Un racconto del Collio
Edi Keber, nel cuore di Zegla, è senza dubbio una delle visite speciali che mi sono riservato, una di quelle realtà in cui il vino diventa quasi una dichiarazione d’amore al Collio. Qui, tra colline che respirano storia e confine, la famiglia Keber ha scelto una strada radicale, essenziale, profondamente sincera, produrre un solo vino, il Collio Bianco, come espressione assoluta del luogo.
La filosofia è chiara, quasi ascetica, nessuna dispersione, nessuna ricerca di varietali da catalogo, nessuna concessione alle mode. Solo la volontà di raccontare il Collio attraverso il suo blend più autentico: Friulano, Malvasia e Ribolla Gialla. Tre voci che, nelle mani di Keber, diventano un coro armonico, un equilibrio che non nasce dalla tecnica, ma dall’ascolto profondo della terra.
Il Collio Bianco di Edi Keber è un vino che chiede attenzione, rispetto, silenzio. Non è un vino da bere: è un vino da ascoltare. Racconta la storia di un territorio di confine, di una famiglia che ha scelto la coerenza come bandiera, di una viticoltura che non si limita a produrre, ma custodisce. Ogni annata è un capitolo di un racconto che rimane fedele a sé stesso, ma sempre capace di sorprendere per profondità e autenticità.
Ascoltando Kristian, si percepisce immediatamente quanto il suo legame con la terra e con le pratiche agricole sia viscerale, quasi un’estensione del suo stesso respiro, per lui, il vino non è un prodotto di mercato, ma la missione di una vita dedicata a tradurre in bottiglia l’eredità e il sapere ancestrale della sua famiglia, restituendo voce a un territorio che, troppe volte in passato, abbiamo tentato di frammentare o forzare, dimenticando che la vera grandezza risiede nell’equilibrio naturale.
Le parole di Kristian Keber
In un mondo del vino spesso assordante, popolato di tecnicismi e mode passeggere, Keber rappresenta quella voce calma, ferma e consapevole di chi sa che la verità più profonda risiede nella semplicità dei gesti antichi, quelli che non hanno bisogno di artifici per esprimere la loro purezza, e il suo Collio Bianco si erge oggi non solo come un vino, ma come una delle più limpide e autentiche dichiarazioni d’identità che il Friuli Venezia Giulia possa offrire al panorama enologico internazionale, un manifesto liquido che ci ricorda, a ogni sorso, l’importanza di tornare a guardare alla vigna non come a una fabbrica, ma come a un ecosistema vivo e vibrante di cui noi siamo solo i custodi.
“Fin da quando ho concluso il mio percorso di studi e mi sono avvicinato concretamente all’agricoltura, ho sempre avuto un’unica visione chiara, una direzione che oggi si traduce nell’orgoglio di essere stato il primo in Collio a ottenere la doppia certificazione biologica e Demeter, un impegno che in vigna si declina nell’uso di zolfo e rame ridotto a meno di due chili per ettaro, sopperendo alla necessità di ulteriori difese con tisane di equiseto e ortica, mentre per le concimazioni mi affido esclusivamente al compost biodinamico e ai due preparati classici, somministrati rigorosamente nei cicli di primavera e autunno”.
“Ho imparato che la preparazione di un nuovo vigneto richiede pratiche attente, altrimenti le piante stenterebbero a sopravvivere, perché nel momento in cui si pratica l’aratura, un gesto umano che apre la terra , si disperde inevitabilmente sostanza organica, costringendomi a un lavoro costante nei primi quindici anni per restituire al suolo ciò che è stato movimentato attraverso un ciclo virtuoso di compost, sovesci e chiusure; superata questa soglia temporale, il mio obiettivo diventa quello di non intervenire più meccanicamente sul suolo, lasciando spazio agli animali e limitandomi a due soli sfalci, così che a maggio le mie vigne si presentino con un’erba alta tra il metro e mezzo e il metro e settanta, un’altezza vitale che permette alle essenze di andare in fiore e in seme, favorendo una selezione naturale dettata dalla terra stessa, e che soprattutto garantisce una profondità radicale che lavora il sottosuolo naturalmente senza bisogno di ossidazioni forzate”.

“Sono orgoglioso di essere tra le poche aziende al mondo a concentrare la quasi totalità della produzione in un solo vino, lasciando spazio solo a una piccola quota di Merlot, quando l’annata lo concede, e al Cru di Friulano “Zegla” nato dal progetto condiviso con altri due produttori, lavorando il Collio Bianco attraverso una raccolta manuale e una pressatura diretta, lasciando il mosto a decantare una notte in acciaio prima di avviare, solo con la parte pulita, la fermentazione spontanea in cemento, un processo che può variare da un mese a diversi mesi a seconda dell’annata. Dopo una sosta di un anno in cemento, il luglio successivo prelevo la parte limpida per creare il blend che affinerà in acciaio fino a fine inverno, pronto per essere imbottigliato ad aprile senza alcuna filtrazione, vendemmiando per zone — Zegla, Monte Quarin, Plessiva — e non per varietà, perché mescolare Friulano, Malvasia e Ribolla fin dal momento della raccolta significa creare una base fermentativa eccezionale in cui le uve si compensano vicendevolmente, bilanciando acidità e proteine e rendendo superfluo qualsiasi aiuto esterno, proprio come facevano i nostri antenati mischiando le varietà in campo“.
