IN BREVE
Pregi
  • Finalmente una "signora" pizza a Milano...
  • ...in un concept tutto nuovo.
DIFETTI
  • La musica ad alto volume del locale.

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La migliore pizza di Milano (senza se e senza ma e ce ne prendiamo la responsabilità, per lo meno sino all’arrivo del grande Pepe ?) la fanno in un locale molto trendy dove, probabilmente, un’alta percentuale di clienti passa la serata bevendo degli eccellenti drink.
L’insegna recita “Cocktails & Pizza”: un blend geniale e tutt’altro che scontato al quale, effettivamente, nessuno aveva ancora pensato, almeno in città. Del resto, pensare a Milano senza l’aperitivo è come pensare ad una cielo senza stelle; tutti i locali della città che si pregino di avere una bella location o un’ubicazione strategica, a prescindere dal fatto che abbiano dei bravi barman, sono sempre stracolmi di gente, in tutte le stagioni. Lo stesso discorso vale per le pizzerie, unica tipologia di ristorazione che pare immune alla crisi.
Due format di successo, in questo caso racchiusi tra le stesse mura.
L’idea nasce da quel gruppo di imprenditori e professionisti già dietro al brand Pisacco. Guidati dall’esperienza gastronomica di Andrea Berton, essi hanno portato una ventata di freschezza in Via Solferino, trasformandola in un piccolo polo gourmetPersona di palato fine, esperto in vini e vivande. Termine combacia attualmente con un'idea creativa e avanguardista applicata al mondo gastronomico.... con due locali modaioli, ma pregni di concretezza ed economicamente alla portata di tutti.
Era matematico che, ben presto, DryProdotto enologico che contiene tra i 17 e 35 g/l di zucchero.... avrebbe funzionato a meraviglia grazie alla sua formula vincente (un locale studiato per diverse generazioni che sfoggia un servizio attento, pizze di qualità con ingredienti ricercati e un’immancabile location di design). Un concept che, siamo certi, vedrà molti cloni in città.
Forse gli unici a storcere il naso, a livello popolare, sono i tradizionalisti, ossia quelli che stentano a sostituire la birra (o la coca-cola) con altro beverage in accompagnamento alla pizza. Ora sembra apprezzatissimo anche l’abbinamento con le bollicine. Certo è che il concetto del cocktail sembra una sfida per la quale non resta che lasciare al pubblico l’ardua sentenza. Qualsiasi sia il desiderio del cliente, comunque, da Dry potrà essere esaudito: ci sono birre, poche ma ricercate, qualche etichetta interessante di vini, anche francesi, qualche champagne dall’ottimo rapporto q/p e, ovviamente, una lista sterminata di cocktail particolarmente buoni e pensati dal promettente Guglielmo Miriello, ex bar manager alla Maison Pourcel di Shangai.
A Simone Lombardi invece, allo stesso tempo chef e pizzaiolo, è affidato il compito di sfornare delle grandi pizze.
A seguito di una breve ma intensa esperienza a Napoli dal maestro Enzo Coccia e di una più duratura e di pari importanza a San Bonifacio dall’altrettanto geniale Simone Padoan, Lombardi ha lavorato e condotto uno studio approfondito sugli impasti, abbandonando i metodi a lievitazione diretta e indiretta con lievito madre e optando invece per il metodo poolish (ormai in voga in ambito gourmet). Con tale metodo, detto anche “a biga”, si riesce a conferire al prodotto finale maggiore leggerezza grazie ad un elevato tasso di acidità dell’impasto.
Si parla di una fermentazione della durata di un giorno a 16°; a questa prima fase di preparazione, nella quale il volume dell’impasto triplica, ne segue una seconda che vede l’innesto di nuova farina (una miscela di farine di tipo 0 e 1 macinate a pietra, selezionate con cura direttamente dallo chef) e di sale. L’impasto finale subisce quindi un’ulteriore lievitazione di altre 24 ore. Un procedimento complesso che garantisce una pizza croccante e fragrante.
Anche gli ingredienti utilizzati hanno una marcia in più: troviamo prodotti di qualità, tra i quali primeggiano un pomodoro pugliese dolcissimo e persistente e la mozzarella fiordilatte dal caseificio di Gennaro Fusco di Agerola, che vengono cucinati con grande rispetto, senza alterarne i sapori in cottura. Il segreto è l’utilizzo della tecnica partenopea di cottura ad una temperatura più elevata della norma (450° circa) con gli ingredienti che vengono infornati per un tempo inferiore al minuto.
Il menù offre tre tipologie di pizza: quelle chiamiamole “tradizionali” e personalizzabili, ossia margherita e marinara (alle quali è possibile aggiungere qualche accessorio per accontentare i gusti personali, come origano e capperi, olive taggiasche, ventresca di tonno, cipolla stufata, prosciutto crudo o cotto), e le focacce e le pizze dello chef. Ciascuna tipologia presenta caratteristiche diverse, ma un unico comune denominatore: la facile digeribilità, vero elemento di discrimine tra la “pizza comune” e la grande pizza.
Anche il capitolo prezzi fa sorridere, per due pizze e una birra è possibile spendere meno di 20 euro a persona. Troppo bello per essere vero? Infatti lo è.

