La rivoluzione silenziosa della Champagne secondo Jacquesson

IL NOSTRO GIUDIZIO

Cuvée 749

Bollicine
93

Cuvée 744 DT

Bollicine
95

Avize Champ Caïn 2015

Bollicine
96

Dizy non è un villaggio qualsiasi della Champagne. Con i suoi circa 1.700 abitanti, ha dimensioni quasi insolite per una regione fatta spesso di piccoli borghi raccolti attorno a poche strade e vigne. Qui la vita ha una densità discreta: case in pietra, cortili agricoli, qualche bistrot, alberghi e quella compostezza tipicamente champenoise che non concede mai troppo alla scena. Il paesaggio resta però il vero protagonista: i boschi sulle alture, le vigne più in basso, tra i 70 e i 180 metri, e un cielo mobile, inquieto, che cambia luce e atmosfera nel giro di pochi minuti. In Champagne il tempo sembra non stare mai fermo, e questa instabilità continua ricorda quanto fragile sia l’equilibrio della regione.

Dizy si trova tra Aÿ e Cumières, a pochi chilometri da Épernay, nel cuore della Grande Vallée de la Marne. Premier Cru al 95% secondo la storica échelle des crus, conta circa 180 ettari vitati dominati dal Pinot Noir, accanto a Meunier e Chardonnay. Ma oggi Dizy conta soprattutto per un altro motivo: è qui, al 68 di Rue du Colonel Fabien, che ha sede Jacquesson, una delle maison più identitarie della Champagne contemporanea.

Fondata nel 1798 da Claude e Memmie Jacquesson a Châlon-en-Champagne, la maison appartiene a quella ristretta cerchia di nomi che hanno attraversato la storia lunga della denominazione. Napoleone la premiò per la bellezza e la ricchezza delle sue cantine; Adolphe Jacquesson, seconda generazione, contribuì al progresso della viticoltura e depositò nel 1844 il brevetto del muselet, la gabbietta metallica destinata a trattenere il tappo, invenzione destinata a cambiare per sempre il destino della bottiglia di Champagne. Eppure, nonostante una storia di grande prestigio, il vero ingresso di Jacquesson nella modernità più radicale coincide con la famiglia Chiquet.

Nel 1974 i fratelli Chiquet, storici viticoltori di Dizy, rilevano Jacquesson e trasferiscono la maison nel loro villaggio, riportandone il baricentro operativo tra le vigne della (Grand) Vallée de la Marne. Nel 1988 Jean-Hervé e Laurent ricevono dal padre le redini della maison e iniziano un lavoro di trasformazione profondo, lento, coraggioso. Non si tratta di correggere uno stile, ma di ripensare l’identità stessa di una maison champenoise. Jacquesson resta négociant-manipulant sulla carta, ma nei fatti assume progressivamente l’attitudine di un’azienda artigianale, vignaiola, ossessivamente concentrata sulla qualità dell’uva, sulla precisione delle parcelle, sulla lettura dell’annata. In un territorio storicamente costruito sull’idea di continuità stilistica e riconoscibilità, Jacquesson sceglie progressivamente la direzione opposta. Riduce la produzione, seleziona con severità, vende le tailles, abbandona le parcelle non all’altezza, lavora soltanto con uve proprie o provenienti da conferitori vicinissimi e fidati, pressate direttamente in maison. La logica non è quella dell’espansione, ma della concentrazione. Meno uva, più matura; meno quantità, più precisione; meno uniformità, più verità.

La serie 7xx

È da questa visione che nasce la serie 7xx, forse la più importante rivoluzione recente nel campo dei sans année di Champagne. Fino ad allora, il brut sans année era stato pensato soprattutto come vino della continuità: riconoscibile, regolare, capace di riprodurre ogni anno “le Goût de la Maison“. Con i fratelli Chiquet, l’idea viene rovesciata. Non si tratta più di imitare l’anno precedente, ma di partire ogni volta da un foglio bianco e produrre il miglior vino possibile a partire dall’annata disponibile. La numerazione della serie 7xx deriva dal libro di cantina della maison, che registrava i tirages a partire dal centenario del 1898. Quando i fratelli Chiquet decisero di ridefinire il Brut Sans Année, quel registro era al n.728: da qui il nome della prima cuvée della nuova era. Da allora, ogni nuova cuvée porta un numero progressivo e racconta un’annata diversa. I vins de réserve non servono più a cancellare le differenze, ma ad arricchirle, a dare profondità, complessità, prospettiva. Non un millesimato, ma una cuvée che non cerca la replica di uno stile, bensì l’interpretazione di un’annata. È qui che Jacquesson cambia il modo di pensare lo Champagne di maison.

