Passione Gourmet Concezione Restaurant - Passione Gourmet

Concezione Restaurant

Ristorante
via Giuseppe Verdi 143, Catania
Chef Manuel Tropea
Recensito da Leonardo Casaleno

Valutazione

14/20 Cucina prevalentemente classica

Pregi

  • Una cucina che valorizza del territorio.

Difetti

  • I prezzi, già orientati verso l'alto, nonostante la recente apertura.
Visitato il 02-2023

Un nuovo fine-dining a Catania

A piccoli passi il panorama gastronomico – di qualità – di Catania sta evolvendo verso alternativi e rassicuranti orizzonti. Merito anche delle nuove generazioni che decidono, dopo formative e stimolanti parentesi extra-territoriali, di volgere verso la terra natia per ripiantare radici più solide e portare valore aggiunto, frutto di esperienze e conoscenza acquisite altrove. Manuel Tropea, classe 1993, rientra nel novero di queste nuove leve. Coadiuvato dalla sua piccola squadra che, tra sala e cucina, non scavalla i trent’anni di età media, il cuoco catanese, già al fianco del talentuoso Davide Guidara, ha deciso di intraprendere un percorso votato alla reinterpretazione celebrativa dei piatti simbolo della città. A prescindere dal risultato, a volte brillante altre soggetto a margini di miglioramento, traspare convinzione e orgoglio nel portare avanti ambiziosi propositi, sia per la fascia di prezzo in cui si colloca la sua tavola, sia per l’idea di giocare con la tradizione gastronomica cittadina, da molti considerata intoccabile a queste latitudini.

Cucina evocativa-catanese

Una cucina che potremmo definire “evocativa-catanese” che si incentra su un lavoro che parte dall’encomiabile politica di approvvigionamento locale, dalla riscoperta di farine di grani antichi gentili, come la Tiraditto, di Niscemi, alle nuove frontiere agricole dell’isola, come nel caso del mango coltivato a Giarre. Esercizi di stile e sfoggio di disparate tecniche, più o meno modaiole (come fermentazioni o sferificazioni), danno l’idea di quelli che sono gli obiettivi da raggiungere per il giovane Tropea, ossia erudire il più possibile i commensali meno avvezzi al fine-dining.

L’inizio è la parte migliore del percorso, con piatti che presentano un registro gustativo intrigante, per contrasti e consistenze. Su tutti, prevale “Good morning in Catania“, piatto che ricorda lo stile di Pino Cuttaia con una coltre di mandorla amara che ricopre fichi, fichi d’India, vongole, cedro candito, datteri e melanzane; un piatto concepito per far assaporare i gusti e i sentori primari attraversando i prodotti di terra e di mare della città. Sui secondi, sia carni sia pesci, le cotture mostrano una solida mano; a convincere meno sono alcuni equilibri gustativi che latitano nel reparto dolciario dove la tradizione ritorna con la concettuale interpretazione della Rama di Napoli, tipico dolce catanese a base di cioccolato, che vede qui l’utilizzo del vegetale (cavolfiore) come ingrediente primario, potenzialmente interessante ma sovrastato da un eccessiva preponderanza della crema o l’omaggio alle Candelore di Sant’Agata che è il piatto che convince meno per l’eccessiva stucchevolezza della mandorla poco contrastata da un mango con poche acidità. I sapori della piccola pasticceria, infine, sono evanescenti e qualche preparazione è da rivedere (macaron su tutto).

Il ristorante, ubicato nel centro storico, si presenta con una sala dagli arredi essenziali, quasi scarna, ma con una illuminazione ideale: solo sei tavoli e ampia cucina a vista dove la brigata opera con toni pacati e sicuri. Ci auguriamo che questa tavola possa attrarre una variegata clientela – anche locale – e che la continuità possa consentire allo chef e alla sua brigata di progredire e cavalcare l’entusiasmo di cui trasuda questo coraggioso progetto.

IL PIATTO MIGLIORE: “Good morning in Catania”, mandorla amara, fichi, fichi d’India, vongole, cedro candito, datteri e melanzane.

La Galleria Fotografica:

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