantomeno a quella inglese, non ti ha consentito di capire che io non ho scritto una recensione ma semplicemente postato un breve commento.

    Rispondi
  20. Pat Garrett

    Oh, mi scusi signor billythekid pensavo che avesse scritto lei “faccio l’artista e gestisco un hedge fund”.. e poi pensavo (che sbadato sono) che non avesse scritto un semplice commento.. si vede che i neuroni che a me mancano ce li ha lei caro il mio simpaticone..
    Adesso la lascio, ho un impegno piu’ interessante, devo andare da Philippe Rochat.. au revoir.

    Rispondi
  21. Fabrizio

    Scatta l’invidia! 🙂

    comunque tra un mese Montecarlo lo guarderò dal’alto 🙂

    Rispondi
  22. roberto

    accidenti la recensione di breg me la ero persa,scrive poco ma lascia il segno….

    Rispondi
    • emanuelle

      Approfondita e appassionata. Si vede che cerca di capire. Molto bella.
      Bravissimo breg

      Rispondi
  23. emanuele barbaresi

    Bene, l’ennesima conferma. La cosa più straordinaria del Louis XV della coppia Ducasse-Cerruti (anzi, Cerruti-Ducasse) è la sua capacità di conservare negli anni questo straordinario livello senza mai, non diciamo un cedimento, ma neppure un’imperfezione, un’incertezza, una distrazione.
    Al di là dei numerini, in Italia un ristorante così semplicemente non c’è. E non ci potrà mai essere.

    Rispondi
  24. emanuelle

    C’è quella salsa sul branzino che parla da sola, chissà come sarà fatta?

    Rispondi
  25. Herzog

    Anche io ho fatto una cena memorabile a Montecarlo. Forse la migliore di sempre.
    Invece Crippa è bravissimo ma a mio giudizio gli manca qualcosa per essere valutato come “una delle cucine migliori del pianeta”. Per ora direi che “Cucina di livello molto alto. Straordinaria” va bene (e non è poco).
    Davvero secondo voi lui merita 19 e Ducasse-Cerutti 18? Io invertirei i voti.

    Rispondi
  26. norbert
    norbert

    Probabilmente,potrei sbagliarmi,ma al fumetto,già speziato,viene aggiunta la crema di latte,e,dopo un passaggio in salamandra viene servito.

    Rispondi
  27. LittleChef

    Due cose non mi convincono: a cosa servirebbe un passaggio “in salamandra?”
    L’altra è abbastanza ovvia dall’ immagine: il fumetto così lucente è probabilmente legato da un fiocco di burro se non con pure un goccio d’olio così come intende normalmente diversificare la cucina mediterranea Ducasse da quella che fa a Parigi.
    La panna ti avrebbe ingrigito e appiattito il colore.
    La versione estiva sul rombo vedi che non è legata e questa si?
    Però il colore non cambia .
    Saluti.
    LC

    Rispondi
    • norbert
      norbert

      Azz…non pensavo che la panna ingrigisse ed appiattisse il colore a differenza del burro.Davvero.Avevo pensato poi alla salamandra perchè oltre che tenere al caldo le pietanze in generale potesse essere utile a tenere uniforme la temperatura di servizio di piatti composti.
      Grazie.

      Rispondi
  28. billythekid

    @Herzog
    Non capisco se il nickname è ispirato a Saul Bellow oppure no.
    A parte questo, pur concordando in pieno sull’eccellenza assoluta del ristorante, sarei un po’ di manica meno larga e gli darei un bel 17, ma non di più in quanto, anche se i piatti sono tutti di altissimo livello, mancano i colpi di genio, quelli che ho l’impressione che Pacaud, a volte abbia e che qualche volta, pur nella sua esagerata dissennatezza barocco-postmodernista e rammezzandoli a troppe brusche cadute, pure Veyrat tira fuori. A mio modo di vedere non ho comunque mai trovato un ristorante che valga più di 18 (la perfezione non esiste in questo mondo, e, se si vaglia attentamente tutto, il pranzo senza pecche è ancora da inventare).

    @emanuele barbaresi

    In effetti in Italia non c’è proprio nulla del genere e, se vogliamo metterla sul piano dei ventesimi, non esiste nessun locale che ne valga sedici.

    Rispondi
    • emanuele barbaresi

      Beh, anch’io sono molto filo francese, però non esageriamo…

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  29. Giorgio Righi Riva

    La foto col trancio di branzino sembra lggermente deformata, non sara’ che il caro amico di Bottura, usa anche lui uno dei prodotti di Adria’ il famigerato textura volumax o qualche nome simile che aumenta il volume delle crni e pesci costosi cosi’ da darvi un grammo 🙂 di pesce vero e tutto il resto acqua grazie al volumax….
    ma con quel che paghiamo in questi ristoranti, non vi vergognate di usare quasto textura truffa volumizzante?

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  30. orson

    Ma non sarà, invece, che la caccia alle streghe ha stancato?
    E’ un trancio di rombo e mi sa che Ducasse e i suoi la materia prima la saano selezionare benino…

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