Passione Gourmet La Favellina - Passione Gourmet

La Favellina

Ristorante
via Cavaliere 4/6, Malo (VI)
Chef Federico Pettenuzzo
Recensito da Gianpietro Miolato

Valutazione

15/20 Cucina prevalentemente classica

Pregi

  • La possibilità per i neo-genitori di pasteggiare coi figli, anche in età infantile.

Difetti

  • L'itinerario per arrivare al ristorante non è di immediata percorrenza.
  • I prezzi, leggermente al di sopra della media.
  • Non tutte le portate sono all'altezza dei piatti più audaci e riusciti.
Visitato il 09-2022

Immersa nei colli Berici, la cucina di Federico Pettenuzzo

San Tomio è una piccola frazione del comune di Malo, arroccata sui colli Berici. Ci si arriva percorrendo una piccola strada che si inerpica lungo una salita di non immediata percorrenza. Giunti al termine si trova uno splendido casolare Ottocentesco, di proprietà della famiglia Pettenuzzo dal 1999. All’interno vi è La Favellina, il grazioso ristorante familiare, con Federico in cucina e il fratello Riccardo in sala; dietro le quinte, ma nemmeno troppo, la madre a supervisionare i primi.

Federico Pettenuzzo ha un curriculum capace di spaziare dagli studi economici al master di cucina di Massimiliano Alajmo, passando per le fondamentali collaborazioni presso Enrico Crippa, Giuliano Baldessarri e Piergiorgio Parini. Se ne trae una consapevolezza bifida: da un lato la volontà di appoggiarsi a una cucina familiare alla base della realtà de La Favellina, dall’altra il desiderio di elevare questa predisposizione a un livello superiore, sia in termini di tecnica sia di gusto.

Nella nostra visita il percorso si è rivelato nel complesso di alto livello, con degli assoli davvero impressionanti che hanno inevitabilmente ridimensionato alcune portate. Il reparto primi si è rivelato tra i migliori assaporati nelle ultime visite. Prendiamo i Tortelli con crema pasticcera salata, riduzione di vermouth e artemisia: dolce non-dolce, con una precisa rotondità garantita dalla crema a base di panna, tuorlo e sale, col Parmigiano 24 mesi a ingolosire il connubio di confortevole sapidità. Il tocco di classe è consistito nel nappare il tutto con la riduzione al vermouth, amaricante e di persistente lunghezza, bilanciando con la nota vegetale dell’artemisia a pulire e rilanciare il boccone successivo. Un primo meraviglioso. Stesso piacere l’abbiamo riscontrato anche in Gnocchetti di barbabietola, liquirizia, buccia di limone, peperoncino e kefir: la nota dolce e terrosa della dicotiledone ha funto da base sulla quale si è innestato un gioco di fresche note agrumate date dal limone, suadente dolcezza della liquirizia e persistenti echi acidi del kefir, a cui, in chiusura, si è affiancata la lunghezza del peperoncino, a resettare e invogliare l’assaggio successivo. Irresistibile.

Tra le note positive ha spiccato anche la Ricciola dry aged, sedano, ravanello, gazpacho: il pesce, cotto con bbq kamado dopo dieci giorni di frollatura, ha mantenuto una nota affumicata assai spiccata alla quale è seguito un contrasto con l’acidità del pomodoro del gazpacho e la componente croccante delle verdure ad accompagnare.

Al netto di quanto detto sopra abbiamo tuttavia notato una resa leggermente inferiore nel reparto antipasti, i quali, seppur ben eseguiti, non hanno evidenziato particolari slanci rispetto al resto del servizio. Prendiamo per esempio le Capesante, crema di basilico e pinoli, aglio nero e acqua di Pecorino: un connubio terra/mare potenzialmente interessante, nel quale però la parte ittica ha sovrastato possibili giochi e contrasti con gli altri ingredienti, smorzando le qualità del piatto.

Per tale ragione ci sentiamo di arrotondare momentaneamente il voto per difetto, sicuri nelle prossime visite questa tavola saprà confermare e rilanciare gli ottimi spunti visti finora.

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