Avanguardia Bolognese
Gian Marco Bucci e Lorenzo Costa sono gli ideatori del progetto Ahimè. Un luogo creativo e dinamico, lontanissimo dalla stretta ortodossia della cucina bolognese.
Imprenditori coraggiosi che hanno avuto voglia di rischiare e che oggi coadiuvati dal talentuoso chef Lorenzo Vecchia, formatosi alla corte di Antonia Klugmann e Martin Berasategui, e dal sommelier Gianmarco Martinelli raccolgono pienamente i frutti della loro scommessa controcorrente.
La carta, non molto estesa e che cambia spesso, come la vera cucina di mercato richiede, esclude pressocchè completamente le specialità cittadine ed è fortemente improntata sull’elemento vegetale.
La scelta dei piatti non è estesissima, si diceva, le proposte cambiano spesso e non sono collegate alla tradizionale ripartizione antipasti, primi e secondi. Si può optare per un percorso di cinque portate selezionate dallo chef o limitarsi a mangiare due, tre piatti, senza obblighi legati al contesto.
Lo stile di cucina moderno e creativo gioca spiccatamente su tonalità acide e amare. E su materie prime di assoluta eccellenza fornite da Federico Orsi, un altro dei soci, nonché produttore di ortaggi in biodinamica e allevatore di carni del territorio.
Insomma, filiera corta, tante idee e un format giovane e dinamico che permette di mangiare anche al bancone, affacciati sulla cucina a vista in modo da seguire la preparazione di ogni piatto.
Lorenzo Vecchia mostra sapienza tecnica, attenzione nelle cotture e la giusta estrosità per aggiungere ad ogni piatto quel tocco che fa la differenza.
Ci ha convinto l’Insalata di Radicchio con olive, scalogno, nocciola, e mela sott’aceto, piatto dall’acidità molto spinta, ideale per svezzare palati assonnati.
Materie prime di alto livello, servizio informale e sciolto e uno chef di sicuro talento
Sorprendente la Lattuga arrosto: frutta (noci e arancia), verdura, salsa verde e, infine, la grassezza appena accennata di una crema di stracchino di capra. Piatto che è un susseguirsi di sensazioni e contrasti, acidità e consistenze diverse.
Buono il Petto d’anatra, cotto al rosa accompagnato bieta, “salsato” con una riduzione di albicocca e adagiato su una crema di cavolo nero, quattro ingredienti perfettamente accostati.
Menzione finale per un eccellente dessert: Panna cotta, curcuma e pepe di Seichuan, che potrebbe sembrare semplice ma che è stato in grado – cosa non facile – di rinnovare l’appetito al termine della degustazione.
Cantina composta da una discreta selezione di vini naturali e di piccoli produttori.
Un posto interessante, giovane e dinamico. Una cucina non banale rispetto alla quale ci sentiamo solo di avanzare un piccolo appunto relativo ad una certa ripetitività nella proposta, troppo legata a toni vegetali e acidi che si reiterano nel corso della cena con poca soluzione di continuità.
IL PIATTO MIGLIORE: Insalata di radicchio, olive, scalogno, nocciola, mela.
La Galleria Fotografica:























