Arrivi e qualcosa ti colpisce subito. Te lo ricordi. Ed è per questo che ne sto scrivendo.
Se atterri a Olbia, bastano quaranta minuti di strada panoramica. Poi arrivi, fai pochi passi, e si apre il respiro. Si amplia, si arricchisce. È il respiro del cuore, certo, ma anche quello dell’anima, che cerca l’orizzonte e lo trova: una linea che abbraccia il mare e lo insegue.
Le rocce, levigate dal tempo, hanno una bellezza quasi statuaria. È qui che prende forma l’accoglienza.
Stai per entrare nel “laid-back luxury”, come lo definisce Destinations by Hyatt. Vito Spalluto tende la mano con un gesto affabile e un sorriso autentico. Lui e la sua squadra sono pronti, ma soprattutto felici di esserlo. Si percepisce subito: entusiasmo, naturalezza, una vocazione all’ospitalità che non si costruisce, si possiede.
E da qui in avanti tutto trova il suo ritmo.
È un resort, certo, ma soprattutto un invito: staccare la spina, togliere l’orologio, lasciare il telefono e vivere pienamente l’esperienza.
Siamo in Gallura, a Baja Sardinia. Gli spazi sono ampi, il movimento è naturale, lo sport entra con facilità nella giornata. Tutto scorre senza attriti, sostenuto da strutture e attrezzature di prim’ordine.
Piscina, spa, spiaggia, calette, rooftop, ristorante fine dining. Lo spazio firmato Franco Pepe. Ruinart e Bollinger a dare effervescenza, dall’aperitivo alla tavola. E ancora la boutique Mareas di Marras.
Forse qualcosa sfugge all’elenco. Ma gli ingredienti, e gli atout, sono già evidenti. E promettono molto, molto bene.
Il welcoming è schietto, diretto, senza sovrastrutture. Siamo al Capogiro, ristorante una stella Michelin, dove l’identità si esprime con chiarezza. Qui Ruinart è la bollicina da chiedere: servita con precisione, raccontata con competenza e senza rigidità. Se siete curiosi, il dialogo si apre volentieri e diventa interessante; per appassionati e connaisseurs, c’è spazio per divertirsi davvero.

A cena, il menù affascina per coerenza e sensibilità. Si percepisce una mente profondamente legata al territorio e ai piccoli produttori, capace di tradurre questa affezione in piatti ben concepiti e ben eseguiti. La cura c’è, si vede e si sente. E non è un dettaglio scontato, anzi.
Lo chef D’Ambrosio, fin dall’apertura, ha portato il proprio stile di cucina e il proprio bagaglio culturale, lavorando con prodotti il più possibile del luogo. Una scelta che si riflette anche nell’orto di erbe aromatiche all’interno del resort, segno concreto di un rapporto diretto con il territorio.
Lo chef ha un tratto spontaneo, accogliente. In sala, la squadra si muove con sicurezza e misura. Ne nasce un’armonia autentica, mai costruita.
Tra i piatti, un Risotto al burro di erbe di macchia, sottobosco, alghe e gin “Metamorfosi”, che racconta con precisione la complessità aromatica del paesaggio sardo.

E poi lo spazio firmato Franco Pepe, che introduce un registro diverso ma perfettamente accordato al contesto. L’impasto colpisce per equilibrio: friabile, arioso, ma allo stesso tempo masticabile, con una leggerezza che non sacrifica la struttura.

Tra le proposte, “Spazio Mare”: una pizza fritta con stracciata di bufala DOP, gambero rosso, misticanza e lime. Un gioco di contrasti ben calibrato, tra la ricchezza della frittura, la dolcezza del gambero e la freschezza agrumata, che alleggerisce e accompagna senza mai sovrastare.

Gli ingredienti sono scelti con cura e lavorati per esprimersi con chiarezza, in un insieme che resta essenziale ma mai banale.
Un’attenzione in più? Meno grassezza nelle salse, il less is more qui tenderebbe a valorizzare maggiormente tanto una vongola quanto un pomodoro; l’olio EVO da mettere in tavola, che sia dell’ultima campagna olearia. Un occhio attento ne sarà felice.
Davvero impressionante il servizio di riassetto della camera: un’attenzione al dettaglio che sfiora la precisione maniacale, senza mai risultare fredda. È cura autentica, che si percepisce.

Ricordate l’energia di cui parlavo all’arrivo? È esattamente la stessa. Si ritrova qui, intatta, in ogni gesto.
Poi magari si passa in palestra. Affacciata sulla piscina, con il mare sullo sfondo: uno spazio elegante, quasi motivante. Ti viene voglia di metterti alla prova, di alzare un po’ l’asticella.

E se invece si decide di uscire, una gita in gommone nel Golfo della Maddalena rimette tutto in prospettiva. La terra vista dal mare, il mare visto dal mare: un azzurro cristallino che sembra non finire.

E poi, quasi senza accorgertene, torni a quel primo momento. A quel respiro.
Perché è da lì che tutto è iniziato, ed è lì che tutto ritorna. Nell’orizzonte che si apre, nella luce che cambia, in quella sensazione piena ma leggera che ti accompagna senza chiedere nulla.
Hai tolto l’orologio, lasciato il telefono, rallentato il passo. E qualcosa è rimasto.
Forse è proprio questo il senso più autentico del luogo: non solo accoglierti, ma lasciarti andare via con qualcosa in più. Un tempo diverso. Più tuo.
E mentre riparti, quel respiro, lo sai già, te lo porterai dietro.