La 7xx non è un vino “base”, se per base intendiamo un vino d’ingresso, una soglia, una formula minore. È, piuttosto, il centro della maison, il suo manifesto più compiuto. Il lavoro in cantina accompagna questa idea senza sovrastarla. I mosti vengono vinificati in grandi foudres e botti di legno, che servono come strumento di respirazione, di contatto, di lenta ossigenazione. Il rapporto con le fecce, il bâtonnage, la malolattica gestita con sensibilità, i lunghi affinamenti sui lieviti e i dosaggi sempre misurati danno origine a vini compatti, profondi, salini, capaci di evolvere con grande naturalezza. Per Jacquesson il dosaggio non è mai una posizione stilistica, ma uno strumento di equilibrio. Ogni cuvée viene assaggiata e calibrata alla cieca insieme a un ristretto gruppo di enologi, ristoratori e amici della maison, alla ricerca del punto più giusto per quel vino e per quell’annata. Una libertà di approccio che ha portato la maison anche a scelte controcorrente per una realtà di queste dimensioni: ridurre volontariamente le tirature, trattenere migliaia di bottiglie per i Dégorgement Tardif e applicare il concetto di lunga permanenza sui lieviti persino a una cuvée come la ‘sans année’.

Accanto alla serie 7xx, le cuvée parcellari rappresentano l’altro volto della maison. Se la 7xx è l’orchestra, l’interpretazione orizzontale dell’annata attraverso più luoghi e più sensibilità, i lieux-dits sono i solisti: un vitigno, una parcella, un luogo preciso. Come Bautray a Dizy, Champ Caïn ad Avize, Vauzelle Terme ad Aÿ, Terres Rouges ancora a Dizy. A queste si affiancano gli storici Avize Grand Cru e i rarissimi Millésimes della maison, oggi sempre più difficili da reperire. Da una parte la sintesi dell’annata, dall’altra la lente d’ingrandimento sul singolo terroir. Due direzioni diverse, ma perfettamente coerenti nella stessa idea: lo Champagne come vino di luogo, non solo come vino di stile.

Jacquesson ha contribuito a definire una figura apparentemente contraddittoria: quella della maison récoltante, o del négociant artisan. Una maison antica, con una storia importante alle spalle, ma governata con mentalità agricola, quasi vigneronne, dove ogni scelta, dalla vigna alla bottiglia, fino alla distribuzione (in Italia con Pellegrini), viene ridiscussa in funzione della qualità.

Il risultato non ha l’aria di una rivoluzione, eppure lo è. Per questo la serie 7xx occupa oggi un posto così particolare nel panorama champenois. È un vino in continua mutazione, ma riconoscibile nella sua grammatica più intima. Non è uno Champagne che cerca di piacere, ma uno Champagne che ha insegnato a molti a guardare diversamente la categoria. L’ultima tappa di questa lunga sequenza è la Cuvée 749, nuova uscita della serie 7xx e protagonista della recente presentazione del Programma 2026 organizzata da Pellegrini S.p.A. a Milano, presso Identità Golose, alla presenza di Jean Garandeau e Pietro Pellegrini.

Cuvée 749

La Cuvée 749 assume un significato particolare anche perché nasce dalla complessa annata 2021, una delle più difficili e discontinue degli ultimi anni in Champagne. Un millesimo fragile, nervoso, segnato da pressioni climatiche importanti, ma capace, nelle mani giuste, di restituire vini di tensione e precisione sorprendenti. Ed è forse proprio nelle vendemmie più complicate che la filosofia Jacquesson trova la sua espressione più credibile: non correggere il vino fino a renderlo irriconoscibile, ma accompagnarlo senza tradirne il carattere. Nasce dalle uve raccolte nei villaggi di Aÿ, Dizy, Hautvillers e Champillon (72%), completate da Avize e Oiry (28%), in un dialogo continuo tra la profondità della Vallée de la Marne e la tensione calcarea della Côte des Blancs.

Lo Chardonnay domina l’assemblaggio, arricchito dal 28% di vini di riserva provenienti dalle Cuvées n°748 a 743, esclusa la 745, mentre la vinificazione e l’affinamento in botti di legno, senza filtrazione né chiarifica, preservano integralmente materia ed energia del vino.

191.794 bottiglie, 8.015 magnum e 390 Jéroboam, per un dosaggio di appena 2 g/l e dégorgement in luglio 2025

Si apre con un registro inizialmente speziato, attraversato da agrumi canditi e piccoli frutti rossi in confit, salvo poi virare lentamente con l’ossigenazione verso tonalità più profonde e ombrose di sottobosco, rovo, pietra bagnata, muschio, ribes nero, fungo champignon e cenere. È uno Champagne introspettivo e in continuo movimento, che cambia nel bicchiere minuto dopo minuto, acquistando progressivamente volume, complessità e una vinosità calda, quasi avvolgente. Al palato conserva invece una freschezza sorprendente. La materia c’è, eccome se c’è, e questo forse è il dato più impressionante, soprattutto considerando la natura fragile e discontinua dell’annata. La trama è cremosa ma dinamica, succosa di agrume, attraversata da una salinità continua che sostiene il sorso dall’inizio alla fine. Ampio, risoluto, ma sempre armonico nello sviluppo gustativo, unisce profondità e scorrevolezza con rara naturalezza. 93/100

Assieme alla nuova Cuvée n°749, la maison ha presentato anche la Cuvée n°744 DT e il parcellare Avize Champ Caïn 2015.

