Il nuovo progetto Every Note Counts
Ti avvicini lentamente. Cammini con fare tra lo stupito e il curioso. Non sai cosa voler fare di più: se dedicare più attenzione allo sguardo, o se fermare il tuo stupore e iniziare a cercare nella tua memoria, nella tua meravigliosa enciclopedia che è il cervello, tutto ciò che ti può spiegare, appunto, lo stupore. Guarda che chiostro. A destra e a sinistra si apre e ti rasserena. Tutto intorno è pace, al pensiero dei seminaristi peripatetici, giorno e sera. Seminario, sede arcivescovile, ospedale di guerra. Non so se in Milano esista un luogo, un palazzo così affascinante e importante che nel corso della sua storia abbia abbracciato così tante funzioni, financo ministero della guerra della Repubblica Cisalpina o, come oggi, albergo. L’excursus storico è esso stesso parte del significato profondo che spazi e volumetrie racchiudono. Metti l’ora che volge al disio e intenerisce il cuore, metti lo sguardo che ogni dove è appagato dal senso estetico e profondo del bello, il bello inteso come il modo più semplice di rendere puro il pensiero che diventa emozione.

Max Richter è un compositore, un eclettico compositore che continua a concepire la musica come connessione catartica e liberatoria. Musica stratificata, che ama mettere insieme tanto la musica classica quanto la musica elettronica. L’ho conosciuto indirettamente con On the Nature of Daylight, brano scelto per accompagnare un piéce teatrale di Vitrac. Da lì ho voluto approfondire la sua opera, il suo modo di scrivere musica, la sua capacità di sviluppare immagini attraverso un pentagramma interpretato da musicisti.

Krug (ne abbiamo già scritto tanto, qui) è lo champagne che senza dubbio più si è avvicinato al mondo della musica, al concetto sinestesico di abbracciare più arti e più discipline, non strettamente legate, almeno in modo diretto, all’enogastronomia. Cultura e arte, sensibilità e profondità, studio ed esperienza, tempo e attesa. Lo champagne è tutto questo, il vino che si eleva e abbraccia la crescita che porta alla maturità. Come la musica di Richter, che nasce da un impulso ben preciso e conosciuto di voler creare uno spunto emotivo: un collegamento con il mondo onirico in cui il sogno può rappresentare la realtà che ci sta circondando.
Ed è qui che ogni cosa sembra trovare la propria forma. Nel progetto Every Note Counts, Max Richter ha dato voce a tre composizioni pensate per tre champagne di straordinaria identità: Clarity, per Krug Clos d’Ambonnay 2008; Ensemble, per Krug 2008; e Sinfonia, per Krug Grande Cuvée 164ème Édition. Tre brani, tre anime, tre modi diversi di dire la complessità, la precisione, l’armonia. Come il bicchiere atto a contenere un lavoro lungo e meticoloso, come la scrittura di una partitura; la parcella che diviene strumento, l’enologo che diviene musicista, l’assemblaggio che è l’orchestra e lo chef de cave che ne è il direttore.

La composizione è l’opera d’arte che ne deriva e si eleva a puro gusto e sana meditazione. Julie Cavil, chef de cave di Krug, sa bene di cosa si parla quando si parla di precisione. Il valore di uno champagne come Krug non risiede in un gesto solo, in un’intuizione solitaria. Risiede nella somma di ogni decisione presa lungo tutto il ciclo produttivo: dalla cura del vigneto, alla vinificazione, fino all’etichetta. Ogni dettaglio conta. Ogni nota conta.
C’è però qualcosa che va oltre la tecnica, e che Julie Cavil custodisce con la stessa cura con cui si custodisce un vino di riserva: il patrimonio immateriale. Il savoir-faire, certo, ma anche il savoir-être — quella capacità di percepire differenze sottili, di restare umili davanti alla complessità, di trasmettere ciò che si sa a chi verrà dopo. Perché una maison come Krug non vive solo di ciò che ha costruito. Vive di ciò che è capace di passare avanti.
Largo ai giovani, dunque. Ma con pazienza e con metodo. La sensibilità degustativa non si impone, si coltiva. Si sviluppa con il tempo, a fianco di chi ha dedicato decenni a capire una sola cosa: che la grandezza sta nei dettagli, e che i dettagli chiedono una vita intera per essere compresi davvero.

È forse questo il punto di incontro più profondo tra Richter e Krug. Tra la musica e lo champagne. Tra il chiostro seicentesco dove questa sera tutto si incontra e il bicchiere che teniamo in mano. Tre calici, tre voci, tre respiri diversi, eppure un’unica emozione che si diffonde lenta, precisa, necessaria. La precisione come vocazione. La continuità come responsabilità. La meraviglia come punto di partenza.










