Passione Gourmet Enoteca Pinchiorri, Italo Bassi, Annie Feolde, Firenze

Enoteca Pinchiorri

Ristorante
via Ghibellina 87, Firenze
Chef Italo Bassi, Riccardo Monco, Annie Feolde
Recensito da Presidente

Valutazione

18/20 Cucina prevalentemente classica

Pregi

  • Questo è Il Ristorante, con la R maiuscola

Difetti

  • Il rischio di farsi prendere la mano con la carta dei vini è concreto
Visitato il 10-2011

Qual è il valore di un sogno?
Che misura dare a quell’impalpabile sensazione che è lo stare bene a tavola?
Le sentite ancora le farfalle nello stomaco quando progettate la visita ad un grande ristorante?
Quella sana emozione, come bambini al primo giorno di scuola, quello scintillio che ti scuote dentro in attesa di mettere le gambe sotto a quel sospirato tavolo. Fino alle ore che scorrono più rapide di tutte, che ti fanno sentire vivo come mai e ti sbattono in faccia la fortuna che questo giro di ruota ti ha voluto regalare. Le sentite? Spero di sì, perché sono la linfa vitale della nostra passione.
L’Enoteca Pinchiorri può tutto questo. E’ e deve essere un orgoglio per noi italiani. Una bandiera, come la Nazionale di calcio (quando vince) o la Ferrari (sempre).
Non dimenticate la prima parola: Enoteca, con la E maiuscola.
Il mondo del vino qui ha trovato casa, non esiste tavola al mondo più didattica di questa per chi voglia avvicinarsi ai più grandi vigneti e produttori di tutti tempi.
Qualsiasi appassionato di cucina, prima o poi, portafoglio permettendo, si appassiona al complicatissimo e affascinante mondo del vino. E il percorso vale anche in senso contrario.
Eppure lo scontro gourmet-appassionato di vino è a tratti esilarante: le accuse sono reciproche, come se gli interessi non fossero comuni. “Quello ci capisce di cibo ma sul vino è una capra.” “Quello conosce anche i moscerini del cros parantoux ma il suo livello alcolico è talmente elevato che troverà soddisfazione solo nell’acidità di una leccata di limone.”
All’Enoteca no, qui c’è spazio per tutti e due: abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene, perché stiamo per entrare nel Tempio.
Siamo vicini ai 40 anni di attività e il nome di questo posto in via Ghibellina non è mai cambiato: Giorgio Pinchiorri è il Signore del Vino.
La cucina corteggia questa personalità primaria: accompagna, non sovrasta; porge, non impone.
Attenzione: se lo volesse potrebbe tranquillamente primeggiare da sola, ne è la prova il magnifico risotto scampi e nervetti di vitello. Ma non è la sua natura, non è quello che vuole.
A volte sa pungere di fioretto, altre colpisce di sciabola, ora più rustica nel tentativo (riuscito) di ingentilire i grandi sapori toscani, ora più fine proponendo piatti da grande scuola.
Ma sempre al servizio di quello scrigno che avrete sotto i piedi, come un cavaliere che porta a braccetto la sua dama.
Le degustazioni vino sono infinite, di scelta e di prezzo. Dai 200 euro a quello che volete.
Questo è Il Ristorante, quello dal servizio perfetto, dall’ambiente affascinante, il modello “lampada di Aladino”: chiedi e ogni tua richiesta sarà esaudita. E’ l’emblema del lusso.
C’è Sara, c’è Giorgio, c’è Annie, ci sono Italo e Riccardo, c’è il nuovo pasticcere Luca, ci sono sommelier uno più bravo dell’altro. L’Enoteca Pinchiorri è viva come non mai.
Non c’è niente di tale caratura internazionale sul suolo italico. Siamo al livello delle grandi Maison Parigine.
Ma siamo a Firenze, stringiamoci, mano al cuore e cantiamo l’inno.
Sì, costa.
Ma, almeno una volta nella vita, è una tappa imperdibile per qualunque appassionato.
Di vino e di cibo.

Insalata di granchio reale con gelatina di crostacei, caviale, maionese di patate e salsa al cetriolo.

Tartare di ricciola, con agrumi, petali di cipolla marinati in succo di barbabietola, riso soffiato allo zafferano.

Capesante alla plancia con patate al limone, frangette e sfoglia di ceci croccante.

