Château Galoupet: il rosé della rinascita

IL NOSTRO GIUDIZIO

Château Galoupet Cru Classé 2025

Rosato
91

Château Galoupet Cru Classé 2023

Rosato
92

Maison Galoupet G de Galoupet 2025

Rosato
93

C’è una tenuta in Provenza che fino a pochi anni fa versava in condizioni di grave abbandono: filari incompleti, boschi impoveriti dagli incendi, un ecosistema lasciato a se stesso per decenni. Oggi Château Galoupet, affacciato sul Mediterraneo davanti alle isole di Porquerolles, Port-Cros e Le Levant, è uno dei progetti più ambiziosi portati avanti da Moët Hennessy: un vero e proprio laboratorio di rigenerazione ecologica applicato alla viticoltura. Per capirne la portata abbiamo visitato la tenuta insieme a Nadine Fau, direttrice del domaine, e Maxime François, Global Brand Manager di Château Galoupet, che ci hanno accompagnato tra vigneti, cantina e i numerosi interventi di rigenerazione ambientale attualmente in corso.

La storia del luogo ha radici in un passato incerto quanto suggestivo: Le Galoupet compare già in una mappa della Francia commissionata da Luigi XIV e pubblicata a metà del Settecento, quando la proprietà comprendeva un uliveto, un frutteto, pascoli e un piccolo lago artificiale per la raccolta dell’acqua piovana, ancora oggi attivo. Nel 1955 il château entra nella ristretta cerchia dei Cru Classé des Côtes de Provence, uno dei soli 18 domaine dell’intera denominazione a ottenere quel riconoscimento. Negli anni Settanta la proprietà passa alla famiglia Shivdasani, di origini anglo-indiane, che la conserva per quasi cinque decenni, fino a quando il progressivo allontanarsi delle generazioni successive dalla gestione diretta fa scivolare la tenuta in una fase di lento declino.

La svolta arriva nel 2019, quando Moët Hennessy acquisisce la proprietà, primo Cru Classé de Provence a entrare nel gruppo, affidandone la rifondazione a Jessica Julmy, proveniente dalla maison Krug. Come ha raccontato la stessa Julmy alla stampa di settore, il suo primo sopralluogo sul posto fu quasi un colpo di fulmine: le condizioni precarie in cui versava il domaine le apparvero come una tela bianca su cui costruire qualcosa di nuovo, più che come un ostacolo. Si trattò così di una ricostruzione dalle fondamenta, non di un semplice restauro: un’intera comunità di storici, geologi e agronomi fu chiamata ad analizzare suolo, acqua e venti, e a catalogare ogni specie animale presente sulla proprietà, con l’obiettivo dichiarato di restituire al luogo il suo equilibrio ecologico prima ancora di pensare al vino.

Il risultato di questo lavoro è oggi sotto gli occhi di chiunque visiti i 77 ettari di bosco protetto che circondano i 69 ettari di vigneto. Château Galoupet ha avviato la conversione biologica nell’agosto 2020, ottenendo la certificazione completa nel maggio 2023, e all’inizio del 2026 è arrivato un riconoscimento ancora più raro, quello di Regenerative Organic Certified (ROC), assegnato dalla Regenerative Organic Alliance: uno standard che non si limita a valutare l’assenza di sostanze chimiche di sintesi, ma misura la salute del suolo, il benessere animale e umano e l’equità sociale verso chi lavora la terra. Come ha sottolineato la direttrice Nadine Fau, la certificazione non rappresenta un punto di arrivo, ma un riconoscimento rigoroso e indipendente di un lavoro che prosegue da anni. In un periodo di dodici mesi, tra il 2021 e il 2022, la vita microbica nei suoli è aumentata in modo significativo, un dato che il team tecnico cita spesso come prova tangibile che il metodo funziona.

Il domaine sorge in quella che viene chiamata “Provenza Cristallina“, una delle formazioni geologiche più antiche della regione, priva del calcare che caratterizza gran parte del resto della denominazione e composta invece da fillade quarzifera, arenaria scistosa e colluvio, secondo i tre micro-terroir distinti che attraversano la proprietà. Qui convivono varietà autoctone come Cinsault, Grenache, Rolle, Syrah e Tibouren, quest’ultimo particolarmente raro, tipico della sola penisola di Saint-Tropez e coltivato su alcune delle vigne ad alberello più antiche della tenuta, insieme a una quota di Semillon, presenza inconsueta per un rosé provenzale. In quanto Cru Classé, Galoupet possiede al 100% le proprie uve, condizione che consente un controllo totale su ogni fase della produzione: le uve di ciascuna delle circa quaranta sotto-parcelle vengono infatti raccolte e vinificate separatamente, secondo un metodo di vinificazione parcellare che il direttore tecnico Mathieu Meyer definisce complesso ma necessario per restituire fedelmente il carattere di ogni singolo appezzamento.