Cuvée 744 DT

Nasce in un’annata, la 2016, estrema: piogge incessanti, gelate primaverili e poi, improvvisamente, un’estate luminosa e asciutta che cambia il destino dell’annata. Le uve provenienti da Aÿ, Dizy, Hautvillers, Champillon, Avize e Oiry raggiungono maturità sorprendenti, restituendo vini concentrati, sapidi e profondamente strutturati, con unPinot Noir particolarmente incisivo. Dopo 92 mesi sui lieviti con tiraggio bouchon liège, la lunga maturazione amplifica le sfumature terziarie senza intaccare tensione ed energia del sorso, in quella dialettica continua tra profondità evolutiva e freschezza che rende le D.T. di Jacquesson così riconoscibili. 19.700 bottiglie e 905 magnum, con dosaggio Extra Brut di 2 g/l. Dégorgement febbraio 2025, dégorgement tardif che non cerca la spettacolarizzazione dell’attesa ma la sua assimilazione più profonda. Dopo quasi cinque anni supplementari sui lieviti, la 744 DT conserva un’energia sorprendentemente integra, giocata più sulla tensione che sulla larghezza. L’olfatto si apre lentamente, con richiami di agrumi rossi, erbe officinali, spezie fini e una vibrazione balsamica che attraversa il profilo senza mai appesantirlo. In bocca la materia è cesellata, compatta, ma continuamente ravvivata da una scia salina e rocciosa che ne allunga il passo con impressionante naturalezza. Più che l’evoluzione, colpisce la lucidità del vino: quella capacità tutta jacquessoniana di restare verticale, preciso, vivo, mutevole e lunghissimo. 95/100

Avize Champ Caïn 2015

Questa parcella di 1,3 ettari, piantata nel 1962 con 12.000 ceppi di Chardonnay allevati a Chablis, occupa la parte bassa del pendio in piena esposizione sud, su suoli argillo-sabbioso-limosi disseminati di ghiaie gessose su substrato campaniano. Il 2015, annata calda e irregolare, ha alternato piogge abbondanti, siccità e calore intenso, imponendo attese lunghe e scelte severe per raggiungere una maturità piena senza derive vegetali. La vendemmia del 21 settembre ha restituito uve perfettamente mature, con 11,5% vol. e 5,7 g/l di acidità, poi vinificate con la consueta precisione fino alla sboccatura del febbraio 2025. Prodotte appena 10.772 bottiglie e 402 magnum, per un Extra Brut da 1 g/l che coniuga densità luminosa, tensione calcarea e slancio salino che nei migliori Chardonnay della Champagne diviene memorabile. Dégorgement: febbraio 2025.

L’olfatto si impone immediatamente per precisione e luminosità, con un registro vivo e tagliente che intreccia agrumi chiari, pesca bianca e una sottile tensione floreale. Col tempo è la craie a prendere progressivamente il controllo del profilo, portando il vino verso sfumature più gessose, salmastre e affilate. La bocca è tesa, lineare, attraversata da una materia setosa ma compatta che accompagna il sorso senza mai appesantirlo. Finale asciutto, minerale e dalla persistenza infinita. Proprietaria di 35 ettari, l’azienda produce 280000 bottiglie l’anno con un quarto delle uve acquistate dai soci conferitori. Le vigne della maison sono distribuite nella Vallée de la Marne, nei comuni di Ay, Hautvillers e Dizy, e nellaCôte des Blancs, nei comuni di Avize e Oiry. Il terreno è prevalentemente gessoso nella Côte des Blancs, più marnoso e argilloso nella Vallée de la Marne, anche se in alcune parcelle, come quella di Dizy, la frazione gessosa non è trascurabile. 96/100

Dal 2022 Jacquesson è entrata in una nuova fase della propria storia: i fratelli Chiquet hanno ceduto le loro quote ad Artémis Domaines, la holding vitivinicola della famiglia di François Pinault, aprendo un nuovo capitolo dopo decenni che hanno profondamente ridefinito l’identità della maison. Alla guida è stato nominato Jean Garandeau, entrato come Managing Director nel settembre 2022 dopo l’acquisizione da parte del gruppo, già proprietario di realtà come lo storico Château Latour.

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Vania Valentini

Master Sommelier ALMA e Degustatrice Ufficiale AIS, Vania Valentini è Vice-Curatore per la Guida Grandi Champagne, cura la rubrica ‘Perlage’ di Spirito Divino e scrive di bollicine su diverse testate online. Tiene, inoltre, lezioni dedicate alla Champagne all’Università Internazionale delle Scienze Gastronomiche UNISG e conduce numerosi seminari in tutta Italia dedicati alla Champagne e agli Sparkling Wine.

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