L’Ardito di Baracchi e i porcini del bosco

Ardito di Baracchi nasce come un’idea precisa prima ancora che come un vino: mettere sullo stesso piano due caratteri forti, senza chiedere a nessuno dei due di arretrare. Syrah e Cabernet Sauvignon, metà e metà, lavorati separatamente e poi ricomposti con l’intenzione di trovare una linea comune.

A Cortona il Syrah ha una naturale predisposizione: matura bene, mantiene energia, restituisce una speziatura nitida. Il Cabernet, qui, non cerca muscoli ma verticalità, dà spina dorsale e tiene il passo. La gestione in cantina è misurata: fermentazioni in acciaio a temperature controllate, macerazioni attente, senza forzature estrattive. L’affinamento alterna legno e contenitori neutri, più per comporre che per imprimere.

Il risultato è un rosso compatto, profondo, senza opacità. Al naso si muove con chiarezza: frutto scuro, mora e ribes, poi pepe nero, una vena leggermente ematica, qualche cenno di erbe mediterranee. Non c’è dolcezza, non ci sono deviazioni. In bocca entra pieno, con un volume che si avverte subito, ma non si allarga in modo disordinato: l’acidità tiene il ritmo, il Cabernet tende la linea, il Syrah riempie gli spazi. Il tannino è fitto, presente, ma già composto, senza spigoli inutili. La chiusura è sapida, asciutta il giusto, e lascia una traccia lunga, coerente.

A tavola trova il suo terreno naturale quando il piatto ha sostanza ma non cerca effetti. Siamo rientrati da una scampagnata in montagna con i funghi nel cestino, niente costruzioni: si puliscono con pazienza, si tagliano senza precisione millimetrica, si buttano in padella larga. Olio buono, uno spicchio d’aglio appena schiacciato, calore deciso. I porcini prendono colore, fanno uscire il loro liquido, poi si asciugano e si concentrano. Una parte finisce sulle tagliatelle, ruvide, che trattengono il fondo; una parte resta semplice, su crostoni caldi, solo un filo d’olio a crudo.

È in questo passaggio che Ardito si mette a fuoco. La componente speziata del Syrah entra in continuità con la rosolatura dei funghi, quasi la prolunga. Il Cabernet interviene subito dopo, tiene il sorso diritto, pulisce la bocca dall’olio e riporta ordine. Non c’è mai sovrapposizione, piuttosto una sequenza: boccone, vino, e di nuovo boccone. Il volume del vino sostiene la materia del piatto, l’acidità impedisce qualsiasi cedimento, il tannino accompagna senza asciugare troppo. Si crea una progressione naturale, senza bisogno di spiegazioni.

Bottiglia dopo bottiglia, il comportamento resta lo stesso: nessuna esibizione, ma una costanza che si apprezza sul tempo. È un vino che non cerca di stupire in un punto preciso, lavora sulla durata, sulla coerenza tra naso e bocca, tra primo sorso e ultimo. E quando il piatto è quello giusto (funghi ben fatti, senza sovrastrutture) Ardito fa esattamente ciò che deve: tiene insieme tutto, con misura.

Foto porcini powered by ChatGPT

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