Il dono della coerenza
Roumier è uno di quei nomi che, a Chambolle-Musigny, non hanno bisogno di essere spiegati. Basta pronunciarlo. Il resto lo fanno i vini, con quella naturalezza che appartiene solo ai grandi.
La storia comincia nel 1924, e come spesso accade in Borgogna passa da un matrimonio: Georges Roumier sposa Geneviève Quanquin e, insieme, arrivano vigne e appellazioni che oggi sono diventate riferimento come Les Amoureuses, Les Fuées, Bonnes-Mares. Non è solo una dote, è una direzione. Dal 1945 si imbottiglia in proprio, scelta che segna il passaggio da conferitori a interpreti del proprio territorio.
In seno a questa unione arriva anche Christophe, che dagli anni Ottanta prende in mano il domaine senza cambiare davvero il passo. Lo affina. Formazione a Digione, certo, ma soprattutto una visione che sta tutta nella sottrazione: intervenire il meno possibile per lasciare che il Pinot Noir trovi da solo la propria misura.
I vigneti sono poco più di una dozzina di ettari, distribuiti tra alcune delle parcelle più sensibili della Côte de Nuits: Musigny, Bonnes-Mares, Clos de Vougeot, poi i Premier Cru – abbiamo già citato Les Amoureuses, Les Cras, Les Fuées – e Chambolle-Musigny village. Suoli calcarei, lavoro in vigna essenziale, nessuna forzatura. Qui la parola “precisione” non è uno slogan, è un metodo. In cantina il registro non cambia. Vendemmie manuali, fermentazioni spontanee, legno usato con intelligenza variabile, mai protagonista, sempre strumento. Nessuna filtrazione a voler mettere ordine dove ordine c’è già. Il vino si costruisce lentamente, senza cercare scorciatoie.
I Roumier non colpiscono per potenza, ma per definizione. Sono vini che entrano in punta di piedi e poi restano. Floreali, profondi, con quella trama fine che è cifra di Chambolle quando è interpretata senza sovrastrutture. Bonnes-Mares, Musigny: nomi che potrebbero bastare, ma qui trovano una voce che non alza mai il tono.
Non sono vini facili, né immediati. Chiedono tempo, attenzione, disponibilità all’ascolto. In cambio restituiscono una delle cose più rare: coerenza. E forse è proprio questa, oggi, la loro forma più alta di modernità.

Grand Cru Corton-Charlemagne 2019
Appena aperto questo fantastico cru è molto chiuso, ridotto, davvero introverso. Il colore, giallo paglierino scarico, tradisce gioventù e lunga vita innanzi ancora. Forse anche merito di non modici quantitativi di solforosa aggiunta. Aspettandolo nel bicchiere qualche ora, con pazienza e rispetto, sprigiona aromi di olio di arancia, pera, noce moscata e fiori bianchi. Possiede un corpo medio-pieno, che alla partenza è quasi sfuggente, ma che con il tempo dona una persistenza unica e inarrivabile. Al palato è concentrato e strutturato, mostrando opulenti ma equilibrati frutti bianchi, note di pietra focaia bagnata e una raffinata e potente consistenza gessosa. Con un finale lungo, pulito e persistente ha ancora tanto tempo davanti a se.

Chambolle Musigny Les Amoureuses 1er Cru
La forza e potenza del nome non è mai un caso. Anche qui, in un premier cru travestito e neanche malcelatamente da grand cru troviamo uno dei vini più maestosi e imperiosi mai degustati. Una fortuna, soprattutto avere accesso ad una delle preziose bottiglie di questo produttore. Una annata , la 2020 in Borgogna, che è stata eccezionalmente precoce, con inizio vendemmia già a metà agosto, caratterizzata da un clima caldo e secco che ha prodotto vini di alta qualità, con ottima concentrazione, struttura tannica nei rossi e sorprendente freschezza acida. Ritroviamo tutto in questo capolavoro, forse un filo di evoluzione eccessiva, inaspettata visto lo scarso tempo trascorso. Roumier fermenta al 50% con grappolo intero i suoi premier cru, donando note intense e tanniche, vegetali e progessive.
Al colore, leggermente evoluto e che tradisce in seguito lievi note ossidative e terziarie, si contrappone un naso con un delizioso e brillante profumo di lampone e gelso, con note minerali e floreali e un tocco salino. Il vino, lasciandogli il tempo giusto (meglio se aperto il giorno prima), è estremamente espressivo, con una vivace acidità al palato ma anche una sensazione setosa e profumata che persiste elegantemente nel finale. Lungo, immenso e quasi infinito. In sintesi, meraviglioso.










