Sul tetto della città eterna
Siamo probabilmente su una delle terrazze più belle di Roma, la vista è impagabile, il panorama del Gianicolo, il cupolone e quant’altro per predisporti alla meraviglia. La sala, recentemente ristrutturata, è il magnifico palcoscenico dove Andrea Antonini mette in pratica il suo Laboratorio creativo.
Il servizio è impeccabile, caratterizzato da uno spiccato savoir faire all’italiana, nella sua più nobile accezione. Il nome della degustazione non riferisce ad uno sbaglio, ma ad un desiderio continuo di distruggersi e ricostruire, in un menù che, come una fenice, muore ogni sei mesi, per risorgere dalle sue ceneri, rinnovato, stravolto, evoluto.
Sempre più su
La degustazione parte da una certezza della tradizione romanesca, Pizza prosciutto e fichi, per poi evolversi sempre più elegantemente, fino alla conclusione. È un percorso estremamente dinamico dove anche lo stesso ingrediente, viene proposto in diverse declinazioni, con sorprendente disinvoltura. Il Pomodoro ad esempio, dall’esuberante freschezza dei datterini verdi iniziali diventa un giusto bilanciamento alla dolcezza dei fagiolini, per poi sprigionare tutto il suo umami nella Pasta con genziana e anice.
Il Merluzzo, prugne e dragoncello segue un allungo elegante, essenziale, quasi romitiano nell’approccio, mentre il Maiale, arachidi e lime è un viaggio nel sud-est asiatico, costruito sull’equilibrio tra grassezza, freschezza e speziatura.
Chiude un Flan di albicocca al timo e aceto balsamico che è uno sfoggio di tecnica, precisione ed eleganza da grande pasticceria, con consistenze impeccabili e un equilibrio acido-dolce di rara pulizia. A completare il quadro, una proposta di abbinamenti studiata con la stessa cura della cucina, rendendo così Imàgo una delle insegne di punta, tra cadre e cucina, del panorama gastronomico italiano.
IL PIATTO MIGLIORE: Pasta pomodoro giallo, genziana e anice.
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