Passione Gourmet Pierino Penati, Theo Penati e Marco Vassena. Viganò (LC) di Azazel - Passione Gourmet

Pierino Penati, Theo Penati e Marco Vassena. Viganò (LC) di Azazel

Ristorante
Recensito da

Valutazione

13/20 Cucina prevalentemente classica

Pregi

Difetti

Visitato il 03-2020

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Recensione ristorante.

Il luogo comune vuole che la Brianza sia patria di lavoratori, di artigiani, di gente attaccata al vil denaro che non frequenta i concerti, diserta le mostre d’arte e non va nei grandi ristoranti a meno la serata non fornisca l’occasione per ostentare il nuovo bolide gemacht in Crucconia. Forte di questo pregiudizio e di tutto il mio innato snobismo, ho trascorso la mezz’ora di ritardo del mio commensale impegnandomi nel cumendwatching, ed ho scoperto ad esempio che il passo carrabile cessat quando si può parcheggiare la fuoriserie davanti al locale e sfoggiare scarpa pitonata e figlia griffatissima al ristorante. E che importa se qualche disabile dovrà aspettare per entrare. L’immagine è tutta per il cumenda brianzolo I.G.T. , anche quando è devastantemente patetica. Possiamo però dar la colpa ad un ristorante di avere un nome conosciuto in zona? Di essere stellato da lungo tempo? Di avere una location ricca di fascino in una landa dove il concetto di “bello” in edilizia troppo spesso lascia spazio a quello di “pratico”?

La risposta è no, e bisogna anzi elogiare la famiglia Penati per l’attenzione nell’acquisto di materie prime di primo piano, e per la capacità di gestire con abilità un locale in cui, in un sabato sera, possono trovarsi con una sala piena ed un matrimonio nell’altra ala, senza che i tempi e le temperature di servizio debbano minimamente soffrirne. Certo ciò richiede un consistente impiego di personale, e causa quasi inevitabilmente un calo nella “personalità” di una cucina, del filo rosso che permette, spesso banalizzando, di definire i contorni di uno stile. Anche il servizio in sala, eseguito, lo dico subito, con cortesia, serietà ed un sorriso che non guasta mai, manca di quell’ordine (ad esempio non è immediato stabilirne la gerarchia) che ci si aspetterebbe a questi livelli. La carta delle vivande pesca a piene mani nella tradizione brianzola, e non a caso, oltre al menù del mese, i due menù più ampi si chiamano “menù del paese” e “il giorno della festa del paese”, e quest’ultimo, in realtà più eterogeneo ed orientato al pesce, sarà la nostra pista. Un applauso alla cantina, ricca sì di supertuscan e di vini da visapriapismo, ma ricaricata con moderazione, ampia sull’estero (e non necessariamente su un estero da VIP) e con sorprese piacevolissime. Da essa peschiamo il Fendant 2003 Domaine de Beudon ed un Musar 2004, giovane per la tipologia ma che a 28 euro non ci potevamo lasciar scappare. Un ponte ideale fra Svizzera e Libano non certo sul filo della neutralità bellica ma su quella del Triple A.

Ma veniamo ai piatti. Con la malvasia offerta, proveniente da una caraffa, vengono portati del polpo con patate e pomodorini e un flan di verdure. Il polpo è ben gestito in cottura, e gradevoli sono anche la consistenza ed il gusto del flan, con l’asparago in bella evidenza.

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I gamberi arrosto e tagliatelle di seppia e agretti, il piatto della serata, si fanno notare per l’equilibrio dolce amaro e soprattutto per la qualità dei crostacei (con un applauso per averne 3 in un menù degustazione), invero lunghi di cottura e perciò non rispettati fino in fondo. Presentazione elegante, certamente la migliore della cena.

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Gli gnocchi con vongole nostrane e asparagi di mare non colpiscono l’occhio ma funzionano al palato, senza ola né capriola certo, ma sono eseguiti correttamente, nonostante lo gnocco per il mio gusto fosse leggermente morbido.

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Il capretto da latte cotto lungamente al forno, ben insaporito e cotto alla perfezione, è però servito con delle verdurine, più che intristite, sull’orlo di una crisi di nervetti, e con un purè che non mi ha convinto fino in fondo per il grado di cottura delle patate utilizzate. Un piccolo appunto anche sulla salsa che mi sarei atteso frutto di sola riduzione ed invece mi ha dato l’impressione di essere stata addensata con altri sistemi, magari mi sbaglio. Ne avrebbe guadagnato in finezza.

