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Terra – The Magic Place

Luci e ombre in un angolo di bellezza a 1600 metri di quota

Il 2017 è stato un anno di cambiamenti per la famiglia Schneider e il suo gioiello incastonato nella Val Sarentino: il passaggio generazionale si è completato con il cambio del nome della struttura, dallo storico Auener Hof al più moderno Terra – The Magic Place. Un cambio non indifferente, voluto fortemente dalla proprietà per la capacità di descrivere in maniera precisa il nuovo corso di questo Relais montano: una vera e propria immersione nella natura.

Non si rimane indifferenti a una sosta qui, un’oasi di buon gusto a 1600 metri di quota. Una base di partenza privilegiata per bellissime camminate, alla portata anche dei camminatori meno esperti. L’albergo è stupendo, soprattutto per la sede privilegiata in cui si trova.
Ma tutta l’esperienza ruota indubbiamente intorno al cibo: quindi la cena e, per chi ha la fortuna di pernottare qui, la magnifica colazione del mattino.
Nelle nostre precedenti visite non abbiamo mai fatto mistero del nostro feeling con la cucina di Heinrich Schneider, da tempi non sospetti uno dei cuochi “montani” con i punteggi più alti su Passione Gourmet.

Ma è il caso di tornare con i piedi per… Terra.

Ci ha stupito non ritrovare nel menù estivo le sensazioni che avevamo riscontrato in passato: sopra ogni cosa la leggerezza, la precisione e l’abilità nell’uso delle erbe.
La cena ha viaggiato su risultati alterni, passando da piatti con eccessiva dolcezza di fondo (emblematico l’inizio pasto, una fragola e menta quasi stucchevole) ad altri di scarsa intensità.
E’ evidente il tentativo di riproporre nei piatti i paesaggi montani, visivamente e gustativamente: ad esempio tramite un ripetuto utilizzo delle tonalità di grigio -delle stoviglie e di alcuni ingredienti- nella ricostruzione dell’ardesia nella trota e nel salmerino.

Tralasciando la scelta, un po’ datata nel suo legame alla Spagna del ruggente inizio 2000, alcune volte lo chef centra l’obiettivo (come nel meraviglioso brodo di manzo, olio di abete e funghi), in altri l’impatto estetico non è seguito da un pari risultato al palato.
Come negli gnocchi di formaggio, un lavoro sulla sferificazione certo non attualissimo. O il salmerino, davvero non cattivo, ma certamente poco incisivo.
Ottimi invece i fagottini al cerfoglio ripieni di guancia di bue, succo di erbe e muschio islandese: un bellissimo viaggio nei sapori montani, questo sì non solo visivo ma anche gustativo.

Piccola nota dolente nel dessert, strepitoso nel gusto, con le erbe che si rincorrono in uno sfoggio di alta classe, ma completamente errato nella temperatura di servizio: i “sassi” si presentano duri anche da tagliare con forchetta e coltello, e mangiarli interi ha messo a durissima prova la nostra sensibilità dentale; molto meglio aspettando un paio di minuti…
Insomma luci e ombre, tra piatti esteticamente perfetti e una corrispondenza al gusto latitante.
Solo un passo falso? Torneremo di certo a verificare, perché è tanta la stima per il lavoro di questa famiglia e grande il piacere di sostare in questo luogo.

La galleria fotografica:

