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15/20 Valutazione

Questa recensione aggiorna la precedente  valutazione che trovate qui

Recensione Ristorante

Nel cuore dei Parioli brilla sempre di più la stella di All’Oro, il ristorante-bomboniera del bravo Riccardo Di Giacinto. E la cosa non stupisce dal momento che il cuoco, talentuoso e in possesso di una buona tecnica, ha deciso di puntare su una cucina all’insegna della estrema piacevolezza. In cui al centro non c’è lo Chef ma l’ospite.
Che qui è coccolato a 360 gradi, a partire dalla possibilità di attingere liberamente dalla carta e costruire così il proprio percorso di degustazione di 4 o 6 portate. Una ottima alternativa al classico menu eterodeterminato e spesso immutabile.
Basti pensare che ci sono ancora ristoranti – con qualche pretesa – in cui il risotto si fa minimo per due persone (e non si ammettono deroghe neanche a locale vuoto) o in cui non si può avere, ordinando alla Carta, un piatto che è ricompreso solo nel menu degustazione, e via di seguito.
Cucina creativa quella di Di Giacinto, ma di immediata lettura, che tende alla facile riconoscibilità di ciò che compone il piatto, senza nessuna esibizione di tecnica fine a se stessa, nessuna deriva cervellotica. Cucina che non mira a stupire ma a piacere, cucina rotonda che stuzzica gli occhi ma poi mira diritto alla pancia.
E molto spesso colpisce in pieno il bersaglio.
Come con i Cappelletti in brodo asciutto, parmigiano, zafferano e limone in cui il brodo, nascosto nella pasta, esplode letteralmente in bocca o la Quaglia ed il suo ovetto: petto farcito al ciauscolo e coscia laccata con mele e n’duja piatto perfettamente equilibrato e squisitamente grasso, omaggio – inusuale nell’alta ristorazione – ai due grandi salumi spalmabili della norcineria italiana. Speciale menzione meritano anche i Bottoncini di asparagi selvatici, speck e chips al pepe dal sapore netto ed equilibrato, a conferma della grande capacità dello chef di coniugare tecnica ed estrema piacevolezza.
E’ un po’ ruffiana ma coglie perfettamente nel segno della golosità anche la Panna cotta di mozzarella di bufala affumicata con crocchetta di astice e patate. Buonissima.
Patate e grassi animali che tornano ad incontrarsi nel Tiramisu di baccalà e patate con lardo di cinta senese, ma qui il risultato è più monocorde. Di ottimo i dolci, in particolare il Tiramisu in cui la meringa ruba il posto ai classici savoiardi regalando un risultato finale di grande leggerezza.
Ottimo il lavoro in sala, coordinato dalla gentilissima Ramona, moglie dello chef, carta dei vini, invece, alquanto ridotta come le proporzioni del locale….. ma su questo versante qualcosa bolle in pentola … e noi vi aggiorneremo!
In conclusione, l’All’Oro si conferma una delle migliori tappe gastronomiche della Capitale, con una cucina che abbiamo trovato in sensibile crescita rispetto alla nostra precedente visita.

Ad Majora

Panna cotta di mozzarella di bufala affumicata con crocchetta di astice e patate


Spaghetto Mario Monti

Mini hamburger di seppia, torcione di asparagi bianchi e maioneseLa maionese (dal francese mayonnaise o dal catalano maonesa) è una salsa madre, cremosa e omogenea, generalmente di colore bianco o giallo pallido, che viene consumata fredda. Si tratta di un'emulsione stabile di olio vegetale, con tuorlo d'uovo come emulsionante, e aromatizzato con aceto o succo di limone (che aiuta l'emulsionamento). La ricetta tradizionale prevede l'uso di olio d'oliva e... di uova affumicate

Bottoncini di asparagi selvatici, speck e chips al pepe

Cappelletti in brodo asciutto, parmigiano, zafferano e limone

La quaglia ed il suo ovetto: petto farcito al ciauscolo e coscia laccata con mele e n’duja

Foie grasIn francese significa letteralmente "fegato grasso" ed è definito dalla legge francese come "fegato di anatra o di oca fatta ingrassare tramite alimentazione forzata”. È uno dei prodotti più famosi e pregiati della cucina francese. Esistono tipologie di 'foie gras' non derivate da animali sottoposti ad alimentazione forzata. Spesso il fegato grasso è associato all'alta cucina francese e internazionale per...

Melone, yogurt e crumble alla liquirizia

All’oro…che amano il cioccolato

Tiramisu All’oro

Soffice di ricotta e pere con gelato alla cannella

il pregio: creatività mai fine a se stessa
il difetto: la carta dei vini non proprio ampia

All’Oro
Via Duse, 1
Roma
Tel. +39.06.97996907
Chiuso il lunedì e il sabato a pranzo e tutta la domenica
Menu 68/85 euro v.e.
Alla carta 70 euro v.e.

www.ristorantealloro.it

Visitato nel mese di giugno 2012


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Giovanni Gagliardi

5 Risposte

  1. Carlo (TBFKAA)

    una torta di mare. Era una torta di mare. Questo me lo ricordo perché mettono le vongole vereci sopra la torta; una novità ! Le vongole di marmo… marmo… marm… no, di mare… marmo, mare e marmo, fanno insieme; sai quelle cose tipo paglia e fieno? Fanno mare e marmo e mettono le vongole vereci, la li mortecci tua e maledett’amme’ che oh, pe’…mi sono messo in mezzo a questo casino maledetto, che io non la volevo la torta, e n’gi dicevo: non la voglio! a me che sono entrato qua… (Cit.)

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  2. giovanni gagliardi
    giovanni gagliardi

    Cipolle, crema di parmigiano. fatte le debite differenze di consistenze e temperature, diciamo che il gusto ricorda un pò la famosa cipolla caramellata di Oldani.
    In versione spaghetto, ovviamente.

    Sarà perchè anche il nostro presidente deve cercare di portare a casa grandi risultati da povera materia prima?

    Ad Majora

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  3. Francesca

    Di solito non amo i ristoranti dalla cucina creativa, ma preferisco le ricette tradizionali. Il ristorante all’Oro però è un’eccezione. I piatti che ho gustato di più sono stati i tortelli in brodo al profumo di zafferano e Il “Rocher” di coda alla vaccinara con gelee di sedano. Davvero da provare. Ho trovato altre foto interessanti su questo ristorante qui in questo sito: http://www.cibando.com/ristorante/all-oro

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  4. Piermario

    Un recente passaggio da All’oro, nella nuova collocazione a due passi da piazza del Popolo fa sorgere il dubbio che non abbia fatto bene a Di Giacinto, a questo punto della sua carriera, andarsi a inserire in un hotel di lusso, con l’esigenza di dover accontentare una clientela col palato probabilmente tarato più sulla rassicurazione che sulla sperimentazione.
    In ogni caso, la cucina sperimentata ai Parioli – certo orientata verso la piacevolezza, ma capace anche di grande freschezza e leggerezza – n’è è uscita come un po’ imbolsita, annegata in un mare di dolcezza e grassezza senza costrutto e senza (quasi) contrasti. Peccato.

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