Maison Ruggieri

VALUTAZIONE

Cucina Moderna

18/20

OSPITALITÀ

18/20

PREGI
La cucina piena di personalità di un cuoco giunto ormai all’apice della propria creatività.
La leggerezza che si respira in sala.
DIFETTI
Vi è ancora qualche margine di “alleggerimento” nelle salse.

L’autenticità della nuova maison di Martino Ruggieri

Una volta terminato di pranzare al Palais Royal, non si può fare a meno di pensare che Martino Ruggieri sia uno dei migliori cuochi della sua generazione. Eppure, nelle conversazioni tra appassionati, il suo nome finisce spesso ai margini quando si tratta di immaginare il futuro della cucina italiana: non lo si percepisce più come un cuoco “nostrano”, complice una permanenza parigina che supera ormai il decennio. Un errore.

Il trasferimento nella nuova sede – l’inciampo estivo non ha inciso sul percorso – sembra aver fornito al cuoco pugliese il contesto in cui poter proporre le proprie idee senza limiti di sorta, con uno sguardo di lungo periodo. 

Maison Ruggieri mostra già un’identità definita, con l’inevitabile irrequietezza delle nuove aperture. Si tratta di un ristorante che si rivolge principalmente ad una clientela abituale, le visite dei collezionisti di tavole – per loro natura labili – non rappresentano il primo pensiero né il principale obiettivo. Le conseguenze sono tangibili. Oltre al menù stampato, sono disponibili, su richiesta, molti altri piatti, destinati proprio a chi lo conosce a menadito (seppure sia stagionale) o semplicemente desidera qualcosa di più confortevole (come un’animella, scelta da più di un tavolo). Il servizio – guidato dalla moglie Mariella – è tanto suadente ed elegante quanto asciutto, si intravedono più influenze (le maison parigine, i grandi ristoranti classici del sud Italia, …), ma non si percepisce la replica di un “modello”, quanto, piuttosto, autenticità e naturalezza, ciò che generalmente fa sentire a proprio agio i clienti.

Una cucina che si muove tra eleganza e visceralità

Nella carta di Maison Ruggieri – divisa in inizio, continuazione e conclusione – convivono esplicitamente due anime, l’una mite ed elegante e l’altra più ruvida ed intensa: verso quest’ultima si è orientata la nostra scelta. L’unica eccezione è rappresentata da Mandorla, lardo di colonnata e champignon, un passaggio di grande classe, che pure nasconde convergenze e contrapposizioni: bella la continuità di gusto tra mandorla e champignon e come l’acquosità di quest’ultimo risolva l’equilibrio del boccone. 

La cucina di Martino Ruggieri colpisce per personalità ed originalità: vi è una consapevole audacia nel reiterare e modulare due componenti, varie tonalità e provenienze di amaro nonché il lato meno gentile del mare – quasi respingente -, lo iodio intenso e lo scoglio asciutto. 

Una visione in cui c’è tanta Puglia quanto Francia, senza però che vi sia modo di scindere le componenti, non si tratta di una comoda o calcolata somma di riferimenti, quanto qualcosa di nuovo. C’è quella rara capacità – condivisa con uno dei primi maestri, Riccardo Camanini – di interiorizzare a tal punto le esperienze da riuscire a fonderle e tradurle in qualcosa di vividamente personale. 

Ciò si coglie con chiarezza in Udon, orecchiette, cime di rapa, colatura di alici, ginepro e salsa al burro, un equilibrio precario ma riuscitissimo tra mondi distanti. La callosità estremizzata dell’orecchietta in contrasto con l’elasticità dell’udon, la trama balsamica e leggermente amara del ginepro, la colatura per una nota marina ed umami, la cima di rapa – una sorta di firma nostalgica delle origini – per la freschezza e la salsa a dare voluttà e smorzare un po’ i toni complessivi. 

Ugualmente, in Pacchero, ricci, funghi e salicornia si intravedono numerosi riferimenti, ma il piatto sfugge ad una chiara definizione. Qui, a colpire, sono soprattutto una persistente suggestione di cacao (del tutto assente), dovuta al prolungato appassimento dei funghi, ed il riccio di mare, qui declinato nei suoi tratti più dolci e gentili. 

L’ingrediente compare in più passaggi del menù (le temute reiterazioni) ma con grande intelligenza, poiché ogni volta viene valorizzata – in ragione della combinazione con i comprimari – una diversa angolatura: quella iodata, quella fenica, la dolcezza o la sapidità. 

Nel momento più brillante dell’intero menù, Foie riscaldato sotto alla salamandra, ricci di mare, pompelmo bruciato, salsa di riso venere e vermouth il riccio emerge in tutta la sua intensità – quasi potenza – per reggere la partita con gli altri protagonisti; la consistenza e temperatura del foie gras sono un unicum e l’amaro del pompelmo bruciato dona grande eleganza ad un insieme che potrebbe di primo acchito apparire saturo. 

Quando si giunge alla parte dolce, la Francia prende inevitabilmente in mano le redini, con un Soufflé freddo ai funghi, gelato al whiskey e crema fredda al lievito di grande livello, dalla magnifica consistenza, per nulla eccessivo nella dolcezza e centrato sulle note di terra. 

Nel complesso, il menù gioca coerentemente sui toni – cromatici e di gusto – autunnali, tuttavia, qualche freschezza ed acidità in più (Radicchio, topinambur alla clementina, prezzemolo, maionese alla buccia di agrumi è un’ottima cesura, ma gioca anch’esso sull’amarotico) oltreché un alleggerimento delle salse (in città ci sono dei riferimenti molto ingombranti) potrebbero segnare un ulteriore passo in avanti, a fronte di una proposta che già ora è una delle più interessanti in città. 

IL PIATTO MIGLIORE: Foie gras tiepido, ricci di mare, pompelmo bruciato, salsa di riso venere e vermouth.

La Galleria Fotografica:

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Claudio Marin

I racconti familiari narrano di una mia precoce passione per escargots, sogliola alla mugnaia e quinto quarto. Nel 1995, avevo otto anni, una cena illuminante a La Coupole di Parigi e il principio di un amore: un grande ristorante non è solo buon cibo, ma molto di più. Ad oggi, appena ne ho l'occasione, salgo su di un aereo per conoscere nuove cucine - con una (malcelata) predilezione per l'avanguardia - e, nel contempo, tento di seguire con regolarità il percorso di alcuni straordinari talenti nostrani. Il blues e la musica dei grandi chitarristi sono l'altra passione che da sempre mi accompagna.

1 Comment

  1. Emanuele ha detto:

    Certo che parcheggiare in quella zona non è proprio facile facile…

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Cucina Moderna

18/20

OSPITALITÀ

18/20

PREGI
La cucina piena di personalità di un cuoco giunto ormai all’apice della propria creatività.
La leggerezza che si respira in sala.
DIFETTI
Vi è ancora qualche margine di “alleggerimento” nelle salse.

INFORMAZIONI

PREZZI

Menù degustazione a 300 € e a 125 €. Prezzo medio alla carta 200 €

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