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Nyetimber

di Sofia Landoni

L’idioma inglese del Metodo Classico

L’odore della pioggia e il suono del suo incessante battito, il freddo che può mettere a dura prova la sopravvivenza dei giovani germogli ma che pure scandisce una finezza del frutto senza paragoni, il sole gentile che soddisfa il desiderio di tepore: tutto questo e molte altre inflessioni della campagna inglese sono ciò che entra in un calice di Nyetimber.

Siamo nel cuore del West Sussex, zona dal clima non facilissimo. Zona dove nessuno avrebbe potuto pensare di investire per trarne del vino, per trarne un vino “alla maniera dello Champagne”. Nessuno, tranne i coniugi americani Stuart and Sandy Moss. Furono loro ad acquistare, nel 1986, la tenuta Nyetimber con i suoi 46 ettari totali di superficie. A così poca distanza dal gesso miracoloso della Champagne, qualcuno ebbe il coraggio di piantare i medesimi vitigni e, con essi, produrre un Metodo Classico, il Metodo Classico Inglese.  Il 1988 fu l’anno dell’impianto, con cui vennero messe a dimora le barbatelle di Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier. Nel 1992, il primo vino: il Blanc de Blancs. Seguirono, a breve, altre tipologie, raggiungendo molto presto la meritata notorietà.

Dopo aver compiuto il primo importantissimo passo che ha condotto Nyetimber e la Gran Bretagna sulla strada per il Gotha della bollicina, nel 2001 la coppia di Chicago decise di vendere la proprietà al cantautore Andy Hill.

Durante queste vicende di compravendita, un imprenditore tedesco iniziava a dedicarsi a una vigna, situata a poche miglia da Nyetimber. Il suo nome era Eric Heerema. Nel 2006 Eric acquistò Nyetimber, espandendo pian piano la proprietà che da 16 ettari di vigneto superò i 150, dislocati in otto differenti aree della campagna del Sussex. Forse nulla sarebbe stato possibile senza la coppia di enologi Cherie Spriggs e Brad Greatrix, che dal 2007 sono a capo di tutto il processo di vinificazione, dal primo germoglio in vigneto fino alla goccia che sgorgherà da una bottiglia di Nyetimber.

Nel 2007, quando i due enologi presero in mano le redini della cantina, Nyetimber si collocava già su un livello di qualità e notorietà molto alto. Eppure, si poteva fare ancora meglio. L’introduzione della fermentazione malolattica nelle annate più fredde per donare equilibrio ai vini è solo uno di quegli accorgimenti adottati da Cherie e Spriggs che derivano da una semplice e decisiva osservazione del vigneto, dell’annata e dei vini. Quell’osservazione reale e leale, che può addirittura portare alla scelta di non vendemmiare e non vinificare un’annata, qualora le condizioni climatiche non consentano di raggiungere quel grado di finezza che ha reso riconoscibili i calici di Nytimber.

Molti sono i riconoscimenti di cui i vini Nyetimber sono stati insigniti. Tra essi vi sono diverse medaglie dell’International Wine Challenge, degli Champagne & Sparkling Wine World Championships e dell’International Wine and Spirit Competition.

La firma di Nyetimber è l’espressività che trapela da una delle più intriganti riservatezze, è la finezza di un cenno composto e ricco di charme, è l’eleganza dritta e diretta, che non straborda in alcun tipo di eccesso ma che colpisce, sempre, con una certa profondità.

CLASSIC CUVEE BRUT

Un assemblaggio di Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier – con partite provenienti da diverse annate – si riassume in un vino discreto, dal profilo olfattivo sottile. La delicatezza della pesca bianca si mescola al tono verde di felce e ad una leggera traccia di pasticceria, che compare su uno sfondo gessoso. Si introduce in punta di piedi, facendo della discrezione e della delicatezza, il suo charme. La bollicina finissima conferma il tocco delicato eppure pungente. Nella sua delicatezza, è un vino che sa il fatto suo, mostrando il proprio carattere in un sorso dritto, verticale, con una spina dorsale che risiede nella freschezza citrica e nella leggera spinta sapida. Persiste su un ricordo di limone che determina una grande beva.

ROSÉ BRUT

È un calice capace di ammaliare già alla vista, in quella veste color ramato dalla luminosità brillante. L’impatto al naso è dapprima salmastro, poi fruttato con una bella nota di pesca. Introduce la gentilezza di un bouquet tessuto nei ricordi di fragola, geranio e caramella alla liquirizia, su una trama leggermente terrosa e speziata. In bocca emerge un buon carattere aromatico, che partecipa alla tridimensionalità di un sorso nuovamente teso e dritto. Si assapora il lievito, si assapora la fragola. Ci si lascia accompagnare per mano dalla freschezza e ci si perde nel ricordo del sorso grazie al lungo riverbero della sapidità. Un vino equilibrato, composto e coeso.

CUVEE CHERIE DEMISEC

Naso fine e delicato, anche per questa particolare versione leggermente zuccherina. Traccia un profilo olfattivo di pesca bianca matura, frutta secca ed uva passa, con una finitura sofisticata di legno di sandalo. Abboccato, timidamente dolce pur nel segno di una netta freschezza che protrae il sorso in una moderata verticalità. Morbido ed equilibrato, si pone come perfetto accompagnatore di un dessert nella complicità di un’accezione dolce attenuata.

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