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Il Piemonte a bacca bianca

di Sofia Landoni

Sei protagonisti di una storia diversa…

C’è una terra, protetta dal Monviso e alleggerita dal respiro del vento che soffia dal mar Ligure, chiusa e riservata. Questa terra ha trovato nel vino la sua prediletta via espressiva, il suo modo di raccontarsi. Il Piemonte è patria di bacche rosse ma, come tutti gli animi complessi, cela un lato incredibile di sé. Quel lato che squarcia il velo della conoscenza superficiale e che spiazza con una profondità diversa dal noto. È il Piemonte delle bacche bianche.

Sono attualmente sei i vitigni che ne rappresentano il profilo: Arneis, Favorita, Erbaluce, Cortese, Nascetta e Timorasso. Spaziano da nord a sud, marcando con un’impronta bianca quelle terre famose per l’eleganza dei propri rossi. Sei diversi cromatismi gustativi, sei differenti gradi di intensità, sei vini.

La Favorita vede storicamente il suo primo utilizzo come uva da tavola e, solo in un secondo momento, viene trasformata in vino. Un vino leggero, delicato, che introduce con discrezione la tensione fresco-sapida dei bianchi piemontesi.

Dalla bevibilità della Favorita si passa alla pulizia del Cortese, alla sua trama floreale talvolta ravvivata da note più penetranti che tale vitigno sa sviluppare con l’evoluzione. Il Cortese è l’anima del Gavi, vino bianco italiano fra i più conosciuti all’estero. Una denominazione di cui si fregia il Cortese qualora esso risponda ai criteri previsti dal disciplinare, sia per ciò che riguarda la coltivazione, sia per i processi di vinificazione. Gli 11 comuni abbracciati dal Gavi presentano sfaccettature pedologiche e microclimatiche estremamente differenti, consentendo di ottenere un nettare territoriale.

L’Arneis è una varietà originaria del Roero e dell’Astigiano, ma la sua vera fortuna è stata in Langa. Qui è andato a completare con orgoglio l’offerta vinicola basata quasi totalmente sui rossi, equiparandone la qualità. Ha sempre rappresentato l’altra metà del cielo, soddisfacendo il bisogno di freschezza del palato ammaliato dal tannino del Nebbiolo.

Spostandosi verso la zona più a ovest si incontra l’Erbaluce di Caluso, principe del vigneto del Canavese e perfetto compagno dei terreni morenici che definiscono tale area. Come suggerisce già il nome si tratta di un vitigno dal carattere piuttosto verde, che spesso vira su note erbacee e a tratti balsamiche. Ma soprattutto è il trionfo della freschezza a identificarlo, nonché a renderlo idoneo all’appassimento. L’Erbaluce si è fatto conoscere, infatti, proprio attraverso la sua versione passita, che regala grandissime sorprese anche dopo un lungo affinamento in bottiglia.

La Nascetta è oggi presente in una ristrettissima zona nei pressi del comune di Novello e non supera i 20 ettari di vigneto totali. Si ipotizza che sia l’unica varietà, fra le sei, realmente autoctona. Come il Timorasso, anche la Nascetta è imparentata con alcune varietà semiaromatiche e, analizzando i suoi precursori degli aromi, si potrebbe quasi considerare essa stessa come tale.

E infine, il Timorasso. Forse il più noto dei sei. Vitigno anticamente coltivato nella zona dell’Alessandrino e oggi principalmente diffuso nel Tortonese, dove sta dando dei grandissimi risultati di eccellenza. È certamente annoverabile fra i grandi bianchi del Paese: dotato di grande struttura e al contempo di finezza, con un carattere deciso che si esprime soprattutto nell’evoluzione, il Timorasso può vantare una parentela genetica con il Nebbiolo. La sua capacità di sviluppare bellissime note idrocarburiche con il trascorrere del tempo in bottiglia lo ha reso famoso in tutto il mondo e lo ha spesso paragonato – per una leggera affinità evolutiva – a mostri sacri come i Riesling tedeschi.

Bianchi di carattere, insomma, che in certi casi sanno regalare affinamenti più sorprendenti dei rossi. Ne riportiamo tre espressioni, datate 2010.

ROERO ARNEIS DOCG 2010 – PACE

Naso accogliente ed espressivo. La complessità olfattiva è stratificata: riporta allo zenzero candito e alle scorze d’agrume, con qualche nota di canfora ed eucalipto. È un vino carnoso, di grande struttura e molto saporito, con una sapidità che sfocia quasi nell’umami.

COLLI TORTONESI TIMORASSO DOC DERTHONA 2010 – VIGNETI MASSA

Accenna, al naso, una nota idrocarburica di grande eleganza. È energico, intenso nelle note di agrume e zafferano, modulato dalla morbidezza della crema pasticcera al limone. L’ingresso di bocca largo ed espanso mette in risalto la struttura piena. La freschezza scorta il sorso, che sfuma su tinte amaricanti.

GAVI DOCG MONTESSORA 2010 – LA GIUSTINIANA

Naso dall’impatto salmastro, che ricorda quasi l’acciuga. La mela golden e la grassezza della pasta frolla tessono la trama dello sfondo, definendo un bouquet elegante nella complessità delle sue note quasi complementari. La bocca è completa, piena, estremamente equilibrata, trainata da una sapidità netta e vibrante. Non nasconde la sua evoluzione e conferma, al palato, l’esplosione aromatica percepita al naso.

 

Credit photo: Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

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