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Hostaria in Certosa

di Giancarlo Saran

Benvenuto nuovamente ad un amico di Passione Gourmet e uno storico gourmet di fama planetaria, Giancarlo Saran.

La nuova “fatica”, in Certosa, degli Alajmo Bros’

Se cercate un angolino per ritagliarvi qualche ora godendo dei piaceri terreni al motto de “il paradiso può attendere”, ecco qua il millesimato 2020, così fresco di debutto da diventare già un instant classic.

L’Hostaria in Certosa è l’ultima coccola golosa dell’Alajmo Orchestra che, a Venezia, sta mettendo radici sempre più profonde. Dopo il Quadri (con le sue varie declinazioni) e AMO, presso lo storico complesso del Fondaco dei Tedeschi, voilà la nuova mission: riportare la bellezza in un’isola abbandonata della laguna. Eppure la Certosa ne avrebbe di storie da raccontare. È stato uno dei primi luoghi abitati tra i molti di una Venezia tutta da costruire. All’inizio insediamenti monastici, sede di orti storici, il tutto fatto poi sloggiare dalle truppe napoleoniche. Poligono per le esercitazioni militari dei lagunari, cui è seguito un progressivo abbandono. Ma ora è ripartita, per viverla con la bellezza che merita. San Marco è a tiro di selfie, poche bracciate più in là. Il lido ad un tiro di tappo. Eppure si è lontani dalla pazza folla; di sottofondo lo sciacquio lento delle acque di una laguna tutta da scoprire. Di questo progetto di recupero se ne occupa la società Vento di Venezia, nella persona di Alberto Sonino. In poche settimane, dopo un lungo corteggiamento, con Raffeale Alajmo e il suo dream team hanno dato vita a questo piccolo angolo di bellezza golosa.

Ai fornelli Silvio Giavedoni, esperto di start-up culinarie per le truppe cuciniere di Massimiliano Alajmo. Ampio spazio all’aperto con i tavoli che fanno respirare un’aria di serena libertà. Personale cortese e attento, che vi fa sentire di casa da subito. La cucina vola leggera, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il pescato è a lenza zero, gli orti saranno dietro le cucine, tornando a quella che era una delle caratteristiche di questo luogo. Sul resto pancia mia fatti capanna, testa bassa e pedalare.

Un piccolo consiglio. Andate pure di bis e tris come vi garba tra antipasti, primi e secondi, ma al dessert non c’è storia. Gelato alla vaniglia scodellato sulla focaccia della casa, un festival di speziature intriganti. Non ce n’è per nessuno.

Per chi non può staccarsi dal timone di comando del suo Riva biturbo o della caravella a tre alberi non c’è problema: basta prenotare e vi preparano il take away per tutta la ciurma.

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