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Dopo una buona mousse al cioccolato nella parte del predessert, giunge in tavola la cubomeringa all’italiana con lamponcelle e yogurt al miele. Tecnicamente ben realizzato, ha il solo difetto di risultare un po’ monocorde privilegiando gli ingredienti dolci a discapito degli interessanti elementi acidi che propone. Discreta e varia anche la piccola pasticceria.

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Valutazione difficile per una semplice ragione: qui non si cerca l’approvazione dell’universo gourmet. E’ palese il disinteresse verso questo aspetto. Si mangia, però, in maniera più che dignitosa, anche secondo l’ottica gourmet. Ed è proprio questo che lascia perplessi, il fatto che se solo lo volessero, con questo spiegamento di forze economiche, potrebbero giocare in un altro campionato senza sforzo alcuno omogeneizzando la brigata, curando le presentazioni con maggiore perizia e ammodernando alcuni punti di cottura. Ma, ripeto, l’impressione è che non ne avvertano proprio il bisogno.

E infine i vini:

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il pregio : Cantina notevole.

il difetto : Presentazioni rivedibili.

RISTORANTE PIERINO PENATI
Via XXIV Maggio 36 – Viganò (LC)
Tel. 039-956020
Fax 039-9217218
Chiuso tutto il Lunedì e la Domenica a cena
Menù degustazione 50-65-75 euro.
Alla carta 85 euro.
Visitato nel mese di Maggio 2010.

http://www.pierinopenati.it/

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Azazel

23 Commenti.

  • Kriss5 Giugno 2010

    RISTORANTE PIERINO PENATI Tutto in maiuscolo? Ve la cercate?

  • corrado5 Giugno 2010

    Da brianzolo a brianzolo, caro Azazel, sul Pierino di Viganò mi trovi proprio d'accordo. A cominciare dall'"analisi" del cliente medio che, specie al sabato o nelle serate a tema organizzate (alcune peraltro interessanti, come quelle invernali dedicate al bollito), raggiunge elevati livelli di spettacolarità, molto aderenti all'iconografia del "cumenda" brianzolo con macchinone e sciura fresca di parrucchiere. Ma mi trovi d'accordo anche sulla cucina molto ma molto più che dignitosa, tanto che in numerose mie comparse ai tavoli dei Penati mi sono sempre trovato più che bene. Certo, qualche anno orsono si era avuta l'impressione che si stesse cercando il salto di qualità gradito a - come dici tu - l'"universo gourmet". Poi effettivamente non se ne è fatto nulla. E' proseguita invece, probabilmente per deliberata scelta imprenditoriale, l'attività volta a garantire contemporaneamente l'attività di catering, l'organizzazione di banchetti ed una cucina di ristorante estremamente corretto, con picchi, specie nei menù invernali, molto buoni. E proprio questo eclettismo credo sia il punto di forza dei Penati.

  • massisol5 Giugno 2010

    piccolo appunto: "piccolo bolide in Crucconia gemacht"... :) complimenti come sempre per la rece.

  • azazel6 Giugno 2010

    beh si vede che cominci ad intendertene di crucchi lì dove sei ora....

  • massisol6 Giugno 2010

    :) e me la tiro pure!!!

  • breg6 Giugno 2010

    visapriapismo ..... mitttico! Bravo azazel.

  • azazel6 Giugno 2010

    danger is our business!

  • sararlo6 Giugno 2010

    breg ... mi hai anticipato sui complimenti per citazione. Aggiungo solo questa: "cumenda brianzolo I.G.T." Specie protetta, in via di Iva estinzione ?

  • q.b.6 Giugno 2010

    ummm....a dire la verità....mi sento pure io un po cumenda....si può a 30 anni... :)

  • q.b.6 Giugno 2010

    azazel....bravo...sempre più tecnico e puntilioso....

  • alvigneto6 Giugno 2010

    Tutto ben quotato,ma un punticino in piu' forse ci stava.Di grosse pecche non se ne visionano.

  • Fabrizio6 Giugno 2010

    dalle foto e dal tipo di cucina si sarebbero potute dare un paio cipolle. :)

  • breg6 Giugno 2010

    evvai di fioretto....:)

  • attila6 Giugno 2010

    se pierino penati da anni riempie il locale a quei prezzi è perchè ha sempre privilegiato le esigenzie dei cumenda cun i danè e non quelle dei gourmet. saluti a tutti i goumrt

  • alvigneto6 Giugno 2010

    Piu' che di fioretto si è andati giu' con la mannaia.

