Sfumatura torinesi nel capoluogo lombardo
Per la prima volta dalla sua nascita, Buonissima esce dai confini della capitale sabauda per approdare a Milano con un evento che ha anticipato la sesta edizione del festival gastronomico, in programma a Torino dal 21 al 25 ottobre. La serata, ospitata il 29 giugno da VOCE di Aimo e Nadia all’interno delle Gallerie d’Italia di Piazza Scala, ha proposto un incontro tra alta cucina e arte contemporanea nel segno di Arnaldo Pomodoro, nel centenario della nascita dello scultore e a un anno dalla sua scomparsa.
Protagonisti dell’appuntamento sono stati gli chef Matteo Baronetto e Fabio Pisani, che hanno firmato un menu a quattro mani ispirato alla ricerca artistica del Maestro. La cena è stata preceduta da un incontro dedicato al rapporto tra arte e gastronomia, al quale hanno preso parte i due cuochi insieme alla giornalista Monica Trigona de Il Giornale dell’Arte.

La proposta culinaria di Buonissima Milano
Gli ospiti hanno inoltre avuto l’opportunità di visitare la mostra Arnaldo Pomodoro. Una vita. Le grandi opere delle Collezioni Intesa Sanpaolo e Fondazione Arnaldo Pomodoro, allestita nelle Gallerie d’Italia e curata da Luca Massimo Barbero e Federico Giani.
Il percorso gastronomico ha preso spunto dagli elementi distintivi della produzione di Pomodoro, cercando di tradurne il linguaggio artistico attraverso la cucina. Il menù a quattro mani ha lavorato sul contrasto tra superfici essenziali e complessità interne, richiamando le geometrie, le incisioni e la matericità che caratterizzano molte delle opere dello scultore.
La cucina di Matteo Baronetto, nota per il suo approccio essenziale e anticonvenzionale, si è intrecciata con quella di Fabio Pisani, incentrata sulla valorizzazione della materia prima e dell’identità gastronomica italiana. Ne è nato un percorso costruito su consistenze, cotture e contrasti tra ingredienti di terra, mare e mondo vegetale, con l’obiettivo di restituire in chiave gastronomica alcuni dei temi centrali della ricerca di Arnaldo Pomodoro senza rinunciare all’equilibrio del gusto.











