Passione Gourmet Al Porticciolo 84, Chef Fabrizio Ferrari, Lecco - Passione Gourmet

Al Porticciolo 84

Ristorante
Via Valsecchi 5/7, Lecco
Chef Fabrizio Ferrari
Recensito da Carlo Cappelletti

Valutazione

15/20 Cucina prevalentemente di avanguardia

Pregi

  • Una cucina interessante e spesso originale.
  • Una materia prima ittica non banale.
  • L'atmosfera confortevole e rilassante.

Difetti

  • In alcune portate si sente la mancanza del guizzo risolutore.
  • Nessuna proposta di champagne in apertura.
Visitato il 10-2015

La mappa delle località in cui proporre una cucina ambiziosa è un’impresa eroica non contempla solo luoghi impervi o lontani dalle grandi città: ci sono infatti zone in cui, tradizionalmente, la clientela è quasi per nulla incline a confrontarsi con una ristorazione che esca dagli schemi dell’usuale. Come le vicine province di Monza e Como, anche quella di Lecco non si sottrae al cliché del cliente brianzolo, dotato certo di ottima disponibilità economica ma poco disposto a uscire dalla trimurti del gusto risotto-cotoletta-branzino al sale, e già per il fatto di volersi imporre con la forza del proprio pensiero culinario Fabrizio Ferrari, chef di Al Porticciolo 84, merita tutta la nostra ammirazione.

Siamo a Lecco, ma l’insegna non inganni: non è infatti sulle rive del Lario che sorge il locale, bensì quasi all’imbocco della Valsassina, verso le cime che resero celebri i Ragni cittadini. Non mente invece il numero, quell’84 che per coincidenza ritorna sulle sponde del Lago di Garda e che, in questo caso, va a ricordare l’anno di fondazione del locale. Più di trent’anni di attività per il Porticciolo, quasi dieci dei quali ornati da una stella Michelin che Fabrizio Ferrari sta dimostrando, non solo con la tenacia ma anche grazie a una cucina in netta crescita, di meritare fino in fondo.

La continuità col passato e con la gestione materna è assicurata dalla permanenza, all’interno di una carta interamente dedicata al pesce marino, di un piatto intramontabile come la grigliata di pesci e crostacei.

Quanto questa continuità sia una necessità imprenditoriale e quanto un’esigenza espressiva non ci è dato saperlo, ma è un dato di fatto come, dal nostro tavolo, abbiamo potuto osservare come fossimo noi gli unici clienti ad aver optato per il menu degustazione proposto mentre le (assai invitanti!) grigliate marciavano verso tutti gli altri tavoli vicini. È un peccato, perché Fabrizio Ferrari ha dimostrato, durante il nostro pranzo, di sapersi esprimere con piatti molto convincenti, figli di un approccio che guarda tanto alle esperienze fatte dallo chef in Nord Europa quanto e soprattutto all’Est del Giappone e della Corea, il tutto filtrato da un’immaginazione fervida ed estroversa.

Ecco perciò una sequenza di piatti in cui la regola dei tre ingredienti viene costantemente messa da parte, per dar luogo a costruzioni più impervie ma sempre bilanciate sotto il profilo dell’equilibrio gustativo. A volte, non suoni così paradossale l’affermazione, persino troppo centrate: in un paio di passaggi l’impressione di non voler spingere oltre l’universalmente comprensibile sembra una zavorra per piatti che, diversamente, volerebbero lontano sulle ali di felici intuizioni e la domanda torna anche qui: quanto ciò è libera espressione e quanto necessità di non spaventare una clientela tanto timorosa quanto preziosa?

Non sta a noi rispondere a tali domande. Ci limitiamo invece a premiare con una valutazione in crescita gli evidenti progressi di una cuoco molto interessante, che meriterebbe di avere più occasioni per esprimere il proprio talento.