“Il percorso dell’azienda è segnato da due grandi svolte” racconta Kristian “la prima negli anni ’80 quando mio padre, intuendo che le varietà internazionali non avrebbero mai dato blasone alle nostre terre, scelse di puntare tutto sul Friulano, diventando un vero paladino di questo vitigno e arrivando a produrne 40.000 bottiglie a fronte delle 20.000 di Collio Bianco”.
“La seconda nel 2008, quando abbiamo compiuto il passo definitivo abbandonando la monovarietà per tornare a produrre un solo vino, quel blend che ci permette di raccontare il territorio e il terreno, recuperando una filosofia ancestrale che era stata sacrificata sull’altare della moda dei vini singoli, convinti come siamo che solo facendo parlare il territorio attraverso i nostri vitigni nobili si possa raggiungere la quadratura del cerchio. Ritengo profondamente che il nostro compito sia elevare il valore percepito della nostra terra nel mondo, identificando il nostro lavoro in un grande vino che sia specchio della nostra storia e di quella di chi ci ha preceduto, perché quando parliamo solo di varietali raccontiamo il territorio solo a metà, mentre attraverso la perfetta conoscenza delle maturazioni e un affinamento che eleva il profilo del vino, riusciamo a far sì che le carte dei vini ci ricordino, ci scelgano e spingano le persone a venire a trovarci in loco. Tornare al passato per me non è un limite, ma il fulcro del mio lavoro, perché i vigneti misti diventano la nostra forza più autentica per affrontare il cambiamento climatico, una sinergia tra le tre uve che permette di superare gli sbalzi termici e che, in fondo, dà un senso profondo a tutto quello che faccio ogni giorno.”
Collio Doc da Uve Autoctone 2023 Edi Keber
Realizzato da un assemblaggio di Friulano (70%), Malvasia Istriana (15%) e Ribolla Gialla (15%), allevati seguendo i principi dell’agricoltura biologica e della biodinamica. Le vigne sono situate nel cru Zegla su suoli ricchi di ponka, i grappoli sono vinificati interamente in vasche di cemento, fermentazione spontanea, il vino matura per oltre un anno prima dell’imbottigliamento e dell’uscita sul mercato.
Naso intrigante e complesso che che apre le danze con un fruttato maturo di ananas disidratato, melone, mandorla amara, thè verde, erbe aromatiche, incenso, cera d’api, camomilla, zenzero
Lo zenzero (Zingiber officinale Roscoe, 1807) è una pianta erbacea delle Zingiberaceae (la stessa famiglia del Cardamomo) originaria dell'Estremo Oriente. Coltivata in tutta la fascia tropicale e subtropicale, è provvista di rizoma carnoso e densamente ramificato dal quale si dipartono sia lunghi fusti sterili e cavi, formati da foglie lanceolate inguainanti, sia corti scapi fertili, portanti fiori giallo-verdastri con macchie... Leggi candito, buccia di cedro.
Sul palato è caldo, denso, avvolgente e profondo, si sviluppa poi in verticale grazie a una rinfrescante acidità e una sferzata sapida che impreziosisce una lunghissima persistenza. Super vino che saprà accompagnare diverse preparazioni a base di pesce, carne e vegetali. Voto: 91
Brda Medana 1.Classe Kakavostno vino ZGP 2022 Kmetija Kristian Keber
Orange wine sloveno prodotto nell’altra piccola azienda di famiglia nei terreni della famiglia della mamma, ma come sappiamo i confini solo solo politici perché da Zegla si vede ad occhio dove viene prodotto, a poche centinaia di metri dal confine, a Medana, più precisamente a Kozlink. Prevalenza di Ribolla Gialla, Friulano e Malvasia Istriana, condotte da Kristian Keber con pratiche di agricoltura biologica e biodinamica e gli acini, una volta pressati, macerano per 12 giorni sulle bucce, fermentando spontaneamente in vasche di cemento, grazie alla presenza di lieviti indigeni. Si procede dunque con la maturazione, svolta per 24 mesi in botti grandi di rovere e, dopo l’imbottigliamento, per ulteriori 12 mesi direttamente in vetro.
Alla vista il dorato lucente si arricchisce di calde sfumature ambra. Naso intenso e stratificato, un tripudio di note di miele millefiori, melone, ananas disidratato, cera d’api, zenzero candito, incenso, thè verde, curcuma, alloro, cumino, cardamomo, coriandolo, noce moscata, note di ponka, macchia mediterranea.
Al palato mostra volume, densità, una texture palpabile, energico e appagante, salvo poi slanciarsi nel finale aiutato da freschezza, ottima salinità e un tannino leggero, il finale molto persistente mostra echi di resine e spezie orientali. Super vino, fortemente identitario, che mette in mostra la bontà del territorio e la bravura del produttore. Voto: 92













