Valutazione
Pregi
- Una location incantevole.
- Una proposta solida ma freschissima.
Difetti
- Si sente, forse, l'assenza di un qualche primo piatto.
La Bucolica di Tenuta Saiano
Una cosa appresa recentemente nel corso dell’ultima vista a La Sangiovesa è che Tenuta Saiano apre i suoi battenti ogni anno, da giugno a settembre, con la Bucolica, ovvero un concetto illuminato di ospitalità en plein air, con tanto di casa sull’albero e implicita sintesi tra etica ed estetica, edonismo ed ecologia. Non solo, dunque, ristorante, ma anche poche camere scandiscono i tempi della Tenuta, vestita in giugno dei colori turgidi della prima estate e del fresco che, alla sera, sale dal mare e s’incanala nella solennità della valle che cinge, dirimpetto, lo sperone di San Marino, all’ombra della Rocca di Montebello.
Qui “consumare” diventa un verbo nobile giacché si attinge solo – o quasi – dai prodotti dell’azienda, realizzati con certosina perizia e illuminata conoscenza dai due protagonisti di questa storia, al secolo Olivia Lucchi e Alex Fulvi che, freschi di laurea all’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo, hanno deciso di incanalare qui le rispettive esistenze e ritagliarsi la propria porzione di mondo, nel mondo, prendendo posizione su più fronti, non ultima anche quella enologica, con le etichette disegnate dalla stessa Olivia, e vini concepiti con rigore pur nella fragranza e nell’immediatezza che si richiede ai nettari delle colline della Valmarecchia.
Quanto al cibo, è semplice ma curatissimo, trattato da coloro che quel pollo, quel maiale, quelle zucchine, quell’agnello, quelle pesche, quei pomodori li ha allevati, oltre che manipolati, e che pertanto riesce sinceramente nell’impresa di restituirne la migliore versione possibile anche quando si tratta di approvvigionarsi altrove – coi formaggi de La Fossa dell’Abbondanza di Roncofreddo, le farine del forno Demetra di Longiano, per dirne due – ché l’autarchia la lasciamo a tempi meno felici.
Straordinario, dunque, il filologico Mezzo salame, dalla grana profumata e cremosa al palato e indimenticabile la Coppa profumata, quasi di Natale, sul crostone che cetriolini e senape ammantano di suggestioni austroungariche; molto aereo il Fritto sulle polpe di un pollo felice, e di zucchine altrettanto croccanti. Golosa la Tigellona ripiena di sfilacci d’agnello e cipolle caramellate, da affogarci dentro per dimenticare, così come, ad libitum, le Caramelle di fegatini con la loro retina, dolci e ben nappate. Il piatto più riuscito, e più creativo, resta però senza dubbio il Il pomodoro, le pesche e il basilico: un’insalata semplice e originalissima.
Per concludere, immancabile la proposta di liquori e distillati dalla bottiglieria dell’alchimista Baldo Baldinini, che qui e in tutto l’universo de La Sangiovesa ha trovato il suo asilo politico ed esistenziale.
Alla prossima Bucolica, dunque!