  • Il Guardiano del Faro6 Giugno 2010

    Vorrei spezzare un'arancia in difesa della dignità e l'onore dei cipollati, che sento miei come neanche i massimi ventesimati :-)

  • breg6 Giugno 2010

    sararlo...infatti mi sono precipitato apposta perchè le altre volte sei sempre arrivato uno :)

  • azazel6 Giugno 2010

    poi quando passa il cumenda non cresce più la bamba... ;-)

  • Fabrizio6 Giugno 2010

    concordo col guardiano. Dare voti blu o cipolle è solo una differenza di vedute che potrebbe in certi casi essere sottile come la carta velina. Non sarebbe la prima volta di una valutazione in cipolle per un ristorante adatto ad una clientela benestante. Qualcuno lo ha fatto pr un posto con cantina più importante, il marchio di un chef importante e piazzuola per atterraggio elicotteri. Chi cerca trova, a chi ha memoria non serve cercare. :)

  • giancarlo maffi7 Giugno 2010

    condivido le affermazioni circa il passo carraio, che una volta mi e' stato alzato pero' in presenza di una nobile inglese mentre e' rimasto drammaticamente muto la volta che mi sono fatto scarrozzare dalla mia ospite e la sua bellissima fiesta rossa. voto pero' troppo stretto a mio parere. oltretutto mi pare onestamente difficile giudicare una carta piuttosto ampia come la loro con solo tre piatti, sfortunatamente non azzeccando alcuni dei piatti migliori , tipo il risotto ( che a mio parere sempre dovrebbe essere assaggiato perche' e'... molte cose... ma soprattutto una cartina di tornasole dell'attenzione in cucina) o la costoletta alla milanese. in realta' dovremmo tutti fare un dibattito: e' giusto per chi scrive farsi un'idea cosi' netta del valore di un ristorante con cosi' pochi piatti assaggiati ? qui si dice che e' stato scelto un menu degustazione, ma a parte i due pre- appunto vedo solo tre piatti. fatemi capire. si chiama critica costruttiva, sia chiaro. non vorrei che qualcuno s'innervosisse magari a causa di una domenica non felice :-)) ps: comunque, ribadisco, divertente la recensione ... ps2 : curiosa l'assonanza fra due famiglie lombarde : i penati ed i cerea. entrambe numerose , entrambe ottimamente sviluppatesi in senso catering di livello. poi i cerea hanno un passo in piu' grazie all'attuale meravigliosa lochescion ed alla incommensurabile faccia di tolla della megera a capo della baracca. forse (rumors) aiutati anche dalla patata francese , ma non quella che intendo io :-) , sono giunti all'apice delle stellature gommate ma le due cucine , secondo me, mica sono tanto lontane, nel senso che i cerea valgono 16/20 ed i penati 15

  • The Dark Knife7 Giugno 2010

    Veramente il pesce dei Cerea i penati lo vedono col cannocchiale.

  • azazel7 Giugno 2010

    beh innanzitutto le valutazioni sono passibili di ri-valutazione in futuro. quindi in esse non c'è nulla di definitivo. Come parziale contraddizione rispetto a quest'affermazione dico anche che in altre visite il livello era simile. in secondo luogo se scelgo dei piatti alla carta mi aspetto magari risultati più altalenanti ma se pesco un menù degustazione, e non quello "stagionale", suppongo mi vengano serviti piatti collaudati che mi forniscano un'immagine chiara e di conseguenza attendibile dello stato di forma della cucina. Questo discorso può decadere magari in locali sperimentali ma qui sembra palese che non si sperimenti più di tanto, anche alla luce di una clientela piuttosto abituale e che mediamente (generalizzo grossolanamente nè) mi sembra poco avvezza a girare molti altri locali. Detto questo facendo un po' di lavoro di feedback con altre mie valutazioni la valutazione in numeri mi sembra l'unica possibile, per quanto sia un BUON 13.

  • azazel7 Giugno 2010

    ovviamente intendi il tutto serenamente, pacatamente, ça va sans dire, Giancarlo. comunque il discorso cipolle non è così peregrino. Io avrei potuto concepire addirittura 3 cipolle premiando il locale con il massimo, il tutto visto secondo un'ottica completamente diversa, ma ho scelto di confrontarlo con i ristoranti alla luce di quelle che ritengo ottime potenzialità.

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