È però la dimensione ambientale a rendere Galoupet un caso a sé nel panorama del rosé di lusso. Il domaine è oggi un modello di biodiversità applicata alla viticoltura: in collaborazione con il CEN PACA (Conservatoire des Espaces Naturels Provence-Alpes-Côte d’Azur) e la LPO (Ligue pour la Protection des Oiseaux), è stato condotto un censimento che ha portato alla luce oltre 90 specie animali, tra cui diverse specie di pipistrelli tra le più rare d’Europa, numerose specie di uccelli e la rara tartaruga di Hermann. Il lavoro sul territorio si è tradotto in interventi concreti, con oltre diecimila alberi piantati, corridoi faunistici creati per favorire la circolazione delle specie selvatiche, stagni e bacini costruiti, siepi e pascoli autoctoni ripristinati.

Per affrontare la siccità crescente, è in fase di restauro un antico bacino idrico risalente al 1890, mentre la nuova cantina utilizza un sistema idrico a circuito chiuso per ridurre al minimo sprechi e consumi. Ancora più singolare è il lavoro sulle api: in collaborazione con l’Observatoire Français d’Apidologie, la proprietà ospita 200 alveari e una stazione di fecondazione delle api regine, una delle sole dodici al mondo, attiva ogni anno tra febbraio e aprile. Non si tratta di un vezzo ecologico isolato, ma di un tassello di un disegno più ampio: la convinzione, dichiarata esplicitamente dal team tecnico, che un ecosistema ricco e in equilibrio produca vini migliori quasi come conseguenza naturale.

Questa filosofia guarda ormai al futuro del clima. Château Galoupet ha destinato 3,5 ettari dei propri vigneti a progetti di ricerca e sviluppo, in collaborazione con l’INAO e i Sindacati del Côtes de Provence, per testare la resistenza al caldo e alla siccità di alcune varietà, un tema che nella regione si fa ogni anno più urgente e che qui viene affrontato non come emergenza, ma come parte di un piano già avviato da anni.

L’imbottigliamento riflette questa stessa attenzione, trasformata in un gesto di autentica ricerca estetica: la sostenibilità qui non è un compromesso, ma diventa essa stessa fonte di bellezza. La cuvée Cru Classé viene presentata in una bottiglia dal colore ambrato profondo, ottenuta con l’85% di vetro riciclato: una scelta che rompe volutamente con la trasparenza a cui il rosé provenzale ha abituato il mercato, restituendo al vino un’eleganza sobria, quasi minerale, e proteggendolo al contempo dalla luce. Il risultato colpisce ancora prima di sapere che è ecologico. G de Galoupet, la seconda etichetta della maison, spinge questa filosofia ancora oltre: pesa appena 300 grammi, quasi la metà di una bottiglia standard di rosé provenzale, nello stesso vetro riciclato, senza nulla perdere in raffinatezza rispetto a un flacone tradizionale. La stessa logica guida la chiusura: niente alluminio né plastica, ma un sistema chiamato “bandule“, crasi tra “bandelette” e “capsule“, pensato per eliminare ogni componente non riciclabile dal collo della bottiglia. È un oggetto che colpisce prima ancora di essere stappato, sottile ed essenziale nella forma, capace di comunicare un’idea di lusso che passa non più per l’abbondanza del vetro, ma per l’intelligenza con cui viene impiegato.

In vigna e in cantina, descritto come “l’altra voce dello château” accanto al Cru Classé, segue lo stesso rigore: le uve, a prevalenza di Grenache e completate da Cinsault, Rolle, Syrah e Tibouren, vengono raccolte prima dell’alba per preservarne la freschezza, poi vinificate separatamente per vitigno prima dell’assemblaggio finale, con fermentazione in acciaio e un affinamento sui lieviti fini che dona morbidezza e rotondità al vino.

Quello che rende il caso di Galoupet diverso da altri racconti di rigenerazione ambientale nel mondo del vino non è soltanto la scala dell’investimento, ingente trattandosi di un gruppo come LVMH, ma la scelta di farne un laboratorio dichiaratamente esportabile, un progetto che lo château definisce apertamente come “faro di sostenibilità” per l’intera regione, non solo per il proprio marchio. In un momento in cui il rosé di Provenza si interroga sempre più spesso sulla propria sostenibilità a lungo termine, tra siccità crescente, suoli impoveriti e un modello di viticoltura intensiva messo alla prova dal cambiamento climatico, Château Galoupet propone una visione che parte da un presupposto controintuitivo: che il vino migliori non a partire dalla vigna, ma dall’ecosistema che la circonda. Arrivando alla tenuta, la prima impressione è quella di entrare in un’oasi protetta: non è l’architettura della cantina ad accogliere il visitatore, ma la vitalità di una terra che ha ripreso a respirare, tra il verde della flora provenzale e l’azzurro del Mediterraneo all’orizzonte.