Coda di rospo farcita di fegato grasso, con funghi porcini alla nepitella e salsa al nero di seppia.

Astice gratinato alle olive taggiasche con passato di peperoni e granfarro.

Tagliolini con calamaretti alla salvia e fiori di zucca.

Risotto con scampi, nervetti di vitello e liquirizia.

Mezzi paccheri con ragù di piccione al timo e ricotta al miele.

Maialino di razza “Mora Romagnola” con cipolla rossa caramellata, patate e salsa alla senape.

Pernice con salsa al vino rosso e foie gras, polenta incatenata al cavolo nero.

Granita al frutto della passione con crema di arancia e vaniglia.

Lampone, cocco, sesamo nero: sorbetto e lamponi freschi in gelatina, meringa secca di sesamo nero, crema montata al cocco con un tocco di pepe Giamaica.

Fichi al vino rosso e Porto, gelato bianco alla vaniglia con pan di spezie croccante.

2 assaggi di capra per finire il vino…

“Piccola” Pasticceria.


Il confratello Cauzzi in versione scolaretto, a studiare tra i libroni dell’Enoteca.

Eh si, se poi ti capita di poter allungare una tripletta di degustazione come questa, in cui il Bienvenue Batard di Ramonet è tutt’altro che Batard, suadente, sottile, elegante ma raffinato e persistenze, incredibilmente lungo e profondo. Certo, quel village di Nostra signora del Pinot Nero, Maria Vergine di Chardonnay ha battuto tutti. Certamente quel simpatico ruffiano Château Leoville Las Cases, nella sua annata, dicono, del secolo scorso. Che ci è piaciuto tanto, nella sua austera profondità e tutto sommato elegante e sottile polposità. Però quel village di Vosne, ehmbè… con la sua liquerizia nobile, la violetta, elegante, raffinato. Come una sciarpa di seta, delicata, sfuggente, ma penetrante ed elegante.

14 Commenti.

  • alexander de nigris2 Marzo 2014

    La ricettina della Tartare di ricciola, con agrumi, petali di cipolla marinati in succo di barbabietola, riso soffiato allo zafferano, assolutamente insuperabile Complimenti.

  • giancarlo27 Febbraio 2014

    Grazie!!... essendo un grande amante di pinot nero se hai da consigliarmene vai pure............

  • PresidentePresidente26 Febbraio 2014

    M.me Bize Lalou Leroy ...

  • giancarlo26 Febbraio 2014

    Ma di quale pinot nero parli? non riesco a capire chi è il rpoduttore

  • fork11 Novembre 2011

    Ciao, sono stato all'enoteca una volta e il mio giudizio coincide con quello di PG. E' evidente che il vino ha un ruolo centrale, ma io giudico l'esperienza nel suo complesso che è stata ottima. Sul prezzo, è vero che è molto superiore a quello di locali il cui giudizio complessivo è analogo (qualche esempio: Il Canto di Lopriore, Piazza Duomo di Crippa), ma il "rapporto q/p" è un'altra cosa, poiché mi pare che i giudizi di PG prescindano da esso.

  • PresidentePresidente10 Novembre 2011

    E perchè mai dovrebbe essere influenzato dal declassamento del Gambero?

  • Piperita Patty9 Novembre 2011

    Se valutate solo la cucina, come detto più volte, il buon Pinchiorri è un 16. Questo voto è influenzato dal declassamento del gambero. Se valutiamo l'esperienza cena pinchiorriana anche il 20 va stretto.

  • Roberto BentivegnaRob788 Novembre 2011

    Questa è una Eno-tavola.  E' una premessa imprescindibile per cercare di capire  il nostro punto di vista.  A questa tavola non si può parlare di cibo senza vino, e viceversa. Il lavoro dei cuochi è esclusivamente al servizio di Giorgio Pinchiorri e della fortuna "liquida" che ha accumulato negli anni e che continua ad accumulare.  Detto questo, non credo che in molti possano essere scontenti di questa cucina, di grande finezza, equilibrio, e che in più di una occasione ha regalato emozioni. Non accelera solo perché non vuole, non perché non ne sia capace. In questa ottica sì, il voto è per noi quello giusto.

