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Laurent-Perrier

di Leila Salimbeni

La forma della Champagne

Negli anni, o forse dovremmo dire nei calici, calice dopo calice, ci siamo convinti che una delle caratteristiche più squisite del vino sia la sua varietà e che una delle manifestazioni di questa varietà risederebbe nella sua doppia natura che se una volta s’identifica con la singolarità l’altra predilige la pluralità.

Prendiamo la Champagne. Qui, millesimée e Clos rappresentano due singolarità che, se coincidenti, danno luogo alla singolarità delle singolarità: Clos x + millesimo xx, il cui contrario risiede nella pluralità che riassumiamo, benché in maniera inesatta, col concetto di Cuvée quale moltitudine di Cru e di millesimi (vins de rèserve). 

È a quest’ultima modalità, ovvero alla molteplicità che ci riferiamo più propriamente quando parliamo di Champagne, ed è esattamente a questa molteplicità cui ci riferiamo quando guardiamo a vini come la Grand Siècle di Laurent-Perrier. 

Ciò presupposto, è d’uopo una digressione: statisticamente parlando, infatti, nella singolarità s’identifica maggiormente l’istanza produttiva dei piccoli produttori, i récoltant manipulant più limitati, rispetto alle Maison nelle risorse materiali, di coltivazione e di stoccaggio, e pertanto più vincolati all’esecuzione millesimata; quanto alle grandi Maison, invece, amministrando queste diversi appezzamenti – 1400 sarebbero i contratti stipulati, coi rispettivi conferitori, da Laurent-Perrier – e disponendo delle risorse necessarie allo stoccaggio dei propri vins de réserve, annata dopo annata – a Tours-sur-Marne Laurent-Perrier amministra 10 km di cantine per circa 50 milioni di bottiglie – queste sarebbero più a casa nell’esercizio della molteplicità regalando al mondo prodotti la cui essenza, richiamandoci all’età adrianea, coincide col motto di varius, multiplex, multiformis. 

Si tratta, attenzione, di una distinzione meramente teorica: non sussiste infatti alcuna gerarchia tra le due modalità e, difatti, una sola singolarità può svettare su tante molteplicità così come, allo stesso tempo, un’unica molteplicità può sbaragliare tanti unicum. Eppure, e nonostante le tante pregevoli eccezioni millesimate, Laurent-Perrier resta fedele alla sua natura, ribadendola anzi sin dalla sua etichetta signature, La Cuvée, così chiamata perché esito dell’assemblaggio – appunto – dei mosti della sua cuvée (ovvero all’80% di ogni spremitura) che è poi il nucleo produttivo dell’intera Maison. E è proprio questa versione, in particolare, è alla base del succoso effluvio di Chardonnay 50%, 30% Pinot noir, 10-20% Meunier più un 20-30% di vini di riserva, che turbina nel calice punteggiato di una bolla puntuta che veicola candide suggestioni di latte di mandorla, gelsomino e tè bianco. Sempre nel segno della molteplicità è, poi, anche l’ottimo Ultra Brut, il 14° da quando, nel 1976, fu concepito il primo Brut non dosato e dove si ritrova il gelsomino ma in uno scenario più salso e quasi riarso, verrebbe da dire, tanto è tagliente. 

Quanto alla quintessenza di Laurent-Perrier, “benché in Smoking” citando le parole della sardonica Nicole Snozzi, Ambassadeur de la Marque, La Grand Siècle è la contrazione più pura dell’esercizio di questa molteplicità: l’obiettivo? “Ricreare nient’altro che l’annata perfetta”, secondo l’acutissima osservazione di quello che, ancora oggi, è considerato il padre spirituale della Maison, Bernard de Nonancourt: “se non l’avesse fatto la natura l’avrebbe fatto Laurent-Perrier stessa“, apostrofò, e fu così che, nel 2012, venne inaugurato anche il caveau d’acciaio dell’architetto Jean-Michel Wilmotte, di cui solo Michel Fauconnet, terzo Chef de Cave di Laurent-Perrier, dal 1955, ha le chiavi.

Così, è nata anche questa Grand Siècle, dove ricorre un trittico di annate – 2004, 2002 e 1999 – selezionate secondo il criterio compositivo della complementarità. Quanto ai vitigni, vi si agita una proporzione variabile di Chardonnay (55%) e Pinot nero (45%), provenienti da 11 dei 17 Grand Cru della Champagne. Il risultato? Una contrazione, si direbbe quasi una concentrazione, dato l’altissimo peso specifico, donde scalpitano note di latte, vaniglia, miele, menta, pepe bianco, muschio e tartufo bianco, sferificate in una bolla serica che compone un palato felpato e vibrante, suadente e piccante. 

À la santé!

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