Passione Gourmet Duomo - Passione Gourmet

Duomo

Ristorante
via Capitano Bocchieri 31, 97100, Ragusa
Chef Ciccio Sultano
Recensito da Leila Salimbeni

Valutazione

18.5/20 Cucina prevalentemente classica

Pregi

  • Un'esperienza gastronomica regale.
  • Una sala colta e brillante, capace di fare del servizio un'arte nobilissima.
  • La carta dei cocktail e quella dei vini, esito della profonda cultura - e sensibilità - di Antonio Currò.

Difetti

  • L’assenza di una piattaforma adeguata per la prenotazione (che non costringa a dettare per telefono, oppure via mail, gli estremi della propria carta di credito).
Visitato il 07-2020

Alla corte di re Iblone

Si rilassi, le mandiamo tutto via email“, sussurra sorridendo, dietro la mascherina, Riccardo Andreoli, direttore di sala del ristorante Duomo di Ragusa Ibla. Si riferisce al menù della serata, il luculliano Basileus Hyblon, riportante l’ordine esatto delle portate, più alcuni fuori menù di quello che, a vederlo adesso, appare l’ingranaggio complicato, e raffinatissimo, di un orologio concepito apposta per far perdere il senso del tempo: un banchetto in cui tutto si tiene, quasi simultaneamente, senza soluzione di continuità.

L’effetto è narcotico”, confesseremo alcune ore dopo a Ciccio Sultano che, invero, ci scruta con complicità. Lui, nomen omen, è uomo istrionico, eccentrico, coerentissimo anche nella fisiognomica, teatrale, scolpita di bassorilievi e chiaroscuro – gli stessi che abitano anche la Grande Madre, signora tanto della primavera quanto degli inferi per l’antico popolo dei Siculi – del menù dove questi stessi contrasti prendono forma tanto coscientemente quanto, anche, scientemente, e che fanno di Sultano l’interprete più ispirato e, di certo, più raffinato del momento in Sicilia.

Non stupirà dunque apprendere che Basileus sta per sovrano, ovvero per il re dei re di quell’isola nell’isola che è, per appunto, la Sicilia Iblea le cui tracce si trovano, oltre che a Ragusa, anche a Melilli, a Paternò, a Piazza Armerina, ad Avola e a Pantalica, solo per dirne alcune. 

Il paradiso terrestre del mondo civilizzato

Cominciamo dunque con le piccole entrée – piccole solo nelle proporzioni – che innescano al palato una deflagrazione dopo l’altra, una carrellata rapinosa, ipnotica, ittica nel cannolino con ricotta vaccina, caviale e gambero rosso di Mazara del Vallo, marittima nel bigné farcito di Ragusano con alici di Testa, agreste nel cracker di bottarga con pelle di pollo croccante e, infine, bucolica nell’oliva nocellara del Belice farcita con marzapane di pistacchio e cosaruciaru croccante.

E poi l’imponente, imperiosa ostrica a beccafico e il tortello ripieno di pesto trapanese, doppia panna, uova di aringa, sgombro e fasolari sono bocconi manieristi e ghiottissimi, miniature pirotecniche nonché presagi di quella che sarà la prima, vera portata, anzi due: la triglia “a pisci d’uovo”, lisca come un biscotto e salsa alla ghiotta rifinita con una generosa grattugiata di scorza di arancia nera carbonizzata a suggellare una stratificazione di aromi agrumati, bizantini e orientali e il rinfrescante, corroborante spaghetto coi ricci di mare, anguria e limone. Piatti discinti eppure concatenantisi, la cui compresenza va a ricordare un servizio alla francese – pasta da una parte, pesce dall’altra – che trasfigura in uno alla mediorientale – dove i piatti sono serviti separatamente, ma tutti nello stesso momento – per diventare insindacabilmente, potentemente siculo nella sua irretente e misteriosa sintesi tra cultura greca, araba e borbonica.

Ed è esattamente su questi riferimenti enciclopedici – ma senza dimenticare l’asse mesopotamica su cui veleggia il dessert dedicato alla “Mezzaluna fertile”, ovvero la nostra civiltà agli albori fatta di grano, sale e olio – che continua il viaggio, la cui acme è rappresentata dalla ventresca di tonno rosso, salsa di manzo, estratto di cipolla caramellata e polvere di sommacco, che della devozione e finanche dell’ossessione di Ciccio Sultano per la materia è il coronamento considerando anche l’annientamento della dicotomia tra mare e terra che un piatto simile sottende e magnifica.

Un piatto che, da solo, indurrebbe anche la più illuminista delle menti a inginocchiarsi e ringraziare gli Dei o, più semplicemente, questa nostra grande Madre Terra per il paradiso terrestre che essa ci offre e di cui la Sicilia rappresenta, o rappresenterebbe, tra i suoi cammei, quello più bello.

La Galleria Fotografica:

3 Commenti.

  • AvatarNicola Dal Falco7 Settembre 2020

    Linguistica, semiotica e buone lettere che significa sempre buone letture e incontri. Bel reportage.

  • Avatargiorgio8 Settembre 2020

    Complimenti per la precisione del resoconto e per la finalmente giusta considerazione per il lavoro di sala, preciso come un orologio, con camerieri che sembrano danzare sugli schemi di un coreografo, invisibile e presente. Finalmente, poi, il coraggio di una giusta puntualizzazione in ordine di punteggio, rispetto ad altri meritevoli ristoranti dell’isola.

  • AvatarLa passione è sempre gourmet | Ciccio Sultano11 Settembre 2020

    […] Un grazie, forte e sincero, alla prosa e alle idee di Leila Salimbeni che per Passione Gourmet offre un ritratto in punta di penna della nostra cucina, cogliendo tutte le sfumature che fanno di un piatto un paesaggio umano. Ne anticipiamo la prima parte. Tutto l’articolo e il servizio fotografico, cliccando qui: https://passionegourmet.it/2020/09/07/duomo-ragusa-ibla-sicilia-michelin/ […]

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