Auberge Sauvage

VALUTAZIONE

Cucina Moderna

17/20

OSPITALITÀ

16/20

PREGI
La conoscenza approfondita del mondo vegetale.
La capacità del cuoco di bilanciare gli ingredienti di ogni piatto.
DIFETTI
Carta vini da ampliare e migliorare.

Una cucina “selvaggia”

Siamo a Servon, Francia, Regione della Normandia nel Dipartimento della Manica, un paese immerso nel verde con meno di 300 anime a pochi Km dalla nota e fascinosa Mont Saint Michel. Qui, nel 2020, Thomas Benady e sua moglie Jessica hanno rilevato e ristrutturato una Locanda dismessa con annesso orto dando vita e forma a L’Auberge Sauvage. Chef autodidatta con la passione per la cucina trasmessagli dal padre, libraio e gourmet, che lo portava regolarmente a scoprire i migliori ristoranti di Parigi, Thomas ha in pochi anni creato una meta per appassionati e curiosi in una zona alquanto arida dal punto di vista gastronomico, salva l’egemonia della famiglia Roellinger nella vicina Saint-Meloir-des-Ondes.

Un percorso all’insegna del vegetale

Già il contesto appena descritto può far presagire la tipologia di proposta ristorativa, infatti, l’unico menù disponibile che varia a seconda della stagionalità e reperibilità dei prodotti è prettamente vegetale. L’approccio dello Chef al mondo vegetale, però, non è dettato da mode del momento ma è concreto (la sua cucina si basa sulla conoscenza dei prodotti e sul desiderio di non snaturarli) coerente con il suo modo di essere (la sua cucina è sobria al pari degli arredamenti delle sale e delle persone che vi lavorano) e simbiotico con la natura circostante (la sua cucina è selvaggia, precisa, radicale, unica e gentile) ciò che lo ha portato a spostarsi in campagna da Parigi (ove aveva aperto il ristorante Orties) per mancanza di contatto con i produttori e di possibilità di praticare foraging, attività alla quale Thomas è particolarmente legato e che pratica pressoché quotidianamente nell’orto della Auberge o ne La Baie du Mont. Le piante, le verdure e gli ortaggi sono, quindi, al centro dei suoi piatti, vengono valorizzati e sublimati nella loro essenza ed essenzialità, ma il menù dello chef presenta anche qualche innesto animale, sempre locale, con l’ambizione di creare un terroir e una cucina davvero distintivi, ambizione che la famiglia Benady è sulla buona strada dal coronare.

È d’uopo una precisazione sul voto per l’ospitalità. Il voto è legato al fatto che, oltre ad una carte vini ampliabile, non esiste un vero “servizio” di Sala con camerieri sottoposti a gerarchie ma tra i tavoli si muove operosa e serve la sola Jessica, come detto meglio dello Chef, coadiuvata da una sola persona. Ci è parso che questo potesse essere il voto più alto da attribuire posto che valutazioni più alte dovrebbero essere riservate a quei ristoranti che investono concretamente e fattivamente nell’ospitalità anche formando e forgiando nuove leve.

I PIATTI MIGLIORI: Tonno e Anguria; Tacos di chele di aragosta crude e portulaca.

La Galleria Fotografica:

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Carlo Nicolò

Carlo Nicoló, pugliese di nascita con origini materne siciliane e marchigiano di adozione. Nella vita Notaio con la passione per l’enogastronomia. Ritiene che il Diritto e la Cucina siano multiformi, capaci di assumere aspetti straordinariamente diversi a seconda del punto di vista dal quale si valutano e ha deciso di improntare la sua vita alla ricerca e alla prova di ciascuno di essi. A tavola non ci sono limiti nè preconcetti!

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VALUTAZIONE

Cucina Moderna

17/20

OSPITALITÀ

16/20

PREGI
La conoscenza approfondita del mondo vegetale.
La capacità del cuoco di bilanciare gli ingredienti di ogni piatto.
DIFETTI
Carta vini da ampliare e migliorare.

INFORMAZIONI

PREZZI

unico menù degustazione da 8 portate a 120 €

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COSA DICEVAMO

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