L’Erta di Radda

IL NOSTRO GIUDIZIO

Erta di Radda Chianti Classico DOCG Riserva 2021

Vini Rossi
93

Erta di Radda Chianti Classico DOCG 2021

Vini Rossi
92

Erta di Radda Chianti Classico DOCG Riserva 2022

Vini Rossi
92

Erta di Radda Chianti Classico DOCG 2023

Vini Rossi
90

Nel cuore del Chianti Classico

Fra le attuali 11 UGA, Unità Geografiche Aggiuntive introdotte nel disciplinare del Chianti Classico dal 1’ luglio 2023, Radda può essere considerata in posizione centrale. Probabilmente ogni appassionato di Chianti, negli anni arriva ad una scelta soggettiva che lo porterà a preferire un territorio in particolare, dentro al Gallo Nero. Castellina, Castelnuovo Berardenga, Gaiole, Greve, Lamole, Montefioralle, Panzano, Radda, San Casciano, San Donato in Poggio, Vagliagli, sono queste le sottozone, fra colline, torrenti e boschi, salendo e scendendo lungo il caratteristico skyline toscano che rende questi luoghi di olivi e di viti unici al mondo. Non a caso da decenni gli inglesi e non solo hanno un po’ colonizzato i vecchi cascinali, le tenute e i castelli che spiccano in cima ai colli del Chianti. 

In particolare, a Radda si trova la tenuta di Diego Finocchi che con la moglie enologo Elisa Arretini lavorano cinque ettari fra vigne e olio, in bottiglia dalla vendemmia 2009 con il nome L’Erta di Radda. Siamo oltre i 400 m slm, non lontani, anzi praticamente in continuità con i terreni sotto lo storico nome di Montevertine. Le vigne di L’Erta di Radda sono in parte ereditate da una precedente azienda agricola che era su questi territori già dagli anni ’60, poi ovviamente è stato fatto un importante lavoro di reimpianto. L’esposizione dei filari guarda a nord, nord-est evidenziando uno degli aspetti peculiari di questa sottozona assai ricca di boschi: freschezza sempre. Sono appezzamenti di terra scoscesi, da cui il nome, Erta e ne sa qualcosa Diego che dedica in particolare tanto lavoro nello stare in vigna.

È interessante riflettere sull’eredità del Chianti Classico, con realtà giovani come questa di L’Erta di Radda, mettendole a confronto con nomi talvolta altisonanti e che vantano storie secolari, come se da sempre appartenessero a queste colline. Anzi, forse è più corretto dire l’opposto, ovvero che le colline del Chianti sono da sempre appartenute in particolare ad alcune nobili famiglie toscane che appongono i loro titoli ai grandi cognomi del vino, oltrepassando anche i tempi in cui è finita la mezzadria che in questa regione accadeva nel mezzo degli anni ’60.

Nonostante tutto, esiste ancora spazio all’interno di questa denominazione, per piccole realtà agricole che si confrontano direttamente con altre dai numeri di bottiglie con degli zeri in più. Ed è più o meno il profilo attuale economico di tante regioni vitivinicole italiane; troviamo piccolissime realtà artigianali di recente acquisizione, adiacenti a grandi estensioni terriere. Probabilmente è l’aspetto più interessante, per il turismo enogastronomico più esperto che va proprio alla ricerca di queste nicchie, in molti casi con un ottimo riscontro nella qualità del vino in bottiglia.

Gli assaggi

Erta di Radda Chianti Classico DOCG 2023

14% Vol. Annata giovane, però già in grado di esprimere le caratteristiche di questo territorio che ritroviamo nei prossimi assaggi. Di colore rosso rubino intenso, si lascia penetrare dalla luce esprimendo riflessi luminescenti. Il Sangiovese domina in percentuale fra il 90 e il 95% assieme al Canaiolo. La malolattica viene svolta parte in legno, parte in acciaio. L’affinamento in legno di circa 10 mesi viene svolto in barrique francesi non tostate, di seconda rotazione. L’olfatto è in equilibrio fra sentori di frutti rossi e complementi speziati non pungenti, oltre a cenni di fiori dai colori accesi. Il palato non ha eccessi tannici, trasmette vigore, ma predilige lasciare una persistenza spostata sulle note fresche. Voto: 90/100.

