IN BREVE
Pregi
  • Una proposta "fusion" per il momento unica in città.
  • A differenza di Casa Ramen, qui si può prenotare.
DIFETTI
  • I tempi di attesa discontinui tra una portata e l'altra.
  • Il sistema di areazione non ancora efficientissimo.

Casa Ramen raddoppia: arriva la versione “super” dell’insegna milanese cult.

Dopo il grande ed ormai consolidato successo del Casa RamenIl ramen è un tipico piatto giapponese (ma di origini cinesi) a base di tagliatelle di tipo cinese di frumento servite in brodo di carne e/o pesce, spesso insaporito con salsa di soia o miso e con guarnizioni in cima come maiale affettato, alghe marine secche, kamaboko, cipolla verde e a volte mais. Praticamente ogni località del Giappone ha la..., Luca Catalfamo, appassionato vero di cibo stregato dall’impatto cultural-gastronomico con il Sol Levante, raddoppia con una proposta tutt’altro che scontata e complementare a quella dell’insegna originale. Stesso quartiere, Isola, stessa dedizione, ma proposta nuova e lungamente pensata.

Super è l’evoluzione di un cuoco e di quella voglia di dare sempre di più, mettendosi in gioco, anche sbagliando ma facendo tesoro dei propri errori, senza cullarsi sugli allori.

Eccoci qui a provare le specialità del cibo da strada orientale (non solo -sebbene principalmente- nipponico) con l’occhio, la testa e l’erudizione gastronomica di un italiano. L’attenzione per il rispetto della stagionalità (ad esempio, la tempuraPiatto tipico della cucina giapponese a base di fritto misto di molluschi, crostacei e verdure. Gli ingredienti vengono intrisi, prima della frittura, in una pastella di farina di riso, acqua gasata e ghiaccio.... è sempre disponibile ma gli ingredienti variano col variare del mercato) è un primo indice di gradimento verso la qualità, come i corollari di tale scelta, legati alla reperibilità e al cambiamento frequente della carta. Questa è vera cucina fusionE' una tipologia (o scuola) di cucina che combina elementi associati a differenti tradizioni culinarie per produrre menù o piatti non riconducibili ad alcuna tradizione culinaria precisa.... che, nella sua peculiarità, differisce dalle mille insegne etniche della città.
Si tratta di un izakaya moderno dove vengono serviti piatti, tra tradizione e estro, da condividere, ad eccezione del ramen, che è solo ed esclusivamente del singolo commensale.
Già ci si diverte parecchio e, visto che lo chef è sempre lì al pass, si ipotizza che ci si divertirà ancor di più in futuro.

Dopo svariate visite, ci sbilanciamo verso una valutazione estremamente positiva, nonostante sia ancora in corso un propedeutico rodaggio (tra le altre cose, i tempi di attesa variano tra una portata e l’altra). Ciononostante, abbiamo trovato una carta in grande movimento, con soltanto alcuni piatti presenti in pianta stabile (tra questi, la splendida quaglia fritta con lime e pickles, rivisitazione del tonkotsu e il ramen, in una variante originale ed appositamente pensata per questa insegna, fatto con un brodo 100% vegetale). I ramen, appunto, anche qui eccezionali, con un brodo dal sapore nitidissimo e vegetale, così come i bao; ma ci siamo esaltati anche con i dumpling di maiale e cavolo fermentato, soia, kimchi piccante, sesamo ed erba cipollina o con le irresistibili costine di maiale (kakuni). Non vediamo l’ora di tornare.

Il successo arriva a piccoli passi, così come la cura per i dettagli necessità di tempo. Non a caso, per l’insegna originale ci sono voluti tre anni per oliare una macchina da guerra. Al Super la cucina necessità di più attenzione e contemplazione da parte del commensale, ma anche quando aprì il piccolo ramen shop la proposta era una novità.

Visitato il 06-2017

A proposito dell'autore

Leonardo Casaleno

Consulente legale folgorato sulla via di San Vincenzo, costantemente alla ricerca di emozioni culinarie, evade dalla routine lavorativa rifugiandosi presso le grandi tavole con la speranza di trovare piatti in cui traspaia la filologia di un territorio, qualunque e ovunque esso sia. Legato in maniera viscerale alle materie prime, stenta ancora a comprendere l'utilità e gli effetti della “globalizzazione” dei prodotti alimentari.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata