Passione Gourmet Orizzontale di Champagne del 1996 - Passione Gourmet

Orizzontale di Champagne del 1996

di Orazio Vagnozzi

L’annata 10/10 dopo vent’anni

Con gli amici del gruppo di appassionati di bollicine – Les Enfants du Champagne – un po’ di tempo fa decidemmo di  celebrare il ventennale di una delle più grandi annate della storia, la 1996. È da ricordare come la mitica annata 10/10, con valori di acidità e di alcol potenziale che, in tre secoli, non erano mai stati toccati contemporaneamente.

Scelta l’Enoteca Pinchiorri quale perfetto scenario per l’occasione – grazie anche all’amicizia con Giorgio Pinchiorri e grazie al supporto del suo maitre-sommelier  Alessandro Tomberli, che ci hanno consentito di portare alcune bottiglie dalle nostre cantine – abbiamo messo in piedi il seguente parterre de rois, presentato in ordine di apparizione:

Gaston Chiquet, Belle Epoque, Cristal, Dom Perignon Oenothéque, Dom Ruinart (purtroppo non degustato perché sapeva di tappo),  Krug Clos du Mesnil, Salon, Avize di Jacquesson, Bollinger RD, La Grande Dame, Krug millesimato, Nec Plus Ultra, Tattinger Comtes Rosé.

Iniziamo con la visita alla strepitosa cantina personale dell’amico Paolo, fiorentino, che ci fa trovare per l’occasione, insieme a un boccone di Parmigiano stagionato, Henri Goutorbe Special Club, ovviamente del 1996. È un blend di 70% Pinot Nero e 30% Chardonnay niente male, con un naso di miele, juta e frutta candita, una bocca grassa e fine e un retrogusto di giuggiola (Voto: 93).

Al ristorante piatti e accostamenti sono stati concordati con Alessandro Tomberli, profondo conoscitore non solo dei grandi Champagne, ma di quasi tutti gli altri grandi vini del creato.

Dietro al nostro tavolo ci aspettano le bottiglie, già stappate. Per me, e penso anche per gli altri, siamo in sei, è un’emozione. Iniziamo con Gaston Chiquet, Blanc de blanc d’Ay, vino sapido e verticale con l’acidità in evidenza e una nota amarognola finale (Voto: 92), per accompagnare l’Amouse bouche che ci fa capire che dalla cucina la signora Annie e la brigata fanno sul serio.

Con le prime due portate del menu – Polpo cotto nell’olio d’oliva e poi grigliato, croccante, servito con una salsa ai cannolicchi e Le code di scampi alla plancia, appena scottate e tenerissime con una crema di burrata affumicata – proseguiamo con tre blend: Belle Epoque, Cristal e Dom Perignon Oenotéque. I colori sono molto diversi. Giallo oro per Belle Epoque e Cristal  sboccati all’epoca, giallo paglierino per l’Oenotéque di sboccatura molto più recente.

Belle Epoque ha un naso di fiori di tiglio, miele, frutta bianca e cedro. Fine ed elegante, lascia una bocca agrumata e sapida. E’ un vino di straordinario equilibrio, uno dei migliori Belle Epoque mai bevuti (Voto 97). Noto che concorda con me anche Alessandro Tomberli.

Cristal, che al naso è fresco, agrumato, con note di nocciola e leggera tostatura, in bocca è grasso, ricco e carnoso. Elegante e piacevole con retrogusto di agrume; risulta un po’ evoluto (Voto 94).

Dom Perignon Oenothéque, dal colore chiarissimo, rispetto agli altri è ancora un bebè. Leggermente ridotto, si apre con un naso di fiori bianchi, rosmarino, cedro e crosta di pane. E’ un vino voluminoso, vibrante e fresco con un retrogusto di buccia di arancia, frutta candita e tostatura di caffè e dal finale lunghissimo (Voto 96, ma è destinato ad aumentare).

 

E’ la volta dei Bocconcini di San Pietro al nero di seppia – gustosissimi con una delicata salsa bernese e una gelatina di camomilla al limone – e dell’Uovo in camicia con punte di asparagi serviti con guanciale croccante e spuma di Parmigiano a cui decidiamo di accostare tre grandi Blanc de blanc: Dom Ruinart, Clos du Mesnil e Salon. Purtroppo il Dom Ruinart sa di tappo e lo sostituiamo con Avize di Jacquesson. I vini sono bellissimi. Giallo oro con riflessi dorati.

Clos du Mesnil ha un naso complesso e raffinato, caratterizzato da una leggera affumicatura, note iodate, profumo di agrumi, frutta candita e pan brioche. In bocca il vino ha tutto quello che si può chiedere a uno champagne. E’ voluminoso, ma è anche fine ed elegante. E’ un vino verticale, fresco, preciso e vibrante. Il finale è lunghissimo. E’ la seconda volta che lo bevo. Meglio di così non ce n’è (Voto 100).

Salon è luminosissimo. Il naso è fine e molto ricco, di fiori bianchi, timo, rosmarino, agrumi e spezie dolci con una lieve nota ossidata. In bocca il vino è voluminoso, grasso e cremoso, con una nota sovramatura, sostenuto da un’acidità potente. Il finale è sapido e lunghissimo. E’ un gran vino (Voto 98).

Avize profuma di fico fresco, fiori bianchi e bergamotto con note affumicate e di nocciole tostate. In bocca il vino è fresco, fine, preciso e minerale con retrogusto agrumato, forse un po’ penalizzato dai precedenti due “mammut” (Voto 95).

Col Risotto con frutti di mare impreziosito da briciole di pane alla bottarga e con i Ravioli farciti di coniglio alla cacciatora serviti in una delicatissima crema di cicoria, formaggio Raveggiolo e orzo tostato, torniamo ai blend, Bollinger RD, La Grande Dame e Krug. Anche questi tre i vini si presentano con un meraviglioso giallo oro con riflessi dorati.

Il naso di Bollinger RD richiama il limone e le nocciole tostate. In bocca il vino è fine, secco, fresco e preciso. Il finale è lungo e lascia in bocca una nota di crosta di pane (Voto 95).

La Grande Dame ha un naso fresco di fiori bianchi, bergamotto ed erbe aromatiche con una nota di tostatura. E’ un vino preciso, verticale, profondo e vibrante dal retrogusto minerale e aromatico. Il finale è di grande persistenza (Voto 96).

Krug ha una grande pulizia e complessità olfattiva: buccia di arancia, albicocca, polvere da sparo, burro e note di torrefazione. È concentrato ed elegante, caratterizzato da un frutto maturo perfettamente bilanciato dall’acidità con un retrogusto di burro, spezie dolci e buccia di arancia. L’ho adorato la prima volta che l’ho bevuto e continuo ad adorarlo (Voto 98).

E’ il momento del Panino di petto d’ anatra (tenerissimo) servito con bietoline all’acciuga e salsa di fegatini da sballo a cui accostiamo il Nec Plus Ultra. Forse la bottiglia non è perfetta, ma si può comunque bere (l’accostamento è proprio azzeccato!). Al naso si percepisce una nota ossidata, miele, fieno, fiori secchi e frutta candita. In bocca il vino è voluminoso, ma un po’ disarmonico a causa di un’acidità un po’ troppo dura. Il vino è caratterizzato da una bella sapidità e da una nota ossidativa (Voto 91).

E andiamo avanti con il Maialino di razza Mora Romagnola, cucinato alla perfezione e servito con carota alle spezie e scalogno in agrodolce, con cui beviamo il Comtes Rosé. Al naso, frutta rossa matura, rose e pepe nero. In bocca il vino è corposo ed equilibrato da una bella acidità. Risulta piacevole ed elegante con un retrogusto che corrisponde perfettamente al naso e con una bella nota di pepe nero e rosa appassita. Gran bel rosè (Voto 96).

Finiamo col Melone colorato servito con frutti rossi, barolo chinato e menta. Non ce la sentiamo (o ci dimentichiamo?) di accostare un altro vino. Ma riassiaggiamo (e terminiamo) tutti i grandissimi Champagne appena degustati.

Grazie a Giorgio per l’ospitalità, ad Annie per l’eccellenza della cucina e ad Alessandro per il servizio impeccabile, dalle perfette temperature dei vini alla piacevole atmosfera che con il suo staff ha saputo creare in sala. Grazie a loro e ad una sequenza pazzesca di vini abbiamo passato alcune ore indimenticabili.

Che dire? Da rifare. E senza dover attendere il trentennale.

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