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Lunar, la Ribolla di Movia

di Sofia Landoni

Non convenzionali per natura

In quella sfuocata area di mondo dove l’Est e l’Ovest si guardano – ieri con un’ostilità forse imposta e forzata, oggi con un sorriso complice – sorge una cantina piacevolmente bizzarra, estrosa ed energica come un bimbo curioso, come la natura. Ed è proprio dalla natura che la cantina Movia prende ispirazione. O per meglio dire, è esattamente la natura che dà voce, espressione e forza ai suoi vini.

I ventidue ettari di vigneto – coltivati secondo un metodo di agricoltura biologica – corrono rapidi dal Brda Sloveno al Collio italiano, marcando un territorio senza dubbio privilegiato per la finezza della bacca bianca e, soprattutto, per l’intensità di carattere dei propri vini. Là sorgono uve di un’identità forte, scalpitante e spiazzante, fortunatamente incapace di piegarsi al gusto dipinto dal marketing. Là sorgono anche cantine tanto storiche quanto lungimiranti, che hanno saputo trainare in avanti il futuro della propria terra restituendole l’ancestrale respiro e avvalendosi della modernità degli studi, con l’attenzione che questi fossero sempre a servizio della natura.

L’azienda Movia, situata a poca distanza dal confine fra Italia e Slovenia, ha origine nel 1700, ma è solo dal 1820 che diventa proprietà della famiglia Kristančič. Il cuore dei vini firmati Movia pulsa fra le vigne, nella terra, in quello strato di marne e arenarie chiamato ponca. Essa dà ai vini la veste elegante della sapidità minerale, rocciosa, ma è poi l’identità del vitigno, esplicitata nel suo rapporto con l’ambiente circostante, ad essere affermazione veemente nel calice.

Tutto questo porta ad ottenere vini completamente diversi uno dall’altro, come accade per ogni famiglia in cui i figli sono lasciati liberi di trovare sé stessi, potendo così assistere con meraviglia ad una lenta e spesso imprevedibile scoperta. Nella gamma di Movia si trovano bianchi e rossi, fermi e spumanti, linee base e creativi ritratti del vigneto, con una sola unica costante: non avere mai una costante. Nessuna standardizzazione, nessuna ripetibilità forzata o creata ad hoc, nessun condizionamento della spontanea espressione dell’uva nella particolare accezione dell’annata. La linea Lunar, che comprende la vinificazione di uno Chardonnay e quella di una Ribolla Gialla, va a sottolineare in modo specifico questo legame molto stretto fra la natura – rappresentata dalla luna – e l’essere umano, il quale non ha altro compito se non quello di guidarla, scortandola nella migliore espressione di sé.

Sono vini che spiazzano, quelli di Movia; lasciano forse un po’ interdetto il degustatore, al primo sorso, per poi, però, conquistarlo. Questo è il caso del Lunar Ribolla Gialla 2013. L’impatto olfattivo è fruttato, eppure rivela una trama affatto banale. Ricorda sì l’albicocca, la pesca forse non ancora pienamente matura, il fiore di sambuco intensamente profumato, ma quello sfondo terroso, di lievito di birra e una nota marcata di olive in salamoia denotano qualcosa di assolutamente fuori dagli schemi. Stuzzica la bocca con un leggero tocco petillant, per poi aprirsi largamente su una pienezza di struttura molto caratterizzante ma ben snellita dalla tensione fresco-sapida. Convivono, anche al palato, la traccia terrosa e quella fruttata, richiamando quel connubio dissetante della birra. Persiste in un finale di cola e sfuma su una nota finemente amaricante.

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