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Ristorante Vun, Hotel Park Hyatt, chef Andrea Aprea, Milano (MI), di Davide Bertellini

Diamo il benvenuto a Davide Bertellini, girovago-gourmet con forte predilezione per le più basse latitudini del nostro globo. Viaggia spesso per lavoro in sud america, chissà che presto non ci porti qualche resoconto anche da quelle zone 🙂

Il Presidente

Questa valutazione, di archivio, è stata aggiornata da una più recente pubblicazione che trovate qui

Recensione ristorante.

Entrando al Vun (dal dialetto milanese Uno) all’interno del hotel Park Hyatt di Milano si avverte già nell’aria il rinnovamento avvenuto in concomitanza delle vacanze estive che ha visto succedere Andrea Aprea al posto di Filippo Gozzoli.
Aprea, napoletano verace, giunge a Milano dopo una bella esperienza al Comandante di Napoli dove arrivò dopo aver “girovagato” fra le cucine di vari chef stellati( tra cui Heston Blumenthal) e la intrigante ed esotica Malesia. Un passato che si coglie nei piatti da lui creati dove alla tradizione degli ingredienti tipici napoletani si accompagnano profumi e tecniche che arrivano da lontano. Una cucina tecnicamente ben curata, armonica, forse a tratti troppo “sostanziosa” e ricca. Una cucina che ci è piaciuta, anche se forse non ha ancora trovato il suo completamento e la sua articolazione piena, dovendo rispondere si alle esigenze imposte da un ristorante d’albergo, ma che potrebbe (viste le premesse) e può diventare più marcatamente originale e personale.
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Era ora! E’ d’obbligo cominciare questa scheda con tale esclamazione liberatoria. Siamo a Milano: proprio nel cuore geografico della città. Defilato tra il castello e via Dante, si nasconde questo recente bistrot all’italiana, tanto nuovo quanto curato. Un progetto partorito dalla sinergia tra i ristoratori Antonio Facciolo e Piero Maranghi e l’estro culinario di Fabio “Puro” Barbaglini, che ci mette tanto di know how e quindi tanto di faccia. Un locale pensato su misura per la clientela cittadina, ma che potenzialmente dovrebbe piacere tanto anche ai turisti che affollano queste strade. Formula vincente studiata a tavolino e, almeno sulla carta, sbaraglia concorrenza. Una grande qualità dell’offerta, a prezzi competitivi (siamo in pieno centro e i bar, che ti vendono una piadina e una birra a 10 euro, pullulano come in nessun altro posto). Una quarantina di posti a sedere suddivisi tra la sala principale e una saletta più riservata, servizio attentissimo e una mise en place di tutto rispetto. Sembrerebbe un ristorante ma in realtà è una trattoria, anzi forse è più appropriato bistrot, per la semplicità delle proposte, per la carta dei vini ridotta all’osso, ma soprattutto per il fatto che si può mangiare in centro una buona e sana cucina, senza dover accendere un mutuo. Ed è proprio a questo punto che salta fuori il nostro “Era ora!”. Già perché locali così se ne contano sul palmo di una mano in tutta la città, figuriamoci in centro. (altro…)

Recensione ristorante.

Si vede tutta Milano da quassù. Ed è una bella sensazione vedere che la città, in attesa dell’Expo, è più estesa di quanto sembra. E basta poco per realizzare che questo nuovo ristorante è davvero un posto unico nell’intero panorama meneghino. In effetti, se non fosse stata così suggestiva l’idea di cucinare al ventesimo piano di un grattacielo ipermoderno, sicuramente Fabio Baldassarre non avrebbe mai abbandonato la sua Roma per trasferirsi a Milano, dove, già da quando il World Joint Center era ancora un cantiere a cielo aperto, si è innamorato a prima vista di questa sua nuova dimora. Sono lontani i tempi dell’Altro Mastai che Baldassarre abbandonò all’apice del successo, per seguire altre strade. Due anni lontano dai riflettori non hanno fatto perdere al simpatico chef di origine abruzzese la grande tecnica appresa alla corte di Raymond Blanc e di Heinz Beck. Anzi, è un piacere ritrovarla. C’è una mano leggiadra in tutte le preparazioni che ci vengono servite, tecniche collaudate e materia prima realmente notevole. E’ questa la cucina di Baldassarre, priva di fronzoli o scappatoie modaiole. Unico ha aperto i battenti da poco e di conseguenza sta sondando il terreno della esigente clientela milanese. Ancora non c’è una carta ben definita, solo un degustazione (da 6 a 12 portate) che viene creato giornalmente con i prodotti reperiti ogni giorno sul mercato. (altro…)

Recensione ristorante.
Gattò a Milano. Parafrasando l’incipit dei proprietari che trovate sul loro sito dentro questo locale c’è un tantino di Napoli, un pezzettino di Francia, molta informale allegria. Ci tengono a sottolineare che qui si fa cucina “casalinga”, nel più nobile ed alto senso del termine. “Questo Gattò non è un ristorante, ma è un pochino come se fosse casa vostra”, ribadiscono. Ed in effetti qui al Gattò troverete una cucina molto casalinga ed alla mano. Una ventata innovativa, che speriamo perduri ed anzi si rinforzi, l’hanno portata due giovani ragazzi milanesi, freschi di diploma all’Alma. Hanno preso le redini della cucina in mano da poco, ancora qualche piccola ingenuità, vuoi per gli abbinamenti, vuoi per le proporzioni tra condimento ed elemento principale, vuoi per qualche piccolo peccato veniale di cottura, ma la strada, seppur in salita, appare confortante. Quando metteranno la loro impronta anche sui piatti che sono in carta e sono inamovibili, perché legati alla storia ed alla tradizione della proprietà, e quanto sistemeranno alcuni dettagli di preparazione sono certo che ci riserveranno piacevoli e gradite sorprese. Intanto vedere due giovanissimi ai fornelli, servire il pasto per 20/30 alle volte 50 coperti con entusiasmo, passione, voglia di fare e tanta umiltà è decisamente piacevole ed invogliante. Non fate mancare i vostri consigli e suggerimenti, voi avventori che varcherete la soglia del Gattò, i ragazzi vi ascoltano, e così potranno crescere. Bella l’aria che si respira nel locale, un neo bistrot che è anche un po’ negozio, peccato per quel cattivo odore che ogni tanto, complice forse una cattiva aerazione, vi arriverà al tavolo, di fronte alla piacevole cucina a vista.
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Quanti sono i ristoranti che possono vantare una grande tradizione familiare e che da mezzo secolo sono in grado di lasciare ricordi indelebili nei cuori delle persone? Beh, pochi. Molto pochi. Ma in Italia ce n’è uno. Forse il più storico e longevo di tutti. E’ il luogo di Aimo e Nadia Moroni che l’anno prossimo compie cinquant’anni tondi tondi; cinquant’anni che non si fanno affatto sentire, dato che il livello di questa cucina nel corso di mezzo secolo di onoratissima attività è stato un crescendo. Non occorrono tante parole per descrivere l’intensa esperienza gastronomica che si prova a questa tavola in cui si percepiscono sapori cristallini ed incisivi, frutto di uno studio totale del territorio e dei suoi prodotti, che ripercorrono l’essenza di tutte le regioni italiche rielaborate con tecnica ed estro, per un risultato apparentemente nuovo al palato, ma che stimola i più cari ricordi.

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