Erta di Radda Chianti Classico DOCG Riserva 2022

14,5% Vol. Il cammino del Sangiovese, qui in purezza, si rivela anche in questo caso ancora aperto; è una buona annata per il territorio toscano, probabilmente destinata alla longevità e la fermentazione con malolattica solo in acciaio, poi un affinamento di 24 mesi in botti grandi rivelano il progetto di cantina che destina in avanti la maturità di questa riserva, come è giusto che sia. Il colore è rubino intenso, mostra l’espressione di un vino rimasto a lungo in macerazione, con le parti più esterne del calice che virano al porpora e carminio. Le uve sono inoltre raccolte da un unico vigneto dedicato alla riserva, ciò significa un Chianti ancor più elegante, dall’olfatto che delinea piccoli frutti a bacca rossa fra ribes e fragranze di viola, arricchito da spezie aromatiche mai coprenti e che a tratti intrigano, pur lasciando sempre quella sensazione di potenziale freschezza che al palato si dichiara in un vino aperto, libero dall’alcol; oltre ad avere tannini più schietti, sottolinea il succo del frutto e concede una persistenza lunga dai tratti finali di piacevole acidità. Voto 92/100.

Erta di Radda Chianti Classico DOCG 2021

14% Vol. Sono tante le aspettative per quest’annata dal giudizio assai positivo. Rispetto alla 2023, la distanza evolutiva si sente, rivelando un vino già pronto, nel pieno delle sue doti gusto olfattive. Il colore aggiunge alcune velature granata nella parte più esterna del calice, mentre l’olfatto porta altri frutti ad uno spettro ora completo grazie ad una intrigante confettura di more, la carnosità del melograno e consistenze terrose, oltre a spinte aromatiche speziate in linea con le aspettative delle botti piccole. Palato che chiede di aspettare, espresso con astringenza e connotazioni in evoluzione, elevando la persistenza e le parti dure, virando dall’acidità che piace a relative sapidità. Voto 92/100.

Erta di Radda Chianti Classico DOCG Riserva 2021

14,5% Vol. Questa riserva segue lo stesso criterio della 2022, quindi è Sangiovese in purezza, con la medesima lavorazione in cantina e scelta del vigneto. Il profilo gusto olfattivo descritto nella sorella 2021 qui torna ad esplicitarsi arricchendo i valori al naso di spunti tostati, con lievi sentori di tabacco da pipa e una tannicità più vecchio stile, profilando un Chianti Classico da manuale. Il palato, ancora una volta è figlio della zona, di queste terre scoscese e boschive che finiscono sempre nel calice con valori di giuste persistenze fresche, che aprono al desiderio di un altro bicchiere. Voto 93/100.

Ciò che rimane impresso di questa porzione di territorio del Chianti Classico è un vino che a Radda si può riconoscere. Sappiamo quanto sia relativa la scelta di un determinato territorio, andando in base al gusto, ma anche seguendo le abitudini che talvolta si ereditano di padre in figlio. Possiamo certamente affermare che l’avere in etichetta le UGA, al pari di come è stato in Barolo e Barbaresco per le Menzioni Geografiche Aggiuntive, può significare un aiuto anche influente, ma di certo è la migliore rappresentazione del territorio italiano, vario e diverso, di colle in colle.

Bottiglie di L'erta di Radda
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Picture of Thomas Coccolini Haertl

Thomas Coccolini Haertl

Architetto e Sommelier (AIS, dal 2017), si è occupato di progettare gli stand di Ferrari F.lli Lunelli, Gruppo Mezzacorona, Sartori, Bertani Domains, Cantina di Soave e altri, al Vinitaly e non solo. Oggi collabora con testate giornalistiche specializzate come Spirito diVino, Vertigo Magazine e WineStop&Go. Assiduo frequentatore di cantine, crede nella multisensorialità quale aspetto fondamentale del vivere quotidiano.

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