Marina Gourmet

Il Mediterraneo come esercizio di cucina

Ci sono manifestazioni gastronomiche che funzionano come un laboratorio. E Marina Gourmet è stata un laboratorio tanto per le dimensioni (diverse migliaia le presenze registrate nei tre giorni) quanto per la volontà di utilizzare la cucina come strumento per leggere un territorio, anziché limitarsi a celebrarlo.

Dal 19 al 21 settembre Marina di Ragusa ha ospitato la terza edizione dell’evento ideato e promosso dal Comitato del Gusto: tre giornate costruite intorno a cuochi, vino, produttori, degustazioni e formazione, con un tema che ha attraversato trasversalmente il programma: il Mediterraneo. Termine spesso abusato in cucina, qui chiamato invece a confrontarsi con tecnica, materia prima e identità.

Il momento forse più interessante è stato Chef Rivelazione 2026, contest giunto alla terza edizione e quest’anno dedicato alla memoria di Pinuccio La Rosa. Al ristorante Votavota si sono confrontati nove cuochi, uno per ciascuna provincia siciliana, chiamati a dare una propria interpretazione gastronomica del Mediterraneo.

A imporsi è stata Martina Dodeci, chef del ristorante Demenna di San Marco d’Alunzio, nel Messinese, con Le conchiglie del Mediterraneo. Una cucina capace di utilizzare il territorio senza trasformarlo in cartolina e di mettere la tecnica al servizio della materia, non viceversa. A valutarla una doppia giuria, tecnica e gourmand, con venti componenti complessivi; quella tecnica era presieduta da Francesco Patti del ristorante Coria di Catania.

Il premio speciale dedicato alla valorizzazione delle materie prime, assegnato da Unigroup Spa, è andato invece a Marcantonio Blanco di Casa Blanco a Pozzallo per Mare viola. Due piatti e due interpretazioni che raccontano anche quanto la nuova cucina siciliana stia progressivamente allargando il proprio vocabolario: la tradizione rimane il punto di partenza, ma non necessariamente quello di arrivo.

Ed è probabilmente questo il dato più interessante emerso dalla manifestazione.

Sul lungomare Andrea Doria oltre venti cantine e diversi produttori hanno animato i banchi di degustazione, mentre gli chef del Comitato del Gusto si sono alternati negli show cooking e, domenica sera, nella cucina del ristorante Zefiro per costruire collettivamente un menu di sei portate dedicato al Sud Est siciliano.

Ai fornelli Giuseppe Causarano e Antonio Colombo del Votavota, Franco Sgarlata e Daniele Emmolo di Zefiro, Luca Salmè e Vincenzo Lorefice di Tarocco, Angelo Bonomo di Vossia il mare, Peppe Cannistrà di Villa Criscione e Gianni Amorelli de La Sorbetteria.

La chiusura, a Villa Criscione, ha allargato ulteriormente lo sguardo. Accanto agli chef del Comitato del Gusto sono arrivati Nino Ferreri di Limu a Bagheria, Massimo Mantarro del Principe Cerami di Taormina e Mattia Pecis di Cracco a Portofino, insieme a Corrado Assenza.

Presenze diverse per linguaggio e formazione, accomunate però da un principio che rappresenta forse la parte più fertile della cucina italiana contemporanea: il prodotto non basta. Serve conoscenza, serve tecnica, serve sensibilità. E serve quella capacità, assai più difficile da codificare, di trasformare un ingrediente riconoscibile in qualcosa che sappia ancora sorprendere.

Non solo cucina. Matteo Gallello ha condotto al Marina’s Lounge la masterclass Temperamento, Mediterraneo e Territorialità, mentre musica e incontri hanno accompagnato le tre giornate tra il lungomare, piazza Duca degli Abruzzi e Villa Criscione.

Dietro Marina Gourmet c’è il Comitato del Gusto presieduto da Sergio Magro, insieme a Giuseppe Causarano, Antonio Frasca, Antonio La Rosa, Stefano Occhipinti Amato, Joseph Micieli, Emiliano Guzzardi, Rosario Dibennardo, Gianni Amorelli, Luca Salmè e Marco Ingallinera. Un progetto nato dall’intuizione di Pinuccio La Rosa e che oggi prova a diventare qualcosa di più di un appuntamento gastronomico.

Perché c’è infine una questione geografica, prima ancora che culinaria. Portare migliaia di persone a Marina di Ragusa alla fine di settembre significa utilizzare la gastronomia anche come strumento di destagionalizzazione. Non inventando un territorio diverso da quello che è, ma dandogli un motivo ulteriore per essere vissuto quando l’estate ufficialmente è già finita.

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