Dall’Etna con furore
Stef Yim occupa lo spazio che percorre e vive davanti a te come se ogni centimetro di terreno gli appartenesse per diritto di devozione. È un artista a tutto tondo: te ne accorgi da lontano, ancor prima di sapere chi sia. Mi avvicino, lo guardo negli occhi, mi presento. È allegro, ilare, a tratti entusiastico; lui sa esattamente cosa sta per fare e dove mi porterà. Io no, e non lo immagino neanche.
Affronto queste degustazioni con la curiosità di chi non conosce l’etichetta, ma ama visceralmente il luogo da cui proviene. L’Etna non passa e scappa via, figuriamoci se ti molla il cuore. Chiunque abbia calpestato quel suolo, quella terra, ne resta colpito – oserei dire marchiato. Non significa che debba piacerti per forza, significa solo che la caratterizzazione è a un livello così alto da avvolgere lo spirito profondo della memoria.

Stef è arrivato qui da Hong Kong, via California e Francia, ma è come se fosse nato tra queste colline. Ha cercato la storia nelle radici, nelle piante centenarie, e ha spinto il limite fino a 1520 metri, sfidando l’impossibile. È un vignaiolo radicato in un territorio che non era il suo, ma che ha scelto con una dedizione quasi monastica. È un abbraccio alla viticoltura di altitudine, vulcanica, eroica. Il soffio del Vulcano, il vento carico di ceneri e lava, il salmastro che il sole fissa sui grappoli: è tutto lì.
Per quanto il vino sia un prodotto della terra, è l’uomo che lo plasma, ed è la cifra stilistica di Stef a renderlo unico. Ogni scelta è tanto cuore quanto tecnica: fermentazioni spontanee, pochissimi solfiti, anfore sepolte nel cuore del vigneto. È il tempo del vino, che lui sa leggere in ogni sfaccettatura.
Le altitudini del racconto
Etna Rosso 760 metri
Un Etna Rosso a base di Nerello Mascalese e Cappuccio, vino che non è un entry, ma la scala ben piantata al suolo per salire più in alto. Al naso è un intreccio di frutti rossi croccanti e macchia mediterranea. In bocca rivela una freschezza vibrante e un’anima balsamica; la trama tannica è fitta, setosa, di una precisione che ti prepara al viaggio.





Etna Rosso 980 metri
Solo Nerello Mascalese. Qui il gioco si fa complesso. Il passaggio tra barrique
Con "barrique" si intende una piccola botte di legno adatta all’affinamento di vino dalla capacità compresa tra i 225 e i 228 litri. Leggi, ceramica e vetro plasma un vino dall’intensità quasi timida in avvio, per poi schiudersi in accenti di roccia bagnata, arancia rossa e una punta di polvere da sparo ferrosa. È graffiante, energico, con una spinta minerale che, dopo venti minuti nel calice, sembra finalmente prendere il volo e cantare.



Etna Rosso Centenario-Pre Phyloxera
Qui entriamo in un altro campionato. È il mostro sacro che richiama tutta la potenza dell’Etna, dalle radici franche che scavano nel cuore della terra fino alla vetta. È un sorso profondo, scuro, di una densità aristocratica. Le note di sottobosco e cenere si fondono in una persistenza che non è solo durata, ma ricordo indelebile.


Etna Rosso Sensazione di Lava
Vigne di Nerello Mascalese e Garnaccia da 20 a 120 anni. Il calore vibrante di una sciara che si insinua nel bicchiere. È il lato selvatico, brutalmente naturale: sentori di muschio, terra arsa e bacche nere selvatiche. Ti travolge per l’intensità quasi elettrica, un sorso che sa di sole e di fatica, potente come l’eruzione che ha plasmato il suolo.

Terre Siciliane 1200
Può una Garnaccia (in purezza) esprimersi con tale avvolgenza? Le anfore sepolte nel vigneto – dove la terra protegge il vino – regalano una sontuosità sobria. Al naso emergono tè nero, tabacco dolce e una scia di rabarbaro. È un equilibrio miracoloso, un respiro di eleganza che vorresti non finisse mai.

















