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Il delivery del ristorante più esclusivo al mondo

di Leila Salimbeni

Se il newyorkese non va al ristorante…

Una delle domande più implicite, ma più ricorrenti, di questo difficile momento storico riguarda, per noi gourmet, il fine dining e, precisamente, quanto il fine dining sia traducibile presso il modello della delivery.

La risposta ci è arrivata da uno dei locali più esclusivi di New York e, per estensione, del mondo, lo Chef’s Table at Brooklyn Fare  visitato da Passione Gourmet nel marzo del 2019 nella persona del nostro Alberto Cauzzi. È lui, al quale arriva, chiaramente, la newsletter di questo 3 stelle Michelin, a mostrarci un documento che, oltre a rappresentare la brillante – ancorché molto semplificata – soluzione da loro adottata risponde anche, e una volta per tutte, alla domanda con cui abbiamo aperto l’articolo che state leggendo.

Prima, tuttavia, facciamo un passo indietro: dei 959.000 casi confermati negli Stati Uniti più di un terzo risederebbe proprio a New York che rappresenta, oggi, una delle metropoli più colpite al mondo. Non c’è, del resto, da stupirsene troppo: siamo stati fin troppo costretti a familiarizzare, negli ultimi tempi, col fatto che è proprio nei gangli più sinergici, nei luoghi a più alta densità di relazioni e scambi, che divampano più facilmente i focolai, siano essi di natura virale, come questo Covid-19, che di natura culturale come sono, per fare un esempio, tutte le mode. Ecco dunque che proprio da New York e dal suo ristorante più emblematico – e più esclusivo – ci proviene l’esempio più concreto di quell’esercizio alla resilienza cui siamo oggi tutti chiamati.

Lo Chef’s Table at Brooklyn Fare, s’è detto, rappresenta l’anima più pura e più autentica della città: quantunque esso sia, infatti, uno dei suoi ristoranti più esclusivi e, per utilizzare un termine autoctono, più posh esso vanta anche una natura underground,  ubicato com’è non solo in una zona insospettabile della città ma trovandosi anche, per giunta, all’interno di un supermarket aperto 24h/24h, sul modello dello speakeasy. Ebbene “è qui che officia César Ramirez – spiega Cauzzi – approdato a Manhattan dopo un’esperienza a Brooklyn che già gli aveva valso le 3 stelle Michelin e che, conosciuto per la sua cucina di contaminazione, accosta tecniche, preparazioni e prodotti di ispirazione giapponese a una scuola classico-francese di indiscutibile stampo e carattere, che concretizza in piatti bellissimi, vividi, vivi e vibranti ottenuti da ingredienti selezionatissimi”.

Tornando dunque repentinamente ad oggi, Anno Domini 2020, vediamo qual è la proposta to-go dello Chef’s Table at Brooklyn Fare: