Moebius Sperimentale

VALUTAZIONE

Cucina Moderna

17/20

OSPITALITÀ

17/20

PREGI
Una cucina tecnica, materica, trasversale.
Dessert vegetali, di pregevole fattura.
DIFETTI
Aperto solo 3 sere a settimana.

La zona creativa di Enrico Croatti

Prima ancora di parlare della cucina del ristorante Sperimentale di Enrico Croatti, bisognerebbe parlare del luogo in cui questa “vetrina gourmet” prende forma, soffermandosi sull’importanza di Moebius – inteso come locale polifunzionale – nel suo insieme. Non solo ristorante, cocktail bar (pluripremiato), bistrot e spazio eventi ma un organismo gastronomico a più velocità, capace di far convivere anime diverse senza che nessuna finisca per prevaricare sulle altre. Una capacità di tenuta e ritmo con cui questa insegna si è imposta come una delle più vitali e floride del panorama milanese.

In tale contesto Moebius Sperimentale è un luogo nel luogo; una sala-bancone-cucina piccolissima, protetta da vetrate, collocata su una zona soppalcata al centro della sala principale, sita al pian terreno, di quello che era un ex laboratorio tessile. Da lì si osserva il resto del locale in fermento, come da una cabina di regia. E, dato che per fare successo nella ristorazione bisogna essere bravi con i numeri, un’offerta di grande qualità sotto la medesima insegna non poteva che contemplare uno spazio ad hoc, separato e appartato, perfettamente coerente con la cucina dello Chef riminese: tecnica e precisa, destinati a pochi commensali per volta (non più di 14 a sera, serviti ad orari diversi).

Assaggi divertenti, tra Spagna, Giappone e Sudamerica

Una zona più libera e insieme controllata rispetto al resto; una vetrina d’élite, certo, ma anche il luogo in cui Croatti e la sua brigata possono spingere più in là il discorso con una cucina divertente, eccellente a livello di gusto, con i suoi dichiarati rimandi ai fasti formativi dello Chef, avvenuti principalmente tra Paesi Baschi e la Costa Blanca, dove una profondità umamica dà spessore anche ad assaggi più minuti. Dagli amuse-bouche ai petit four, la cucina procede con costanza , toccando sempre corde di compiacimento per via di un impatto gustativo ampio e trasversale.

Emblematico è il Finto “nigiri” di akami (il taglio del filetto) di tonno, adagiato su una meringa al wasabi che sostituisce il più tradizionale shari (riso). Un boccone in cui tutto – davvero tutto – trova una propria coerenza: proporzione, temperatura, consistenza, freschezza, sapore. L’illusione perfetta di mangiare un nigiri in un sushi bar in Giappone, ma con lo scarto mentale di una cucina metropolitana a migliaia di chilometri di distanza.

Lo stesso accade con la Croqueta fondente con cinta senese riserva. Qui affiora con chiarezza la formazione basca dello chef: si vede, si sente, si riconosce. Il boccone racchiude un piccolo abbecedario di creatività e tradizione iberica, restituito con rispetto ma senza sudditanza. Ed è sempre interessante, talvolta persino emozionante, quando una cultura gastronomica viene maneggiata con tale sensibilità da mani non autoctone. Il piatto iconico, Calamari dell’Adriatico al latte di cocco e caviale, è sempre un gran mangiare, con il mollusco tagliato in piccolissime parti e servito con latte di cocco, come se fosse un risotto, lime e una bottarga di caviale. Una trama marina minuta, cesellata, attraversata da una freschezza lattica e agrumata, con la bottarga di caviale a dare profondità, sapidità, il tutto accompagnato da una nota sudamericana quasi come un ceviche. È un assaggio con una potenza di umami, che lavora sul doppio registro, palatale e mentale.

Perfino i dessert, spesso tallone d’Achille di molti ristoranti ambiziosi, sono brillanti, freschi, stagionali. Su tutti, la declinazione di Asparagi con mozzarella di yogurt e frutto della passione, dove il vegetale diventa insieme filo conduttore e protagonista: un piatto costruito sulle sfumature di un unico vegetale, capace di chiudere il percorso con grazia, lucidità e una sorprendente leggerezza.

Servizio impeccabile nei tempi e sala di ottimo livello che si palesa con quella quota di cordialità che fa bene senza farsi notare troppo. La carta dei vini, che qualche tempo fa era più modesta oggi appare più solida, con ricarichi misurati e, qua e là, perfino interessanti occasioni sulle bottiglie di fascia altissima.

IL PIATTO MIGLIORE: Calamari dell’Adriatico al latte di cocco e caviale.

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Leonardo Casaleno

Avvocato di professione e appassionato cinefilo, il suo cammino è stato segnato fin dalla giovane età da un sorprendente incontro con una passatina di ceci sulla via di San Vincenzo: un momento che ha acceso in lui un profondo culto per il cibo. Oggi sfugge con entusiasmo alla monotonia quotidiana per andare alla ricerca di tavole tradizionali o innovative che siano, purchè autentiche e capaci di sfamare la sua curiosità gastronomica. Nutre un altro grande amore per i viaggi che si manifesta in modo spontaneo: prenota un ristorante, quindi pianifica l’itinerario.

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VALUTAZIONE

Cucina Moderna

17/20

OSPITALITÀ

17/20

PREGI
Una cucina tecnica, materica, trasversale.
Dessert vegetali, di pregevole fattura.
DIFETTI
Aperto solo 3 sere a settimana.

INFORMAZIONI

PREZZI

Menu Libertà a 190 euro, Menu Mare e Menu Terra a 150 euro.

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