Bisognerebbe cominciare con “c’era una volta” per raccontare la storia che riguarda uno chef, Heinrich Schneider, uno stupendo albergo, l’Auener Hof di Sarentino, e il relativo ristorante, Terra. Una favola che, per qualche strano scherzo del destino, negli anni non ha avuto lo stesso appeal di “Hansel e Gretel” o di “La bella addormentata nel bosco” ma che, se analizzata, mostra il loro stesso spessore.
Lasciandosi alle spalle Bolzano si comincia a salire, tra tornanti e gallerie, fino ad arrivare a Sarentino, altopiano circondato dai monti, al confine con il mistico, che pare essere appoggiato quasi in bilico tra prati verdi e ruvide rocce montuose. Si sale ancora, la strada si stringe, diventa ancor più tortuosa, si entra quasi in una realtà parallela, lontani da tutto e da tutti. Poi, d’improvviso una struttura, moderna, accogliente, romantica: l’hotel della famiglia Schneider, affiliato Relais & Châteaux, si presenta così, dando sollievo.
Le accoglienti camere, sobrie e confortevoli, la Spa con la sauna e l’idromassaggio panoramico sulle alpi, il bagno di fieno che rilassa qualora ce ne fosse ancora bisogno prima della cena che di lì a poco si andrà a degustare in quella campana di vetro che è il ristorante Terra.
Un’ampia sala accoglie i clienti. Luci soffuse, i tronchi di betulla evocano i boschi che al di là delle vetrate circondano la struttura. Tutto pare ovattato, rallentato, quasi si fosse all’interno di una di quelle sfere che quando agitate mostrano la neve, per la gioia dei bambini.
Il buio cala, la neve scende, lo sguardo è catalizzato dalla cucina a vista, dove officiano Heinrich Schneider e la sua squadra. Un luogo magico.
La sorella Gisela coordina e dirige la sala in una maniera discreta e professionale, i modi sono delicati, le tempistiche perfette mentre la cantina, in linea con la cucina, è squisitamente altoatesina.
Niente carta delle pietanze, solamente due menù degustazione, uno da 9 portate, l’altro da 16.
Lo chef propone e racconta il suo territorio, l’Alto Adige, attraverso un viaggio su e giù per i monti, attraversando boschi e fiumi, verdi prati e fienili. Una cucina saggia, fine, pensata ma assolutamente comprensibile.
Le entrée accolgono gli avventori con i profumi della superficie del bosco, gli aghi di pino, il timo, il lampone, le rose. Poi, piano piano, dall’impatto olfattivo che si ha di primo acchito arrivati in montagna, si passa agli umori di laghi e fiumi.
Si prosegue la degustazione tra un colpo da maestro e l’altro, in una sorta di simulazione di camminata montana che diviene sempre più intensa e profonda mano a mano che si prende coscienza del territorio.
Ecco i pascoli, i vitelli, i manzi e le pecore che brucano nei prati con tanta voracità da assaporare perfino le radici delle erbe. La radice del prezzemolo, la scorzanera, qualche fungo.
Una cucina che fa dell’ironia un intramezzo tra portate piuttosto drammatiche, con tutte le accezioni positive che questo termine può avere. Di intensità sconvolgente i diversi brodi, veri e propri fiori all’occhiello della cucina di Schneider.
Lo sciroppo di pomodoro con erbe e cagliata di latte fresca è una geniale riesumazione del ricordo di qualche pizza malauguratamente mangiata in una valle tirolese, in cui passata di pomodoro e basilico venivano sostituti con concentrato e origano. Risultato mozzafiato, in un boccone un brutto ricordo viene di colpo cancellato e rimpiazzato in positivo da un altro con gli stessi sapori.
Poi ancora le malghe, con il loro odore di fieno, le verdure e i loro semi. I formaggi stagionati e lavorati da mangiare con un frutto appena colto.
Ed infine la mentuccia che rinfresca, i frutti di bosco, il latte, la corteccia dei pini.
Non si finirebbe mai di raccontare quanto visto in quella passeggiata durata 16 portate al ristorante Terra.
Fortunatamente tutto questo non è affatto una favola ma pura realtà, della quale è consigliatissimo appropriarsi il prima possibile.

