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È rosso, ma è moscato

di Manuele Pirovano

Il rubino di Scanzorosciate

Quando, vent’anni fa, incominciai ad appassionarmi al vino, mi ricordo di aver pensato di vivere in una regione che non avesse produzioni di eccellenza. Ancora oggi mi vergogno di quel pensiero.

Si, perché la Lombardia è una regione dai molteplici territori, nei quali si producono  vini di eccelsa qualità; basti pensare alla Franciacorta o alla Valtellina, solo per citare due dei più estesi. Ma oggi vi voglio parlare di un vino prodotto in un territorio molto ristretto, un vino “di nicchia”, come si dice adesso.

A Scanzorosciate, in provincia di Bergamo, all’interno di uno spazio vitato di 31 ettari, si produce il Moscato di Scanzo.  Un vino dolce, rosso. Si, avete capito bene, si tratta di un Moscato rosso!

Già nel 1982 esisteva un’ Associazione Produttori Moscato di Scanzo, trasformatasi poi, nel 1993, nel Consorzio di tutela, organo che nel tempo è stato in grado di far riconoscere il Moscato di Scanzo come D.O.C. nel 2002 e successivamente, nel 2009, di ottenere la D.O.C.G.: l’unica della provincia di Bergamo.

Il Moscato di Scanzo viene prodotto tramite appassimento delle uve dopo la raccolta di fine Settembre/inizio Ottobre, effettuato in essiccatoi naturali o in locali termo condizionati per un minimo di 21 giorni. Dopodichè si procede con la pigiatura, con una resa massima di uva in vino del 30%. La macerazione e la fermentazione – come anche tutte le operazioni successive – si svolgono in vasche d’acciaio, compreso l’affinamento minimo di 2 anni. Il prodotto riposa poi in bottiglia per un lungo periodo prima di affacciarsi al commercio.

Nel consorzio si contano ora 18 produttori, che danno lustro a questa eccellenza italiana ancora troppo poco conosciuta. Anche se, già nel 1850, il Moscato di Scanzo veniva quotato nella Borsa di Londra. Si dice inoltre che Giacomo Quarenghi, grazie alle proprietà della moglie in quel di Rosciate, sia entrato in possesso di questo fenomenale prodotto e lo abbia portato come dono alla zarina Caterina durante la sua permanenza a Sanpietroburgo. La sua diffusione, pertanto, avvenne nientemeno che fra gli altissimi ranghi della società europea, tanto che ancora oggi un produttore di Moscato di Scanzo è fornitore della casa reale d’Inghilterra.

Il Moscato di Scanzo è un prodotto unico nel suo genere. Solitamente si presenta di colore rosso rubino carico, al naso il bouquet è infinito: la parte fruttata arriva prima con sentori di prugna, marasca e frutti di bosco rossi, seguita da una parte floreale dove la rosa canina fa da padrona. Anche le erbe aromatiche non mancano, specialmente la salvia, che riesce a farsi sentire in mezzo alle note terziarie dell’invecchiamento come il cioccolato e il tabacco. In bocca è moderatamente dolce, caldo e morbido. Trova il suo equilibrio grazie a una punta di acidità finale e ad una spiccata sapidità. Quest’ultima caratteristica è riconducibile al “Sass de Luna”, formazione calcareo-marnosa che affiora sulle colline scanzesi; grazie agli agenti atmosferici essa si sgretola e si deposita nel terreno conferendo così all’uva un’alta mineralità, ritrovabile poi nel vino.

Per le caratteristiche appena descritte, il Moscato di Scanzo è un prodotto molto duttile in abbinamento. Io lo adoro con la cheesecake di lamponi, ma è fenomenale soprattutto per il cioccolato fondente. In generale è un fine pasto straordinario, da solo o con della pasticceria secca. Non dimenticate di provarlo anche coi formaggi però, magari delle valli bergamasche!

Se vi ho fatto venire voglia di assaggiarlo, ricordatevi che la produzione non è molto grande, circa 60 mila bottiglie all’anno, quindi cercate nelle enoteche ben fornite. Oppure informatevi per partecipare alla festa del Moscato di Scanzo che si svolge all’inizio di Settembre.

Il mio preferito: Moscato di Scanzo Biava

Arrivederci al prossimo articolo…

 

credit photo: www.consorziomoscatodiscanzo.it   

2 Commenti.

  • Pietro Rossi24 Marzo 2020

    Veramente bravo! Un’articolo veramente esaustivo, sotto ogni aspetto, storico , culturale e professionale, sicuramente sarà mia premura assaggiare questo nettare, Grazie

  • Gaia Vacchini3 Aprile 2020

    Un bellissimo e interessante articolo.complimenti !

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