Altatto

VALUTAZIONE

Cucina Moderna

16/20

OSPITALITÀ

16/20

PREGI
Linguaggio vegetale degnamente compiuto.
Percorso degustazione ben ideato.
DIFETTI
E’ chiuso sabato e domenica.

Il vegetale come lessico estraneo alle tendenze

La cucina vegetariana d’autore ha spesso sofferto di una forma di sospetto e minorità preventiva: quasi dovesse spiegarsi, giustificarsi, dimostrare di poter reggere il passo della grande tavola. Altatto, nella sua nuova sede milanese, evita questo equivoco con intelligenza e misura. Non cerca di emulare altri mondi, né di camuffare il vegetale in qualcos’altro facendone, invece, una lingua autonoma, precisa, adulta. Ed è forse proprio in questa scelta che risiede la vis più nitida del ristorante.

La sala – che dona su un pacificante giardino interno – ha un tono pulito, coerente con una cucina che rifugge l’enfasi e lavora per sottrazione, concentrazione e leggibilità del gusto. Il menu degustazione da nove portate si legge così come un percorso di progressiva messa a fuoco, non ridondante. C’è una sequenza che alterna consistenze, spinte aromatiche e registri differenti, mantenendo sempre una cifra di compostezza. È una cucina che non punta all’effetto e che preferisce la chiarezza alla seduzione immediata trovando proprio in questa disciplina la sua eleganza.

Un percorso ben costruito con interessanti cambi di ritmo

Fra i passaggi più eloquenti del percorso, Frumento è forse quello che meglio attesta la poetica della casa. Il riferimento al frumento alpino “Sur En”, all’orzo nudo e alla segale invernale di Teglio compone un piatto che ha il passo del paesaggio, prima ancora che della tecnica. Il cereale, qui, non è supporto ma racconto.

Di tutt’altra matrice, eppure ugualmente riusciti, i Tagliolini fatti in casa con limone, scalogno e polvere di capperi, costruiti su un equilibrio molto netto fra acidità, dolcezza aromatica e sapidità. Il risultato è una tensione sottile, giocata su precisione e pulizia.

Il Sesamo, panato e fritto con combava e yuzu kosho, introduce invece il lato più nervoso e vibrante della cucina. La frittura porta materia e croccantezza, mentre agrumi e fermentazione incidono il piatto con una freschezza tagliente e contemporanea.

Il percorso degustazione lavora per nuances, intervallando densità e slanci, tocchi terrosi e spinte agrumate, comfort e scarto. Ogni piatto sembra cercare un proprio punto di equilibrio senza mai irrigidirsi in una formula, e proprio per questo il percorso evita con intelligenza la prevedibilità in cui, talvolta, inciampano le cucine vegetali più concettuali. Si avverte un’idea di sviluppo controllata, una cucina consapevole e raffinata, che può apparire fredda ma non lo è, costruita con rigore e senza compiacimenti intellettuali. Soprattutto, è una cucina che sta acquistando una identità più nitida.

IL PIATTO MIGLIORE: Frumento.

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Alessandra Vittoria Pegrassi

Nasce e vive a Milano, di cui è devota e innamorata. Appassionata e studiosa di Profumi (fonda parecchi anni fa “Artessenza srl”, società e cult shop della ribalta meneghina e nazionale di fragranze di lusso), sperimenta alacremente bouquet, sapori e consistenze ma bada - sia ben chiaro e senza favoritismi - sia all’essenza che all’apparenza celebrando la vita tra assaggi, saggi e buone pietanze…

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VALUTAZIONE

Cucina Moderna

16/20

OSPITALITÀ

16/20

PREGI
Linguaggio vegetale degnamente compiuto.
Percorso degustazione ben ideato.
DIFETTI
E’ chiuso sabato e domenica.

INFORMAZIONI

PREZZI

Menù degustazione da 9 portate a 100 €

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Joia

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