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La ciliegia

di Leila Salimbeni

La ciliegia di Pecetto

In questo momento, mentre leggete queste parole, una squadra di esperti del Guinnes World Record è all’opera in quel di Pecetto Torinese, localmente noto come il Paese delle Ciliegie, alle prese con quella che, forse, sarà “La Ciliegia più grande del mondo” per il Guinnes dei primati Anno del Signore 2021: pesa 33,05 grammi, appartiene alla varietà Frisco, ed è più grande anche di quella che vinse l’anno scorso: una Sweet Stephany proveniente da un ceraseto di Portomaggiore, nel ferrarese.

Siamo ospiti di Alberto e Giuseppe Rosso, cerasicoltori di Cascina Canape. È qui, al numero 19 di Strada Tetti Canape, che apprendiamo una grande verità sulla ciliegia: ovverosia che il suo calibro è direttamente proporzionale alla sua qualità che, a guardarci bene, altro non è che l’esito di una corretta gestione della pianta.

Non accade come per le fragole – precisa Alberto – per cui può capitare che se ne trovino anche di grandissime ma poco saporite: no, una grande ciliegia sarà sempre grande anche in termini di sapore“.

Come si ottiene una ciliegia da Guinnes?

Come detto, le dimensioni sono figlie di una corretta gestione della pianta, ovvero del suo stato di salute: forma di allevamento, tecniche di potatura, protezioni utilizzate contro le intemperie o gli insetti – qui tenuti lontano senza l’ausilio di pesticidi ma grazie alla tecnologia di mezzi meccanici come apposite reti anti-insetto – ogni scelta, anche la più piccola, influisce sullo stato di salute della pianta, che deve essere instradata verso la giusta produzione: “non è sana nemmeno una pianta iper-produttiva – precisa Alberto – sano, invece, è l’equilibrio.

Come avviene per i vignaioli – continua – tutto quello che portiamo in azienda subisce già una selezione in pianta: l’unica differenza che c’è tra la vigna e il ciliegio è che in estate, in vigna, puoi ancora decidere di diradare. Con le ciliegie, invece, c’è troppo poco tempo, oltre al rischio sempre in agguato delle gelate: pertanto bisogna imparare a prevenire, cercando di fare in modo che la pianta produca né più né meno di quello che è il suo equilibrio ideale, tenendo peraltro presente che il carico delle ciliegie in pianta determinarà anche la maturazione: se la pianta è più carica matura prima, e viceversa.

L’equilibrio aureo del ciliegio

La coltivazione delle ciliegie richiede grande dedizione durante tutto l’anno solare: “d’inverno si fanno le potature e le prime concimazioni, per equilibrare e nutrire le piante. Le concimazioni, poi, di solo letame naturale, proseguono per tutto il ciclo vegetativo della pianta, che se ne nutre. In primavera si avvicendano alcuni lavori di gestione del suolo, dall’irrigazione allo sfalcio dell’erba, e si programmano eventuali interventi per la difesa dai parassiti e dalle malattie: ma solo in caso di necessità, come impone la pratica della lotta integrata“.

Nel mese di aprile, poi, inizia la spettacolare fioritura dei ciliegi alla quale il comune di Pecetto dedica la Camminata tra i ciliegi in fiore: un’attività che convoglia nel paese migliaia di visitatori.

E questo è il momento delle api da miele: le api osmie e i bombi sono, infatti, essenziali per una buona impollinazione. A questo proposito, vi piacerà sapere che le api si nutrono anche della linfa di ciliegio: per questo vi capiterà di vederle orbitare, sui rami, anche durante la raccolta, che incomincia di norma a maggio e non può che essere completamente manuale: “è un momento delicatissimo perché una raccolta sbagliata comprometterà irrimediabilmente la saluta della pianta e, con essa, il raccolto dell’anno successivo.

Per questo il raccoglitore di ciliegie è da considerarsi manodopera altamente specializzata: “diversamente, li formiamo noi.” Essenziale, infatti, è preservare i brindilli e, sopratutto, quelli che si formano in prossimità del tronco: sono quelli migliori, quelli che custodiscono le gemme più produttive che daranno, poi, la caratteristica conformazione a grappolo dei frutti.

Vizi e virtù, croci e delizie della ciliegia contemporanea

Prima di tutto bisogna considerare che la ciliegia ha, dalla sua, un risvolto molto psicologico ed emotivo: “chi viene a comprare le prime ciliegie – ammette Alberto – ha il ricordo delle ultime, che sono dolci e saporitissime: per questo stesso motivo non sarà mai soddisfatto. L’ideale, per noi, è comunque avere tante varietà, in modo da coprire tutta la stagione, che va normalmente da metà maggio a fine giugno. Con la benedizione del clima, cerchiamo ogni anno di allungare questa parabola in modo da rientrare nell’investimento che, invero, è piuttosto esoso, visto che gli impianti costano dai 100 ai 150.00€ l’ettaro.

Anche per questo, ci spiega Sergio Fessia di Ortobra Gourmet, il prezzo della ciliegia non è mai sostenibile sotto ai 4€ al kg: “e infatti chi fa qualità – precisa – può spuntare facilmente anche fino 6€ al kg: ciò significa permettere al cerasicoltore di accedere a un benessere che lo porterà a fare sempre più qualità” innescando un vero e proprio circolo virtuoso.

La ciliegia di Pecetto

Il paese, ubicato nella parte sud della collina torinese, ha una sua specifica vocazione: la posizione collinare, esposta a Sud, costituisce un microclima frutticolo ideale nei versanti a Levante e a Mezzogiorno, caratterizzati da una coltre di terreno limo-argilloso, fertile e sano, ove il ciliegio prospera con facilità. Quanto alla sua storia, dal secondo lustro del 1900 vennero introdotte alcune varietà dal sud della Francia. Come? Tutto cominciò con una delibera di giunta del comune di Pecetto dove, nel 1915, si tenne il primo mercato delle ciliegie, una ricorrenza celebrata e onorata, ancora, ogni anno.

Ma la fortuna delle ciliegia di Pecetto si deve, manco a dirlo, a un evento assai nefasto per l’agricoltura: la fillossera che, compromettendo irreparabilmente la produzione del “vino di Torino” (per lo più a Barbera e Freisa), grazie a un’intuizione dell’allora Sindaco di Pecetto, Mario Mogna, aiutato dal Vicecurato Marchetti, darà il via alla cerasicoltura moderna, fino a quel momento relegata alla sola produzione amatoriale.

Così accadde che le prime cultivar selezionate arrivarono dai Pirenei, e precisamente a seguito di un viaggio al Lourdes capitanato proprio dallo stesso Vicecurato: con quei primi innesti comincerà la cerasicoltura in senso contemporaneo in quel di Pecetto, alimentata anche e sopratutto dalla prossimità con la piazza del mercato di Torino.

Per una dietrologia sull’asparago cliccare qui.

Per approfondimenti sul carciofo cliccare qui, qui e qui.

Per saperne di più sulla fragola, qui.

In collaborazione con Ortobra Gourmet

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