Le entrate, fra cui spicca un “quasi sciàtt” di pesce di grande concentrazione.
Al Porticciolo 84, Chef Fabrizio Ferrari, Lecco
Al Porticciolo 84, Chef Fabrizio Ferrari, Lecco

Sgombro, purea di zucca, finocchio, mozzarella di bufala, pancetta croccante. Di tutti i piatti provati, il meno convincente. Solo l’intensità di uno sgombro eccellente e ben lavorato spicca in un insieme che, pur non stucchevole quanto la lettura suggerirebbe, sembra girare a vuoto.
sgombro, Al Porticciolo 84, Chef Fabrizio Ferrari, Lecco

Code di gambero, crema di sesamo, mandorle, olive verdi, insalate confit e limone salato: un piatto strepitoso per potenza di concezione. Qui, di fronte a simili contrasti, la capacità di tenere coeso l’insieme si dimostra invece la risorsa decisiva.
code di Gambero, Al Porticciolo 84, Chef Fabrizio Ferrari, Lecco

Malfatti con cozze Bouchot, brodo di verdure al siero di yogurt, salvia fritta, corallo di capasanta. Altro piatto assolutamente pregevole, gourmand e sottile allo stesso tempo.
malfatti, Al Porticciolo 84, Chef Fabrizio Ferrari, Lecco

Costoletta di rombo, olandese bianca, croccante di arachidi, funghi Portobello, scalogno in carpione, timo e salsa di vitello. Qui il coefficiente di difficoltà raggiunge valori insoliti. Il risultato è ancora una volta equilibratissimo e indubbiamente molto buono, ma una sovrabbondanza di elementi in così poco spazio non concede il tempo per afferrare tutte le tensioni interne.
Costoletta di Rombo, Al Porticciolo 84, Chef Fabrizio Ferrari, Lecco

Di ottimo livello i dolci, a partire dal predessert…
predessert, Al Porticciolo 84, Chef Fabrizio Ferrari, Lecco

…per continuare con l’eccellente meringa con chantilly, maionese di mela verde, pastinaca e barbabietola…
meringa, Al Porticciolo 84, Chef Fabrizio Ferrari, Lecco

…e con una barretta cioccolato e caramello con gelato di mais (dalle sorprendenti sfumature di tartufo bianco), crema alle nocciole e caffè, di insospettabile eleganza.
barretta al cioccolato, Al Porticciolo 84, Chef Fabrizio Ferrari, Lecco
Mise en place.
mise en place, Al Porticciolo 84, Chef Fabrizio Ferrari, Lecco
Il lago.
lago, Al Porticciolo 84, Chef Fabrizio Ferrari, Lecco

4 Commenti.

  • Gino D'Aquino15 Gennaio 2016

    E pure anche vero che lo chef Fabrizio per il fatto di volersi imporre con la forza del proprio pensiero culinario Fabrizio Ferrari, chef di Al Porticciolo 84, merita tutta la nostra ammirazione. - SANTE PAROLE DEL REDATTORE in questione Carlo Cappelletti :-) cui cita il popolo brianzolo poco disposto a uscire dalla trimurti del gusto risotto-cotoletta-branzino al sale, quindi un plauso di benevolenza anche x le pippe del Rombo in questione''(.

  • Mirco Abatelli13 Gennaio 2016

    "[...] ma una sovrabbondanza di elementi in così poco spazio non concede il tempo per afferrare tutte le tensioni interne." Tutte le tensioni interne. Quante pippe eh, in un rombo..

  • Gino D'Aquino13 Gennaio 2016

    @Marco ^ _ ^ entusiasmante il tuo commento,........bravooooooooo in francese :-) , Passione Gourmet il solito buon lavoro enogastronomico completato da ottime foto ,alla prossima .

  • Marco 50&5013 Gennaio 2016

    L'approccio garbato e per nulla supponente dei quattromila caratteri in doppia C, credo mi consenta una riflessione&risposta "all'indiretta" nemmeno troppo celata tra le righe e le rive nemmeno troppo lontane del lago. "Le assai invitanti grigliate" non sono solo un dato di fatto ma anche la motivazione per la quale si commette "peccato" bypassando il degustazione che seppur "molto convincente" sembra offra "costruzioni impervie" se pur bilanciate, che possono spaventare la clientela. Se lo sgombro sembra il piatto meno convincente e il rombo appare di difficile comprensione anche per un PG DOC non dovrebbe essere di difficile comprensione la motivazione che spinge il cliente brianzolo ad investire i dané un po' più "sul sicuro". Trovo le motivazioni secondarie guardandomi dentro e, seppur da mezzo toscano, mi accorgo che la maledizione del trittico risotto-cotoletta-branzino ha colpito anche me, gusto e palato vanno allenati e uscire dal trittico per buttarsi in un piatto lontano dal ricordo dei tre elementi invita ad usare il freno, mentre forse, in alcuni casi e il Porticciolo potrebbe essere uno di questi, bisognerebbe lasciarsi portare dall'ottovolante e non da un banale risotto volante.

Lascia un commento

La tua email non sarà pubblicata. I campi obbligatori sono contrassegnati *