Cosa accadrà dopo il 4 maggio?

Ecco le risposte

Quale sarà il futuro della ristorazione? Che aspetto avrà il ristorante post Covid-19? Quali modelli sopravviveranno? Fine dining e delivery sono conciliabili? Lo abbiamo chiesto a due delle nostre colonne portanti, Andrea Grignaffini e Alberto Cauzzi, nel corso di un’intervista doppia assai ispirata e ispirante.

Di certo questo momento storico, sottolinea Andrea Grignaffini, ha incoraggiato la nascita di nuovi modelli, inizialmente modelli semplificati, nuove forme, nuove proposte in grado di interpretare lo Zeitgeist attraverso la combinazione di sentimento e legislazione: il tutto a grandissima velocità.

Due sono, al momento, le possibilità, due le fazioni, che rispecchiano del resto la natura, endemica divisione tra cucina popolare e cucina d’avanguardia: la prima, che vanta tra i suoi sostenitori pensatori come Camillo Langone, sostiene che il morbo abbia accelerato processi già iniziati, come “l’obsolescenza del mondo Michelin”, che soccomberà quando, una volta fuori, finalmente liberi, potremmo tornare a popolare le tavole della tradizione, ciascuno alla ricerca del proprio palato mentale. Agli antipodi, invece, posizioni come quella del nostro Alberto Cauzzi, il quale proprio nella popolarità della proposta da questi offerta ne intravvede la penalizzazione, e per ragioni di necessario distanziamento, e perché in questi due mesi ogni casa ha prodotto – o riprodotto – il proprio lessico culinario più confortevole e più appagante.

Unica soluzione razionale, benché di certo non sempre applicabile è, per Alberto Cauzzi, il modello di turnazione anglosassone che avrebbe, tra le altre cose, il duplice vantaggio di fare di ciascuno di noi un animale finalmente puntuale e finalmente in grado di amministrare più coscienziosamente, e più significativamente, il proprio tempo.

Buona visione!

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