The Counter

VALUTAZIONE

Cucina Moderna

18/20

OSPITALITÀ

16/20

PREGI
Una cucina omakase del mercato
Attenzione al cliente estrema
DIFETTI
Le sedute fisse, forse un filo scomode
Difficile trovare l’entrata

L’alta cucina di Zurigo a pochi passi dalla stazione

Di solito, per imbattersi nelle insegne di qualità eccelsa è necessario armarsi di buon volontà e addentrarsi in piccole località o, se si è più fortunati, dirigersi verso i centri cittadini. Il caso di Zurigo è diverso: qui la qualità accoglie a braccia aperte i viaggiatori gourmet a pochi passi dalla stazione. Un ingresso anonimo e defilato, quasi uno speakeasy, proietta in una dimensione inattesa, lontana dal viavai ferroviario e costruita per pochi commensali alla settimana.

Stiamo parlando del The Counter, il luogo che Mitja Birlo ha scelto per dare sfogo al suo estro creativo e alla sua visione gastronomica. Dimenticatevi gli esercizi di stile nord europeo, in cui spesso si rischia di andare incontro in una fredda e rigida compostezza fine a sé stessa. Qui si percepisce un’energia più diretta, che si esprime in una cucina pensata per un numero limitato di ospiti. 

L’impianto è teutonico-francese, ma l’anima del servizio strizza fortemente l’occhio al Sol Levante. Il risultato è un omakase che vive di tensione continua, dove ogni passaggio sembra costruito per portare il commensale sempre più vicino alla filosofia dello Chef.

L’esperienza

La cifra stilistica è chiara fin dalle prime portate, in cui le salse rubano la scena. Sono il perno attorno a cui ruotano costruzione, ritmo e intensità. Ardita, tecnica, precisa, la cucina di Birlo trova nelle riduzioni e nelle emulsioni il proprio vocabolario. Il Sedano rapa con pepe e barbabietola è il piatto che più colpisce, quasi commuove, per la capacità di innestare una spinta piccante in una struttura calibrata, con il gioco delle texture a dare profondità all’elemento principale. 

Sorprende anche l’apparente semplicità di Caviale e cetrioli, dove la dolcezza acquosa diventa veicolo per la sapidità, mentre il dolce di Topinambur, tartufo nero e nocciole chiude con un equilibrio terroso e avvolgente. È una cucina costruita per pochi e proprio per questo capace di lasciare il segno. Un ristorante che merita più di una deviazione.

IL PIATTO MIGLIORE: Sedano rapa con pepe e barbabietola.

La Galleria Fotografica:

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Alberto Cauzzi

Imprenditore della New Economy con il pallino dell’enogastronomia, gira il mondo a caccia del miglior ristorante di alta cucina, non ancora trovato. Al vino è approdato apparentemente per caso, provenendo da una famiglia di astemi. Scoprì in seguito che un suo bis-nonno era un ottimo produttore di vino, nebbiolo in Valsesia, ed anche un discreto consumatore. E' stato il vice direttore della guida ristorante de L'Espresso per gli anni 2023 e 2024. E’ stato l’ideatore ed è il presidente del progetto Passione Gourmet. Le sue passioni: l’avanguardia misurata in cucina e i grandi vini di Borgogna.

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VALUTAZIONE

Cucina Moderna

18/20

OSPITALITÀ

16/20

PREGI
Una cucina omakase del mercato
Attenzione al cliente estrema
DIFETTI
Le sedute fisse, forse un filo scomode
Difficile trovare l’entrata

INFORMAZIONI

PREZZI

Menù degustazione a 350 € a cena, 240 a pranzo

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