Partiamo dalle basi: la margherita con bufala, servita curiosamente con un’oliva taggiasca.
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Scalogno al sale con provola affumicata e ciliegini arrostiti.
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Interessante quella con salmone affumicato con composta di pomodoro e fior di latte che forse pecca di eccessiva dolcezza per via del sapore troppo stucchevole della composta di pomodoro.
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Tra le migliori pizze dello chef c’è quella Pancetta arrosto con fior di latte e pepe di Sarawak. Un gusto più delicato di quanto si possa immaginare.
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Apriamo il capitolo focacce con quella ai datterini affumicati. Leggera, croccante, semplicissima.
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Non è da meno la focaccia con stracciatella di Bufala e prosciutto crudo 24 mesi “I Tigli style”.
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E’ altrettanto intrigante la focaccia con Vitello tonnato e polvere di cappero, classico esempio di pizza gourmet,
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come il Calzone bianco farcito con scarola brasata, pinoli, uvetta e ricotta di bufala, con ripieno compatto e dal gusto equilibrato. Anche in questo caso si prova un senso di leggerezza non indifferente.
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Infine la Marinara, in cui si può pienamente apprezzare la dolcezza della passata,
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sulla quale abbiamo aggiunto la cipolla brasata e le olive taggiasche.
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E il nostro beverage… da tradizonalisti
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Interni
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Ingresso.
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Visitato il 10-2013

11 Risposte

  1. Tommaso

    Secondo me siete stati un po’ generosi. Sono d’accordo al 100% sulla digeribilità, ma secondo me si potrebbe osare molto di più sugli abbinamenti, che appaiono un po’ scontati (6 pizze su 7 mi sono sembrate “vuote”).
    Altra piccola nota, le pizze sono davvero piccole, e i dolci veramente abbozzati (una pallina di gelato).
    Buoni i drinks, sugli 8 euro.
    Francamente, far passare questo posto per economico mi pare questionabile, e non capisco da dove abbiate tirato fuori la stima inferiore ai 20 euro.

    Fondamentalmente d’accordo sul fatto che sia la miglior pizza di Milano però.

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    • The Dark Knife
      The Dark Knife

      Lei dice che siamo stati generosi ma, allo stesso tempo, è d’accordo con noi che sia la migliore pizza di Milano. =)
      Bene, questo ci fa piacere.
      Circa i prezzi, la margherita costa 7€. La marinara 5€. Se ne prende 2 con la birra a 6 €, spende in totale 18€. Meno di 20€. Non penso ci sia il coperto, ma potrei sbagliarmi.
      Un saluto

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  2. Tommaso

    Migliore di Milano è un giudizio relativo, non vedo una concorrenza pazzesca sinceramente.
    Quanto ai prezzi: ok, se uno prende le due pizze più economiche e una birra media, sta sotto i 20 euro (non me lo ricordavo, mea culpa). Però sarete d’accordo con me che visto che i due marchi di fabbrica del posto sono
    1) le “pizze gourmet”
    2) i cocktails
    è una scelta non del tutto naturale (soprattutto per i vostri lettori).
    Niente polemica comunque: Dry è un buon posto dove mangiare una pizza senza addormentarsi a fine pasto e, nella peggiore delle ipotesi, con 30 euro si esce decisamente soddisfatti.