La mise en place.
mise en place, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Il pane: con mirtilli e lavanda quello viola, semplice e sublime quello con lievito madre al naturale
pane, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Da accompagnare con il burro nature, con quello alla cenere di betulla e con del sale e carbone
burro, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Patata al bronzo cotta nella terra
patata al bronzo, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Da intingere in una emulsione di erba e grano
salsa, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Si parte alla grande, la cenere si sposa benissimo con la consistenza della patata e viene ingentilita dall’emulsione di erba e grano
erba, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Essenza di capriolo con frutti di bosco disidratati e schiuma di speck affumicato. Il primo brodo lascia già il segno. Il gusto di base del consommè di capriolo accoglie la mineralità dei frutti di bosco e l’affumicato dello speck, mentre nel finale escono anche note dolci.
Essenza di capriolo, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Foglia di lampone con polvere di rose ed odori (timo, aneto, anice, zenzero, sale nero e aghi di pino). Il primo passo in un bosco umido, calpestato che sprigiona tutta la sua forza umorale.
foglia di lampone, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Si comincia con la degustazione. Textura di zucca con anice e basilico. Zucca cotta in uno sciroppo di zucchero, semi fritti in olio di oliva e spuma degli stessi semi. Piatto assoluto, dolce, tostato, amaro che esce dai semi di zucca, retrogusto balsamico.
texture di zucca con anice e basilico, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Salmerino della Val Passiria marinato al papavero, gelè all’aceto di lamponi, pesto alla menta e rape rosse e neve di rafano. Piatto meno complesso, tendente al dolce con note verdi che emergono alla fine di ogni boccone. Il salmerino, molto delicato, si perde un po’.
Salmerino della val passiria, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Salentino
Muschio islandese con manzo di razza grigia e schiuma di Sarcodon Imbricato (fungo locale). Piatto caratterizzato dalla croccantezza del muschio che si sposa bene con la setosità del fungo e della carne.
Muschio irlandese, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Uova di gallina di stato brado della Val Sarentino con morchelle e caviale di lavarello. Prima “tregua” del menù con un piatto molto goloso, di chiaro stampo classico, ottimamente eseguito.
uova di gallina, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Sciroppo al pomodoro con erbe e cagliata di latte fresca.
Sciroppo al pomodoro, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Spaghetti al lievito con asperula. Grande spaghetto. L’acidità del lievito madre nell’impasto si armonizza con la sensazione lattica data dalla stellina odorosa e viene esaltata grazie al lime grattato a crudo.
Spaghetti al lievito, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Filetto di lingua di vitello profumato con erbe e radice di prezzemolo, latte e scorzonera. Consistenza della lingua straordinaria, scioglievole e grassa. La scorzonera dona tonicità al piatto, equilibrandolo perfettamente.
Filetto, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Tortellini al formaggio “Hinterprosl” con polvere di germogli di pino, orzo e tartufo. Unico passo falso della serata. Piatto un po’ fine a se stesso, slegato.
Tortellini al formaggio, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Filetto di luccioperca agli aromi di bosco con petali di fiordaliso essiccati, rapanelli e cicerchia. Tanto bello quanto buono. Il brodo alla base del piatto è un altro colpo da maestro
filetto di luccioperca, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
BeefTea di manzo di razza grigia con funghi autunnali (finferli, trombe dei morti e porcini). Abbiamo finito gli aggettivi per i brodi di Schneider.
beef tea di manzo, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Maialino da latte cotto 24 ore nella sua essenza, crema di foglie di prezzemolo, schiuma di patate e caviale di salmerino. Altro bel passaggio. Di primo acchito morbido e rotondo il maialino viene reso persistente e verticale dalla crema di prezzemolo.
maialino da latte, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Filetto di vitello in 2 texture:
Essiccato con spezie ed aromi, crema di cavolfiore e cipolline.
Il cuore del filetto.
Piatto della serata. Complesso, sofisticato, completo. Il retrogusto di spezie persiste in bocca ricordando gli aromi del vin brulé. Semplicemente perfetto.
filetto di vitello in due texture, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Formaggio di malga stagionato con gelato al fieno e mostarda di pere. Bel predessert che gioca sul caldo-freddo dato dal formaggio caldo e il gelato
formaggio di malga, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Crema di birra scura Sixtus con pane alla segale e caramello
crema di birra, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Briciole di torta alla rapa rossa, gelato alla ricotta di capra, sorbetto al crespino, pimpinella e menta. Dolce che urla “Alto Adige!”
briciole di torta alla raparossa, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Tortino al ciccolato con corteccia di pino e gelato al siero di latte. Bel finale
tortino al cioccolato, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
La piccola pasticceria.
piccola pasticceria, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
La splendida sala panoramica.
splendida sala panoramica, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Un altro “cliente”…
Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino
Il panorama
panorama, Terra, Chef Heinrich Schneider, Val Sarentino

