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Etna, vulcano delle emozioni

di Antonio Currò

Nerello Mascalese

Profumi, colori e forme raccontano l’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa (3350 m.). Un magico ambiente di terra, acqua, aria e fuoco fanno di questo territorio uno scrigno di straordinaria biodiversità, unico al mondo.
Mungibeddu, o ‘A Muntagna, così è chiamato il vulcano dai siciliani, un gioiello senza tempo decantato da scrittori e poeti classici già 2.700 anni fa. I detriti vulcanici e le condizioni pedoclimatiche hanno reso il territorio etneo molto fertile, adatto all’agricoltura e alla coltivazione della vite, in particolare ritroviamo i vitigni di Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Carricante. Per sottrarre nuova terra fertile al vulcano, l’uomo ha creato nei secoli le tipiche terrazze etnee, pietre laviche unite a secco che disegnano un paesaggio unico.

Questa è l’Etna, con i suoi abitanti e con le sue costruzioni, ma la mia curiosità si orienta verso la terra, le vigne, le cantine di un luogo che sembra essere fuori dal tempo e dallo spazio. Le vigne etnee crescono su terreni sabbiosi di origine vulcanica ricchi di sostanze minerali. Alla vista il suolo vira su sfumature di marrone tendente al granato. Al tatto la sensazione che si ha, strofinandosi un po’ di terra fra le dita, è quella di toccare la cipria. Una terra che sprigiona tutta la sua fertilità già dal primo incontro.

Da un punto di vista enologico possiamo dividere la viticoltura etnea in due macro zone. La prima coincide con la parte sud-est-est, confinante con i comuni di Milo e Zafferana. La seconda con i terreni posti sul versante nord-est, dove sorgono i piccoli comuni di Castiglione di Sicilia e Randazzo. Le aziende che si trovano a sud-est-est sorgono su suoli con colate vulcaniche vecchie di quasi un millennio di anni. Terreni poco profondi, ben arieggiati che danno direttamente sul mare con una esposizione ai raggi del sole minore del versante nord-est. Le escursioni termiche tra giorno e notte si aggirano sui 10-15°, una decina di gradi in meno rispetto alla parete rivale. Per tali caratteristiche questo pendio è il più adatto alla produzione di vini bianchi, i quali seppur con una grande struttura, mancano della vivace freschezza a cui ci hanno abituati. Sulle vigne più “nordiste” terreni più profondi, vigne centenarie e la protezione dei monti Nebrodi garantiscono ai produttori di questa zona, vini che riescono a sprigionare tutta la loro isolana personalità senza nulla perdere in raffinatezza, profondità e persistenza.

Le vigne ad alberello sono presenti in piccoli appezzamenti, mentre il resto della vigna è piantato a cordone speronato, guyot e alberello addomesticato. Si potrebbe parlare di terroir, di cru, ma il francese poco si sposa con questa terra tanto accogliente quanto sincera nel descrivere le sue origini. Esiste un modo tutto siciliano per esprimere le differenze tra i terreni, le altitudini e l’età delle colate laviche: le  contrade.

Il Niuriddu Mascalisi, non ha una collocazione storica ben precisa, l’inizio della sua coltivazione si perde infatti nella notte dei tempi. Da recenti studi è però emerso che questo vitigno autoctono a bacca rossa fa la sua prima apparizione durante la colonizzazione greca nel VIII secolo A.C. sulle coste della Calabria, per poi spostarsi a Naxos e successivamente a Catania nel 728 A.C. Ma è solo in epoca romana che il Nerello Mascalese comincia a diffondersi alle pendici dell’Etna, diventando un’interessante alternativa al famoso Falerno. Qui metterà definitivamente radici nel territorio della piana di Mascali – ristretta zona agricola tra il mare e l’Etna in provincia di Catania – da cui il nome Mascalese, nel territorio di Randazzo e a Castiglione di Sicilia. L’Etna accoglie il Nerello Mascalese da secoli, con i suoi terreni vulcanici situati tra i 350 e i 1100 metri sul livello del mare.

Nel 1968 il Nerello Mascalese diventa la base per la denominazione DOC dell’Etna Rosso, di cui rappresenta almeno l’80%, mentre il restante 20% è dato dal vitigno Nerello Cappuccio. Venendo quindi consacrato definitivamente nel panorama vinicolo internazionale come vitigno autoctono e, in alcuni casi, estremo dell’Etna. Le uve vengono vinificate in rosso con una lunga macerazione delle bucce che permette di realizzare importanti vini rossi da invecchiamento.

Nella zona etnea tra Mascali e Randazzo non è raro trovare antichissime vigne ad alberello di Nerello Mascalese, che con tenacia si aggrappano alla montagna e alle sue terrazze nere di pietra lavica in cui è possibile constatare la mancanza di un sesto d’impianto geometrico delle viti. In passato, infatti, era molto diffusa sull’Etna la pratica di allevamento della vite per propaggine: si tratta della cosiddetta purpania, che consisteva nell’interrare il tralcio di vite così da poter ripristinare la fallanza prossimale. Questa metodica ci permette di ammirare ancora oggi, in questi vigneti eroici, una cospicua presenza di viti a piede franco.

Il Nerello Mascalese si presenta di colore rosso rubino tendente al granato, con una quantità moderata di polifenoli al palato è intenso, elegante, finemente tannico e di ottima struttura. Gli aromi sono fini, prevalgono i sentori di frutta a bacca rossa con una notevole nota speziata. La spiccata mineralità del Nerello Mascalese è invece figlia del terroir vulcanico. A tavola riesce a stupire per la poliedricità degli abbinamenti, dal maialino nero dei Nebrodi ai formaggi di media stagionatura, dal risotto ai porcini, all’anatra in crosta ma è con l’agnello in crosta di pinoli che il Nerello dialoga al meglio.

Le realtà vinicole di spessore, cresciute sulle pendici dell’Etna, negli ultimi anni sono davvero numerose, cantine per lo più giovani e con piccole produzioni che offrono vini di rara bellezza. Ne ho scelte tre tra le più rappresentative e forse le mie preferite.

La cantina Pietradolce di proprietà della famiglia Faro produce dal 2009 a Solicchiata e da subito si è imposta per la superba eleganza dei suoi vini. Meraviglioso il Vigna Barbagalli 2014.

 

La cantina Palmento Costanzo, di proprietà di Mimmo Costanzo e Valeria Agosta, si trovano nella contrada di Santo Spirito nel comune di Passopisciaro; una realtà di grande spessore ed in forte espansione. Di finissima eleganza il Prefillossera 2016.

Le Tenute Bosco si trovano nella contrada di Paino dei Daini, di proprietà di Concetto Bosco, producono dal 2011 in un terroir davvero unico. Maestosamente potente il Vigna Vico 2015.

credit photo: catalogoviti.politicheagricole.it

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