Ci sono vini che raccontano un territorio. Altri che raccontano un vitigno. E poi ci sono vini che riescono a fare entrambe le cose con una naturalezza disarmante. Il Carbonaione di Poggio Scalette appartiene a questa seconda categoria. Un Sangiovese che, pur nascendo nel cuore del Chianti Classico, possiede una personalità così definita da essere riconoscibile ben oltre la sua denominazione. Prodotto esclusivamente con uve Sangiovese provenienti da una singola e storica parcella, il Carbonaione è un vino profondo, intenso ed elegante, capace di coniugare concentrazione, precisione e armonia. Un rosso che esprime con grande fedeltà il carattere del vitigno e la straordinaria vocazione delle colline di Greve in Chianti.
Una vigna che è un patrimonio storico
Il vino nasce sulla collina di Ruffoli, nel comune di Greve in Chianti, all’interno di una tenuta di circa quaranta ettari, dei quali quindici sono dedicati alla vite, mentre il resto è occupato da oliveti, boschi e seminativi. Ci troviamo in una delle aree storicamente più vocate del Chianti Classico, tra i 350 e i 550 metri di altitudine, dove terreni limoso-sabbiosi ricchi di scheletro e forti escursioni termiche favoriscono la produzione di vini di grande struttura, eleganza e longevità. Le vigne sono allevate a Guyot e cordone speronato su ripidi pendii terrazzati sostenuti da antichi muri in pietra. Ma il vero tesoro della proprietà è la parcella che dà il nome al vino: qui sopravvivono piante di Sangiovese messe a dimora negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, vecchie vigne che hanno ormai superato gli ottant’anni di età e che custodiscono un antico patrimonio genetico riconducibile al cosiddetto Sangiovese di Lamole. L’idea di valorizzare questo straordinario vigneto si deve all’enologo Vittorio Fiore, che intuì il potenziale unico di queste vecchie vigne nel terroir di Ruffoli. Ancora oggi il progetto è seguito con la stessa filosofia da Vittorio insieme al figlio Jurij, con l’obiettivo di ottenere un vino capace di esprimere tutta la forza, l’eleganza e l’identità di questo luogo.
Una vinificazione rispettosa del carattere del vino
La vinificazione è volutamente essenziale. Dopo una fermentazione di circa dodici giorni in vasche di acciaio inox, il vino affronta un affinamento di quattordici mesi in tonneau
Il Tonneau è una botte adatta all’affinamento del vino, dalla capacità di 900 litri. Leggi da 350 litri, seguito da almeno sei mesi di riposo in bottiglia. Il legno non ha il compito di lasciare una firma evidente, ma di accompagnare il vino nella sua evoluzione, conferendogli profondità e complessità senza alterare il carattere varietale del Sangiovese.
La degustazione
L’annata 2021 conferma tutto il prestigio di questa etichetta. Nel calice si presenta con un rosso rubino intenso, impreziosito da lievi riflessi granati. Il profilo olfattivo è ampio e raffinato: violetta, lavanda, erbe della macchia mediterranea e spezie dolci si intrecciano a un frutto rosso maturo che, con l’ossigenazione, evolve verso eleganti richiami di amarena e ciliegia sotto spirito. L’affinamento in legno aggiunge sfumature tostate perfettamente integrate, senza mai sovrastare il carattere del vitigno. Al palato il vino mostra tutta la sua statura. È pieno ma mai pesante, sostenuto da una vibrante freschezza che accompagna una trama tannica fitta, perfettamente cesellata. La progressione è continua, il sorso rimane dinamico nonostante la struttura e il finale, lungo e armonioso, lascia emergere una raffinata complessità speziata e balsamica. È uno di quei vini che riescono a coniugare potenza ed eleganza senza sacrificare né l’una né l’altra.


A tavola col piccione arrosto con fondo al Vin Santo e ciliegie
Un vino di questa personalità richiede una cucina capace di sostenerne la struttura senza rinunciare alla finezza. Lo immagino perfetto accanto a preparazioni come un peposo dell’Impruneta, pappardelle al ragù di cinghiale, una guancia di manzo brasata o un carré d’agnello alle erbe. Tra tutti gli abbinamenti possibili però, ce n’è uno che mi sembra quasi inevitabile: il piccione arrosto con fondo al Vin Santo e ciliegie.
È uno di quegli incontri che sembrano scritti in partenza. La salsa richiama e amplifica la componente di ciliegia sotto spirito che emerge nel vino, mentre la profondità della carne e la ricchezza del fondo di cottura dialogano con le note speziate e leggermente tostate donate dall’affinamento. La lieve dolcezza del Vin Santo aggiunge ulteriore complessità senza alterare l’equilibrio, grazie alla freschezza del Sangiovese che mantiene il sorso sempre vivo. Più che un semplice abbinamento, è un dialogo continuo tra piatto e calice: ogni boccone suggerisce un nuovo sorso e ogni sorso restituisce una sfumatura diversa del piatto.
È in momenti come questo che si comprende fino in fondo la grandezza del Carbonaione. Non soltanto un grande Sangiovese, ma un vino capace di trasformare una cena in un’esperienza gastronomica completa, nella quale territorio, cucina e vino sembrano parlare la stessa lingua.