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Per fare la conoscenza di una delle cucine più interessanti dell’Alto Adige, e non solo, si può venire a perdersi, quasi letteralmente, nella Val Sarentino, non esattamente una delle mete turistiche più gettonate della regione.
Dall’omonimo paese che dà il nome alla valle, una strada si addentra nel bosco per diversi chilometri. Il tragitto vede intorno a sé una natura incontaminata, silenziosa, bellissima, la cui unica turbativa potrebbe essere rappresentata dall’attraversamento stradale di una volpe o magari di un cerbiatto.
Alla fine di tanto maestoso sfoggio di bellezza, ecco, in località Prati, la bella struttura della famiglia Schneider che ospita l’albergo e il ristorante.
Essendo in piena montagna ci si potrebbe aspettare una solida cucina tradizionale, vigorosamente legata al territorio, che non lesini affatto in golosità e calorie di sorta.
Queste aspettative andranno invece felicemente disattese.
Quella di Heinrich Schneider è una cucina leggera, vivace, fresca, il cui coté montano è “tradito” solo dai fiori e dalle erbe locali che, copiosi, arricchiscono e completano i suoi piatti.
Lo stile dello chef è lineare: semplificare, asciugare, concentrare senza ricorrere a grassi superflui, esaltando le materie prime e raffinando anche quelle più impegnative come, ad esempio, il cavolfiore che viene presentato disidratato, in crema con aceto balsamico e marinato alle erbe.
Le marinature e le affumicature attraverso il sapiente utilizzo della vegetazione montana sono un altro elemento caratterizzante il linguaggio culinario dello chef, i cui passaggi nelle cucine della Stua de Michil a Corvara e allo storico Cheval Blanc di Lembach, in Alsazia, sembrano solo tappe di un percorso che ha avuto poi una evoluzione personale davvero brillante.
Non ci si spinge mai più in là del dovuto, tutto è equilibrato e viene offerta una compiuta panoramica su una cucina d’autore d’alta quota il cui valore meriterebbe senz’altro maggiore popolarità.
Il menù, saggiamente articolato in 4, 6, 8 o 12 portate, cui si aggiungono quattro-cinque piatti alla carta, offre sia l’opportunità di fare un pasto più veloce che di spaziare liberamente.
Il servizio, coordinato egregiamente da Gisela Schneider, sorella dello chef, si dedica all’ospite in modo cordiale e familiare in un’atmosfera di grande rilassatezza.
Nella carta dei vini, incentrata quasi esclusivamente sul sud tirolo, sono presenti diverse chicche con ricarichi molto apprezzabili.
Il tutto in attesa di una ristrutturazione prossima ventura che renderà l’Auener Hof ancora più accogliente.

Mise en place.
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Gamberi marinati ai fiori con maionese di erbe.
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Consommé di orzo
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Sfoglia al ginepro con pesto di peperone e pomodoro.
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Ricotta alle erbe, burro di capra, burro salato, crema di pomodoro al miele e rosmarino.
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Pane.
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Grissini ai fiori di sambuco e alle rape rosse.
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Battuto di carote con crescione, mais e salsa alle spezie.
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Salmerino marinato al papavero, neve di rafano, acetosella, pesto di menta e rapa rossa. Equilibrato ed elegante.
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Praline di carrè di maiale affumicato, aromatizzato alla cenere di erbe di montagna, cracker di avena, crema al tartufo.
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Variazione di cavolfiore: in crema, marinato alle erbe e disidratato, caviale di salmerino, riduzione di balsamico. Come in tutti i piatti, leggerezza anche in questo cavolfiore.
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Carota selvatica in polvere di funghi, petto di piccione con mirtilli e pimpinella, uovo di quaglia in cenere di betulla.
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Il fiore della carota selvatica.
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Tortelli alla ricotta, tartufo, muschio islandese, consommé gelificato con funghi e spinaci selvatici.
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Tortelli di guanciale manzo, silene, lenticchie.
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Filetto di luccioperca in bieta e melissa, sedano rapa brasato. Unica concessione a uno stile un po’ meno personale.
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Squisito brodo di beef.
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Controfiletto di manzo aromatizzato alla torba, stellaria, crema di semi di girasole, amaranto.
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Crema gratinata all’edera terrestre, spuma alla lavanda, gelèe all’ortica.
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Terra di malto ghiacciata, sorbetto di frutti di olivello spinoso, topinambur, caramello, acetosella, olio di germogli di abete. Tipologia di dolce già vista altrove ma eseguita in modo abbastanza interessante.
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Petit fours.
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Ottimo vino da un vitigno non noto come dovrebbe.
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Interno.
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