Passione Gourmet I “Lieu-Dits” della Maison Jacquesson - Passione Gourmet

I “Lieu-Dits” della Maison Jacquesson

di Orazio Vagnozzi

Eccezionale degustazione verticale con Jean-Hervé Chiquet (seconda parte)

Riprendiamo il racconto della degustazione firmata Jacquesson, quel fantastico viaggio tra le bollicine della Maison accompagnati dalle parole di Jean-Hervé Chiquet e dall’impeccabile cucina del ristorante Da Vittorio.

Come anticipato nella prima parte, tra i vini in degustazione brillavano tre grandi “Liu-Dits”: Vauzelle Terme–Aÿ, Champ Caïn–Avize  e Corne Bautray–Dizy, tutti nelle annate 2008 e 2005 e, per  l’ultimo, anche le annate 2000 e l’inedita 2003.

Per Lieu-Dit si intende un vigneto identificato da un nome specifico, proprietà di un’unica Maison (in tal caso diventa ‘monopole’) o frammentato in diverse parcelle facenti capo ciascuna a proprietari differenti. Per quanto l’idea di produrre vini derivanti da un unico terreno non sia molto comune in Champagne, negli ultimi anni sono nate numerose etichette le cui uve provengono da un solo vigneto, con risultati per la verità non sempre esaltanti.

Ad ogni modo, nel 2002 i fratelli Chiquet decidono di smettere di produrre il classico Millésime  per dare maggiore spazio alla Cuvée 7xx e decidono di arricchire la loro gamma con quattro Champagne millesimati derivanti ciascuno da singoli vigneti. Essi sarebbero comparsi sul mercato “in solitaria”, soltanto nei casi in cui l’annata lo avrebbe permesso e quando non sarebbero stati necessari all’assemblaggio della Cuvée 7xx, che rappresenta comunque l’etichetta più importante per la Maison. Si tratta di due blanc de blancs (Corne Bautray – Dizy e Champ Caïn – Avize), un blanc de noirs (Vauzelle Terme – Aÿ) e un rosé (Terres Rouges – Dizy).

Veniamo ai vini degustati, cominciando dalla bella verticale di Corne Bautray. Proviene da un piccolo vigneto di Dizy, dal suolo argilloso con sassi di fiume e gesso in profondità, piantato da papà Jean nel 1960 e messo ufficialmente sul mercato dall’annata 2000. È un blanc de blanc Premier Cru, di cui abbiamo degustato le annate 2008, 2005, 2003 e 2000 (quest’ultima in versione Degorgement Tardif).

Complesso e profumato, il 2008 è un vino che dopo nove anni sui lieviti non è stato dosato anche grazie alla maturità delle uve che hanno prodotto l’eccezionale gradazione alcolica – dopo la prima fermentazione – di 11,5 gradi. Naso di fiori d’arancio, frutta esotica con note di pasticceria, è un vino ricco e cremoso, sapido e dal finale lunghissimo, che forse non ha ancora espresso tutto il suo potenziale (Voto 94).

 

Il 2005, dal colore che ricorda l’oro, al naso propone aromi che richiamano il limone, la vaniglia e il pan pepato. Al palato, dove spicca la freschezza data dalla spiccata acidità, è meno espressivo che al naso. Finale floreale non lungo come il 2008 (Voto 92).

L’inedito 2003 dal colore dorato ha note di miele, pan brioche e buccia di limone. Convincente al naso risulta meno espressivo degli altri in bocca ed è forse questo il motivo per cui non è uscito (Voto 91).

Strepitoso il 2000, sboccato nel giugno del 2018: la permanenza sui lieviti ha dato a questo vino complessità, profondità e finezza. Il colore è dorato, la bollicina è fine, il naso esprime note di miele, brioche appena sfornata e torrone. In bocca il vino è fresco, con finale lungo e retrogusto di cedro candito (voto 96).

E passiamo al Champ Caïn, un Grand Cru esteso su una superficie di poco più di un ettaro, in quel di Avize. Il vigneto è perfettamente esposto a sud, con una posizione ottimale per lo Chardonnay. Da tali uve si ottiene un Extra Brut, vinificato e affinato in botti, dove svolge completamente la malolattica; sosta sui lieviti per almeno 8 anni prima di essere sboccato. Rimpiazza un grandissimo, l’Avize-Grand Cru, al cui assemblaggio partecipavano anche i terreni La Fosse e Némery – ora destinati alla Cuvée 7xx – prodotto fino al 2000.  Il Champ Caïn 2008 esprime un naso agrumato, di pesca bianca ed erbe aromatiche. È un vino verticale, sapido e di grande finezza, dal finale lungo e persistente (voto 95). Il 2005 non è da meno: al naso prevalgono note agrumate e di crosta di pane. Fine ed elegante, è un vino sapido, rinfrescante e teso (Voto 94).

Stesse annate – 2008 e 2005 – per il Vauzelle Terme-Aÿ. Proviene da un vigneto dal suolo calcareo che si trova subito dopo il confine di Dizy appena dentro il comune di Aÿ, quindi un Grand Cru. Si trova su un grande coteau esposto a sud, detto “delle cuvée de prestige”, poichè il Pinot Noir di questa zona è usato nell’assemblaggio di grandi champagne come Dom Pérignon, Cristal, La Grande Dame ed altri. Del Vauzelle Terme – che ha numerosi proprietari – i fratelli Chiquet possiedono solo 0,3 ettari, per un totale di “2.500 pieds de Pinot Noir” piantati nel 1980. Strepitoso il 2008. Dal naso di lampone, agrumi e frutta tropicale, in bocca esprime la ricchezza dell’annata risultando comunque preciso, fine e teso, con un finale lunghissimo in cui ritornano le note di agrumi e frutti rossi (voto 97). Il 2005 ha un naso di lampone, pesca bianca e note iodate. Forse un po’ esile, mostra una grande coerenza tra naso e bocca. È un vino vibrante, fine ed elegante (voto 94).

Last but not least non possiamo non menzionare l’accoglienza unica con cui la famiglia Cerea delizia sempre i suoi ospiti a Brusaporto. Un applauso va all’eccellenza dei piatti che Bobo e Chicco Cerea ci hanno preparato, tra cui l’ indimenticabile risotto con straccetti di granchio reale e la pancia di maiale con sedano e mela verde. E niente di tutto ciò sarebbe stato possibile grazie alla perfezione del servizio che il sommelier Fabrizio Sartorato è riuscito ad assicurarci.

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