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  3. AJK

    A cena abbiamo speso 41€ in 2.
    3 pizze gourmet ( 2 da 10€ e 1 da 9€)
    1 birra
    1 cocktail
    1 acqua

    quindi nei 20€ a persona ci si sta eccome.

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  4. isaac

    Sono stato al dry una decina di giorni fa..ottimi cocktail..bel locale…personale molto gentile e disponibile…gelati (sorbetto al cioccolato e gelato pistacchio) molto buoni..ma mi permetto di dissentire sul giudizio di “migliore pizza di milano”..molto digeribile sì, ottimi ingredienti..ma poca “corda” nell’impasto (ok che il “chewing” non debba essere troppo evidente..ma qui la tenacità è troppo scarsa..) e troppo sottile…..insomma secondo me non all’altezza della recente fama guadagnata..
    cmq da ritornarci…

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    • Diego

      Concordo con isaac: “mi permetto di dissentire sul giudizio di “migliore pizza di milano”..molto digeribile sì, ottimi ingredienti..ma poca “corda” nell’impasto (ok che il “chewing” non debba essere troppo evidente..ma qui la tenacità è troppo scarsa..) e troppo sottile…..insomma secondo me non all’altezza della recente fama guadagnata..”

      E’ vero che a Milano città non ci sono pizzeria molto buone ma basterebbe andar fuori dai soliti posti. Un nome? Sciu Scià in Via Procaccini. Chi ne suggerisce altri?

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  5. Jean

    Sono d’accordo sui cocktail,veramente ottimi,in particolare la ripresa di quelli “old fashioned”,ma per la pizza mi aspettavo di più,confrontato con Pisacco che è un gran buon locale,Dry mi ha un pò deluso sul versante pizza,anche considerando la supervisione di Berton mi sarei aspettato un colpo di fulmine,mentre invece almeno la prima volta non c’è stato. Conto di tornare presto sperando di cambiare il mio giudizio.

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  6. pantoja carmen

    la pizza e i dry a me e mio compagno ci sono sembrate ottimi e si che abbiamo viaggiato e assaggiato in tutte parti del mondo il posto incantevole e il servizio ottimoo

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  7. Tommaso

    Credo di aver trovato un ottimo concorrente a Dry: Pizza Am in corso di Porta Romana.
    Scoperto per caso (ci passo davanti quasi ogni giorno, ma a vederlo da fuori il posto non dà tanta fiducia), il proprietario Pasquale Pometto ha vinto diversi campionati nazionali e ieri ho capito perchè. Offre solo Margherita, Caprese, Napulitana e Marinara (+ altre due che non ricordo), ingredienti sceltissimi, prezzi più che onesti (tra i 6 e gli 8, ma a differenza di Pisacco, una pizza basta e avanza).

    Piccolo dettaglio: durante i 5 minuti di attesa ci è stata offerto un mini calzone ripieno, un bicchiere di prosecco, e a fine pasto un liquore al melone. Prezzo finale per un esperienza più che appagante: 22€ in due.
    E no, non sono il proprietario. 🙂

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  8. isaac

    tornato al dry ieri sera con alcuni ex colleghi cuochi che noin avevano ancora cenato in questo nuovo “concept” come va di moda scrivere ora…
    confermo le prime inpressioni..cocktail buoni, old fashioned, anche se molto attuali nell’uso un po eccessivo del ghiaccio a colmare il bicchiere…
    prezzi mi sembra lievemente lievitati..la mia pizza con acciughe è a 12 eu…
    Abbiamo preso anche un paio di focacce (crudo e stracciatella) e un vino bianco (sylvaner) non male..
    personale paziente e direi efficente (noi siamo un po dei rompiballe…facciamo un sacco di domande)
    Punto cruciale: la pizza. troppo “tenera” senza nerbo nell’impasto, pomodoro buono ma scondito e leggermente troppo acido (poca o nessuna cottura?)…e prezzi direi un po troppo alti…cmq molto digeribile c’è da dire…anche se la mia ragazza che si occupa di impasti acidi solleva qualche dubbio che venga utilizzata solo madre acida per la lievitazione dell’impasto….ma su questo ci si deve affidare al quello che viene dichiarato e ok..
    insomma non posso dire che la pizza al dry sia cattiva…è diversa sicuramente da altre ma non gli riconosco questi attributi particolari letti nei post….

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