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Le vigne di Federico Graziani

di Sofia Landoni

Verticale di Profumo di Vulcano

Le ha lasciate respirare, Federico Graziani. Le ha lasciate essere, quelle sue amate viti. Quella che oggi è la sua vigna – la vigna di Profumo di Vulcano – era sul ciglio dell’espianto. Così era stato deciso per lei, con l’avvallo dei finanziamenti e l’impossibilità dell’allora proprietario di proseguire con il mantenimento di esse.

Quando Federico venne a conoscenza dell’esistenza di questo mezzo ettaro si trovava in un bar in compagnia dell’amico Salvo Foti, alle pendici dell’Etna. Quel famoso e controverso mezzo ettaro brillava di un fascino antico e saggio, realizzato nello spessore dei tronchi ultracentenari che hanno accumulato dentro i loro tessuti un vissuto inenarrabile, fatto di resistenze, di battaglie per la sopravvivenza sotto le intemperie degli 800 metri di altitudine, di placide armonie con la brezza etnea e con il suo sole vivido. Un vissuto fatto di costanti rinascite, che accadono ogni anno in primavera sotto lo stimolo di una vita fremente e desiderosa dell’aria. Anche lo sguardo di Federico, perso della bellezza di questi ceppi, era per essi una rinascita, forse la più importante.

Come tutti gli amori a prima vista, l’empatia di Federico con questo mezzo ettaro di vigneto è stata istantanea e pervasiva. Fu così che Federico Graziani iniziò, nel 2008, la sua avventura alla viticoltura etnea.

Due rossi e un bianco, per ora, che hanno sorpassato la rigida purezza varietale etnea in nome di una realtà contaminata di storia e identità differenti, tradotta nella presenza di più vitigni all’interno di quel lembo di terra. Pullulava l’ecletticità della vita, nella vigna di Federico. Era così da anni: alcune di queste piante presentavano percorsi di vita iniziati 120 o 130 anni, sopravvissute fieramente alla Fillossera e oggi foriere di un’eredità storica impressionante. Da esse prende vita il rosso Profumo di Vulcano – di cui è stato già raccontato in un precedente articolo che ha voluto approfondire le specifiche del vino nella sua vendemmia 2016 – di cui oggi vogliamo proporre una piccola e sorprendente verticale organizzata e ospitata da Wine Tip, a Milano.

Ma non solo. Federico ha voluto valorizzare il paradosso etneo anche attraverso un vino bianco. Si chiama Mareneve, come una strada che corre nei pressi di questa seconda vigna, situata ancora più in alto. Si sfiorano i 1.200 m.s.l.m., con il vigneto del bianco, che rientra a buon diritto fra le 15 vigne più alte d’Europa. Un paradosso, si diceva, evidenziato già dal nome. “L’Etna – come ricorda Federico – ha dentro il fuoco. Ma il clima è freddo”. I paradossi interni di questo territorio lo rendono interessante, avvincente, se non addirittura inesauribile in tutto ciò che di esso si può conoscere e scoprire giorno dopo giorno. La vigna di Mareneve si trova all’interno della Contrada Nave, vicino al noto Bronte. L’appezzamento ospita 5 varietà, tutte presenti all’interno dell’uvaggio, poiché Federico non ha stravolto assolutamente nulla di ciò che lì c’era: Gewurztraminer, Riesling Renano, Catarratto e una piccola quota di Chenin Blanc e Grecanico. Sorprendente, veramente sorprendente. Sorprendente è la presenza di queste uve, sorprendente è l’asprezza del clima, sorprendente è come lo stesso clima può al contrario diventare qualcosa di incredibilmente pacificante e sorprendente è la finezza, la tensione e la sottigliezza risoluta di questo bianco vulcanico.

Mareneve 2016

L’esuberanza tipica del Gewurztraminer è stata modulata in modo che diventasse anch’essa parte dell’eleganza. La vaniglia e la frutta matura tessono lo sfondo su cui emergono da protagoniste le note pungenti delle erbe aromatiche, della menta, del muschio e del pepe bianco. La bocca è freschissima. Pungente, dritta, fine, perpetuata nel riverbero della freschezza che continua a vibrare come una corda tesa.

 

Profumo di Vulcano 2013

Naso stratificato, complesso, pervaso da un tratto solfureo soffuso che ricorda la cenere. Convivono un timbro floreale di viola e geranio e un timbro scuro di cuoio, terra e bacche di ginepro. La bocca è di grande eleganza e finezza, nella sua connotazione dritta e sottilmente tannica. Il tannino è omogeneo, uniforme e perfettamente distribuito nel sorso, abbinato a una freschezza decisa. È il vino dell’attesa, il 2013, quello che incuriosisce nella promessa implicita di una fioritura straordinaria.

Profumo di Vulcano 2015

Emerge il carattere di paradosso del suo terroir: l’impressione accogliente di frutta rossa succosa lascia spazio alla traccia più pungente delle erbe aromatiche, definendo un naso carnoso. L’incedere di bocca è elegante, reso ancora più raffinato dall’aromaticità floreale che lo muove come un velo. Delicatamente tannico e freschissimo.

Profumo di Vulcano 2016

Naso solare, aperto, espanso sulle note di frutta matura. Ricorda l’amarena, la ciliegia e persino la polpa morbida e zuccherina del mango. Pot-pourri, spezie africane e incenso aleggiano sullo sfondo della sua tela olfattiva, ospitando qualche richiamo alla macchia mediterranea. La bocca è fine ma succosa, spessa. Ha un’ottima struttura, capace di sinuosità e solidità. Il tannino è immancabilmente levigato, omogeneo ed elegantissimo, scortato da una bella freschezza a persistere.

Profumo di Vulcano 2014

Il protagonismo del naso, qui, è delle spezie. Ricorda il curry e la curcuma, ma anche la pungente e vagamente rude impronta erbacea di radice. Il tutto, appare su una trama sulfurea e rocciosa, da cui spiccano note tostate di caffè e note di bacche di bosco. In bocca è forse il più rude, il più astringente. Si svolge nella consueta finezza che lo caratterizza, con la determinazione di un tannino ancora agitato.

Profumo di Vulcano 2012

Supera tutti i precedenti per complessità, questo 2012. La lievissima nota ossidativa regala lo stesso effetto emotivo che darebbe il bordo ingiallito di una pagina. Si respira ancora il profilo floreale che ingentilisce la stratificazione dei ricordi che porta in sé. Frutta sotto spirito, confettura di more, terra, cuoio, caffè e un’intricata trama balsamica che raggiunge le note di propoli. La bocca è precisa sia nella definizione tannica che nella freschezza, armonizzate in un sorso elegantissimo che persiste su una lunga scia di liquirizia.

1 Commento.

  • MARCO JEAN HENRI VERDILE13 Marzo 2020

    Ho avuto il piacere di passare qualche ora con Federico durante un servizio FIS, ero al suo fianco al banco degustazione del suo magico profumo di Vulcano. Mi ha trasmesso la sua passione ed ho potuto apprezzare la sua professionalità. Il mondo del vino è un caleidoscopio affascinante nel quale spero presto di riaffacciarmi. Grazie per aver riacceso questo ricordo !

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