La degustazione

Château Galoupet Cru Classé 2025 

Biologico certificato e prodotto esclusivamente con uve della tenuta, il Cru Classé 2025 nasce da un assemblaggio di Grenache (46%), Tibouren (19%), Syrah (18%) e Rolle (17%). Rispetto alle annate precedenti cresce il peso del Tibouren, varietà identitaria della Provenza che conferisce maggiore personalità e profondità al vino. Circa metà della cuvée affina in demi-muid francesi da 600 litri, mentre il resto matura in acciaio, una scelta che privilegia complessità e capacità evolutiva senza sacrificare freschezza. La vendemmia 2025, più piovosa della media, ha regalato uve particolarmente ricche dal punto di vista aromatico, risultato che la proprietà attribuisce anche al percorso di agricoltura rigenerativa intrapreso negli ultimi anni.

Nel calice si presenta di un delicato rosa dai riflessi pesca. Il bouquet è ampio e raffinato, con richiami di pesca bianca, melone e papaya, arricchiti da sfumature agrumate, floreali e da leggere note burrose. Il sorso è pieno ma slanciato, sostenuto da una vibrante sapidità che accompagna tutta la progressione gustativa. Il passaggio in legno riaffiora con discrezione al centro bocca, senza mai prevalere sul frutto, mentre il finale, lungo e preciso, conferma la vocazione gastronomica di questo rosé. 91/100

Château Galoupet Cru Classé 2023 

Nasce da un assemblaggio di Grenache (52%), Tibouren (16%), Rolle (15%), Syrah (14%) e una piccola quota di Cinsault e Sémillon (3%). Come il 2025, anche questa cuvée affina in parte in demi-muid francesi, mantenendo la stessa ambizione di creare un rosé capace di evolvere nel tempo.

Il colore è un rosa tenue dai riflessi pesca. Il profilo aromatico è già più evoluto e complesso: alle note di pesca gialla, mandarino e frutta mediterranea si affiancano sfumature speziate e un insinuante accenno idrocarburico che aggiunge fascino senza appesantire il vino. In bocca mostra una struttura più importante rispetto al 2025; il ritmo è più lento, quasi cadenzato, ma sempre sorretto da una nitida freschezza e da una marcata sapidità. Il finale è lungo, preciso e autorevole, confermando come il tempo aggiunga ulteriore complessità senza compromettere equilibrio e tensione. 92/100

Maison Galoupet G de Galoupet 2025 

Interpretazione più immediata della maison, G de Galoupet condivide la stessa filosofia produttiva del Cru Classé: viticoltura biologica, bottiglia alleggerita realizzata con l’85% di vetro riciclato e grande attenzione all’espressione del terroir. L’assemblaggio vede protagonista il Grenache (53%), affiancato da Rolle (22%), Syrah (12%), Tibouren (9%) e Cinsault (4%). La vinificazione e l’affinamento avvengono esclusivamente in acciaio, con una permanenza sulle fecce fini che ne preserva integrità aromatica e tensione.

Alla vista è rosa chiarissimo con riflessi pesca. Il naso colpisce per la sua precisione: delicato, fine e nitido, alterna frutti esotici, clementina, pesca bianca e leggere note floreali. In bocca sorprende per energia e carattere. Il sorso è deciso, quasi austero nell’attacco, poi si distende con eleganza rivelando una trama salina e agrumata sostenuta da una piacevole nota mandorlata nel finale. Persistente, armonioso e molto invitante, rappresenta un rosé di straordinaria bevibilità, pensato per accompagnare tanto l’aperitivo quanto una cucina mediterranea leggera. 93/100

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Vania Valentini

Master Sommelier ALMA e Degustatrice Ufficiale AIS, Vania Valentini è Vice-Curatore per la Guida Grandi Champagne, cura la rubrica ‘Perlage’ di Spirito Divino e scrive di bollicine su diverse testate online. Tiene, inoltre, lezioni dedicate alla Champagne all’Università Internazionale delle Scienze Gastronomiche UNISG e conduce numerosi seminari in tutta Italia dedicati alla Champagne e agli Sparkling Wine.

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