  • Fabrizio Provera8 Novembre 2011

    ..la foto del Cauzzi, sorridente ed ebbro di gioia enoica, sovrastata dal carrello di golosità e dolciumi, dimostra che l'immagine-quando e se efficace- supera di gran lunga la funzione stessa della parola.. Anche se la recensione di Roberto mi pare davvero lineare 'ac' perfetta, specie sul cosa un neofita può e deve aspettarsi dall'Enoteca (specie per quanto attiene la cucina). Vorrei ricordare e condividere assieme voi, come già fatto sul blog di Stefano Bonilli, quanto a me accaduto nella prima ed unica (per ora) esperienza tra quelle mura, da universitario 22enne nel 1996: spesa in vino nettamente superiore a quanto avessi a disposizione da spendere (m'ero fatto prender la mano, come ben evidenziato nel finale..), ma essendo gli unici due italiani in sala quel giovedì di giugno a pranzo (io e la mia ragazza di allora), ed anche gli unici sotto i 55 anni, i vini al bicchiere (ben più di 200mila lire dell'epoca, credo) furono TUTTI OMAGGIATI da Giorgio Pinchiorri e Alessandro Tomberli. SCONTO ASSOLUTAMENTE NON RICHIESTO, che cioè fu accordato spontaneamente. Mal che vada, avrei lasciato in pegno il doppiopetto di Canali... Grandi ristoratori ma sopratutto grandi signori dal cuore generoso, il che non capita così spesso. Mi sono ripromesso, ora che a 38 anni posso permettermi di spendere di più (magari non per l'Yquem del 1896 che ancora ricordo in carta, se non erro a 24 milioni di lire), che presto tornerò; chinando il capo, deferente, a quello che un giorno Maurizio Santin mi disse essere "l'unico grande ristorante italiano al livello dei tristellati francesi". Era il 2001 o giù di lì quando pronunciò queste parole, ma dopo 10 anni credo proprio che il giudizio resti vaido. Ad majora e complimenti! Concludo suggerendo al Presidente un omaggo a Nicola Cavallaro, che priva tutti noi ghiottoni milanesi e lombardo-padani di un locale bello, rasserenante, intelligente e mai banale. So long Nicola, speriamo di rivederti presto. Fabrizio Provera

  • Caporalgourmet8 Novembre 2011

    Effettivamente questa rece oltre che le ottime foto è poco descrittiva sui piatti, a differenza di molte altre. Sarà che c'è un po' di rispetto per la storia (tra l'altro correttissimo). Ho frequentato tutti i ristoranti importanti d'Italia e parte d'Europa, ma non sono mai andato all'Enoteca proprio perchè l'impressione che ho avuto dai commenti è che la cucina non è una delle migliori in assoluto. Quindi la domanda è, vale effettivamente 18/20?Grazie e Saluti

  • Andrea7 Novembre 2011

    Concordo pienamente. Ci sono stato sul finire del 2009, e il ricordo è quello di un ristorante sfarzoso forse oltre il necessario, con una carta dei vini ovviamente leggendaria, ma gastronomicamente "solo" ottimo. E dal ristorante tuttora più caro che abbia mai visitato (ho pagato meno da Gagnaire), nonchè dal più caro in Italia, ritengo che questo non sia più sufficiente. Non ho ancora letto le ragioni dell'uscita dal club "3 forchette" del Gambero, ma dalla mia esperienza personale posso dire che posso essere d'accordo: dal punto di vista prettamente mangereccio, molti lo superano.

  • giancarlo7 Novembre 2011

    Albe, dalla tua espressione si capisce benissimo, in modo limpido :-), che ti sei divertito piu' a bere che a mangiare.....Roberto, gran bella recensione ,complimenti!

  • giannirevello7 Novembre 2011

    Una straordinaria cucina ancella(r) :)

  • Bang7 Novembre 2011

    Bella recensione. Non vi è accenno ai prezzi, che è invece presente in tutti i commenti che sento degli amici che ci sono stati, che più o meno suonano così: gran bel posto, cucina ottima se non eccellente, scelta dei vini unica. Conto finale elevato. In altri pluristellati italiani e stranieri l'esperienza complessiva è ugualmente ottima ma si paga molto meno. Forse è consigliabile per chi ha provato già molti grandi ristoranti e può permettersi di non fare troppi conti. In ogni caso, è uno dei miei obiettivi del prossimo anno. Complimenti!

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